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Gotham 1×19 – Beasts Of PreyTEMPO DI LETTURA 6 min

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“I’m gonna find The Ogre and I’m gonna put him behind bars. 
And when I’ve done that, I’m coming after you, Commissioner.”


Nella precedente recensione, si diceva che l’episodio dimostrava la voglia da parte della produzione di sistemare ciò che non funzionava: ecco, nonostante la pausa, il tempo per riflettere e continuare la restaurazione della serie, “Beasts Of Prey” è un concentrato di difetti, momenti che non esplodono del tutto, superficialità e soprattutto, il continuo puntare sull’affetto e la curiosità dei fan del mondo batmaniano, per riuscire a far stare in piedi la baracca. E il punto più dolente è quello che riguarda l’unico personaggio inventato di sana pianta per il serial.
Se nelle primissime puntate, Fish Mooney era affascinante e ben delineata nel suo mondo, con una propria ragion d’essere, dal momento in cui la sua vicenda si è distaccata dalla trama principale, ha perso interesse e risulta inutile all’economia del racconto. D’accordo, ciò che accade a Fish è servito per introdurre Dollmaker, ma quanto può realmente essere appetibile per lo spettatore la fuga, se: A) Non sappiamo nemmeno come la donna è arrivata sull’isola; B) Se Falcone è in qualche modo coinvolto; C) Se tutto questo è collegato a Gotham City?  Fish si è sprecata nel giro di pochi episodi e sembra non ci sia modo di risollevarne le sorti, tanto più che Jada Pinkett Smith, lascerà la serie il prossimo anno.
L’altro personaggio che dà segni di cedimento è Jim. Per Gordon molto sta cambiando, ha capito che non tutto è bianco o nero, ha cominciato a sporcarsi le mani per raggiungere un fine più alto, ma se tutti questi conflitti appaiono chiari, nel confronto con Loeb, con Oswald, l’interpretazione di McKenzie, comincia a mostrare il fianco.
L’impressione è che ci sia, in generale, meno voglia di esplorare la tridimensionalità dei protagonisti che potenzialmente hanno moltissimo da dare, ma che si risolvono in poche espressioni facciali, accompagnate da qualche battutina più tagliente. Se si potevano perdonare queste pecche ad inizio show, a pochi episodi dalla fine non è più possibile farlo: il momento di accelerare, di dare la corretta intenzione, sia alla recitazione che alla storia è arrivato, non si può e non si deve più aspettare, perché si perde, inevitabilmente, in qualità. Jim si confronta con il cattivone della settimana, il The Ogre di Milo Ventimiglia che, duole dirlo, ma risulta a metà tra la sfrontatezza di Jess Mariano e il risvolto ribelle di Peter Petrelli.
Serial killer che cerca la donna perfetta, che sappia sottostare ai suoi standard impossibili, “l’Orco” non è mai stato perseguito dalla polizia, perché gli agenti hanno timore che possa colpire le persone a loro vicine: assurdo. E’ impensabile che in un normale corpo di polizia, non si indaghi e non si voglia trovare il colpevole per un motivo del genere: secondo questo criterio allora, nessun pazzo omicida sarebbe più scovabile, perché è normalissimo da parte di chi investiga, avere paura di ritorsioni ma è, purtroppo, un rischio che chi fa questo mestiere conosce bene. La scusa di Gotham quindi, oltre a non reggere, non trova minimamente riscontro nella realtà. Ma in tutto questo mare approssimativo e mediocre, dei momenti per vale la pena seguire ci sono, e sono quelli dedicati a Bruce e Oswald.
Il piccolo Wayne cresce puntata dopo puntata, ed oltre a far lentamente emergere i timori e le caratteristiche del suo alter ego futuro, procede a passo spedito per scoprire cosa c’è dietro alla morte dei suoi genitori e alla corruzione all’ interno della Wayne Enterprises. Come abbiamo già avuto modo di dire, è sempre molto interessante l’interazione Bruce/Selina: due mondi molto diversi che collaborano e in questo episodio, dove anche il ragazzo capisce che, a volte, ciò che si deve fare non è sempre quello che è giusto, un po’ come già accaduto a Gordon.
Simbolicamente, l’uccisione di Reggie, segna quella linea di “non ritorno” che fin da ora Bruce non oltrepassa, perché non riesce, non se la sente o più semplicemente si rende conto che è sbagliato cedere all’impulso; Selina invece, si compromette per sopravvivere in un ambiente ostile dove vince il più forte. Pur apprezzando la scena e la dietrologia che rappresenta, non possiamo lodare le doti recitative di David Mazouz, troppo acerbo e poco credibile, al contrario di altri momenti in cui invece è risultato maturo e sicuro.
Chi non sbaglia quasi mai un colpo è Oswald: nonostante l’acquisizione del negozio possa sembrare slegata dal fulcro centrale (e anche un po’ coatta), si continua il racconto delle origine di Penguin in modo coerente. Ogni tassello da lui posto, ha un preciso significato in un disegno più grande che non risulta nebuloso, anzi. In più il suo coinvolgimento diretto con Jim lo tiene sempre ben coeso alla vicenda principale, il che è un bene considerando la deriva degli altri personaggi.

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  1. Il titolo dell’episodio ricorda moltissimo il nome di una squadra di supereroine con base a Gotham City chiamata “Birds Of Prey”. Tra i due nomi (Birds Of Prey e Beasts Of Prey) non c’è correlazione alcuna, ma chi vive a pane e fumetti (sopratutto quelli del sottobosco narrativo Batmaniano) avrà sicuramente collegato mentalmente le due cose.
  2. Quello di The Ogre è stato l’alias di alcuni villain minori dell’Universo DC, ma nessuno di questi corrisponde a Jason Lennon, che si classifica come uno dei tanti personaggi inventati appositamente per lo show. Il The Ogre attualmente più “famoso”, è stato Michael Adams, personaggio soggetto a svariati esperimenti che l’hanno reso un uomo corpulento e deforme, dotato però di una forza sovrumana e una intelligenza da gorilla; debutto avvenuto su Batman #535 del 1996. 
  3. A quanto pare, il cognome “Cavanaugh” è un cognome abbastanza gettonato nell’Universo DC. Questo cognome è affibbiato ad una delle tante persone citate da Fish durante l’episodio, cognome che appartiene a diversi nemici di Superman, Catwoman, Batman e Checkmate. 
  4. Il cognome e l’aspetto fisico della “fidanzata” di Ogre ricordano molto il nome e le sembianze di Caitlin Fairchild, protagonista principale della serie Gen 13 e uno dei personaggi di punta dell’Universo Wildstorm: imprinting della DC Comcis, poi universo alternativo fuso con quello principale dopo il colpo di spugna di Flashpoint e New52.
THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Oswald, la sua vicenda personale e il coinvolgimento alla trama orizzontale
  • Bruce e Selina
  • La crescita umana del giovane Wayne
  • Fish e tutto quello che accade sull’isola
  • McKenzie troppo poco tridimensionale, non mostra fino in fondo la profondità di Jim Gordon
  • L’insipido The Ogre
  • Le assurde motivazione che spingono la polizia a non cercare il serial killer
Gotham sprofonda in un baratro abbastanza desolante: intrattiene a tratti, risulta confuso, con poco mordente e a pochissime puntate dal finale, non è assolutamente sufficiente.

Everyone Has A Cobblepot 1×18 6.05 milioni – 2.0 rating
Beasts Of Prey 1×19 4.50 milioni – 1.5 rating

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Filosofa a tempo perso ed educatrice in tempo utile, Rina gironzola con la sua bicicletta tra le viuzze di una cittadina nebbiosa; esperta conoscitrice del lato misterioso dell'animo seriale, non disdegna quello più trash: da Twin Peaks a Gilmore Girls, da Game of Thrones a True Blood, passando per Sherlock e il Dottore. Si mormora non possa fare a meno del cioccolato, della sua raccolta di cd, di tutti i romanzi di Jane Austen e di parecchi film. Ironica, pungente e romanticamente pignola, è inglese nell'animo.

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