House Of Cards 3×13 – Chapter 39TEMPO DI LETTURA 6 min

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Siamo finalmente giunti a recensire il finale di questa terza stagione di House Of Cards. Un finale talmente ben confezionato che non fa che gettarci ancora più nello sconforto sapendo che dovremo aspettare un anno prima di tornare in compagnia di Frank e, soprattutto, di sapere che ne sarà del suo matrimonio.
Perché se c’è una cosa certa riguardo questa terza stagione è che il fulcro delle vicende è stato proprio il singolare, burrascoso e allo stesso tempo rassicurante, rapporto tra i coniugi Underwood. Le vicende politiche sono state infatti sempre filtrate, se non messe in secondo piano, dalle vicende personali, finendo in un modo o nell’altro per influenzarsi a vicenda.
Se, a priori, potrebbe sconcertare l’idea di virare le vicende di un avvincente political drama sulla vita personale e “sentimentale” del protagonista, in verità la particolare, conturbante e del tutto nuova versione dell’amore mostrataci da Frank e Claire ha reso lo show, e questa terza stagione, incredibilmente più intriganti che se ci si fosse soffermati solo sui problemi di Frank alla guida del Paese. Ha, inoltre, sicuramente aiutato ad “allungare il brodo” conquistandosi di diritto una quarta stagione che, verosimilmente, riguarderà la seconda parte della campagna elettorale la quale, senza la storyline personale di Frank e Claire, si sarebbe probabilmente conclusa in questa stagione, non volendo scemare in ripetizioni o ostacoli random tirati fuori dal cilindro solo per conquistare il finale. Ma House Of Cards non è questo tipo di show, lo sappiamo, e questa terza stagione suggellata dal brillante season finale, ne è prova evidente.
Capiamo subito che stiamo per assistere ad una puntata speciale già a partire da un piccolo dettaglio, insolito, alla luce di quanto si era già fatto notare all’inizio della precedente recensione, ossia il legare direttamente la scena iniziale a quella finale dell’episodio precedente, anzi in questo caso, riproponendola . Si parla ovviamente della prima scena post-sigla con protagonisti Frank e Claire. Perché, in realtà, la puntata si apre con le immagini che riportano in scena la rediviva (ancora per poco) Rachel con tanto di musichetta in stile inizio di commedia americana che promette un bel finale per la classica ragazza di provincia lavoratrice e sognatrice. Ma in House Of Cards, ovviamente, non c’è posto per la redenzione, la ricompensa per i sacrifici o un qualche destino benevolo.
Tutti i 57 minuti che compongono l’episodio sono pervasi da un senso di ansia e inquietudine per qualcosa che sta per succedere come in un film thriller in cui da un momento all’altro potrebbe accadere qualcosa di inaspettato e terribile che contribuisce a mantenere un’elevata tensione e apprensione nello spettatore, rapito completamente dalle lente e calcolate mosse dei personaggi.
Con lo scorrere dei minuti sentiamo la rabbia e il malessere inespressi di Claire affiorare da un posto profondo in cui erano stati richiusi, lo vediamo nelle occhiate furenti ma composte lanciate al marito, nella placida ma dolente sottomissione ai suoi doveri di First Lady, e ancora nell’irrazionale sfogo in albergo sul farsi “prendere” dal marito in modo animalesco. Persino in quest’ultima scena però manca il climax che arriverà solo in quella che sarà ricordata come una delle più memorabili di House Of Cards, ossia la litigata e conseguente sfuriata di Frank verso la moglie, che lascia quindi tutti di stucco con quell’ “I’m leaving you.” finale a cui il marito può solo ribattere un sordo richiamo “Claire“. Sciocchi noi a credere che fosse tutto finito con la presa di posizione di Frank!
La grandiosità della scrittura e l’approfondimento di questi due personaggi, nelle loro parole e vicende, fa sì che si riesca, per quanto possano essere abietti e calcolatori, a parteggiare non solo per il raggiungimento dei loro obiettivi, ma anche per ognuno di loro quando si trovano in conflitto. Da una parte, ormai entrati nell’ottica politica machiavellica per cui “si deve fare quello che si deve fare” capiamo la rabbia di Frank nel vedersi abbandonare dalla moglie, in preda all’orgoglio ferito, che sapeva fin dall’inizio a cosa sarebbe andata incontro e che, in quell’ufficio, “there’s only one chair“. Dall’altra, gli autori ci hanno mostrato così da vicino Claire, soprattutto nelle ultime puntate, che è impossibile non empatizzare col suo senso di frustrazione e abnegazione nei confronti del marito decision-maker. Emblematica la scena del ritorno in solitaria di lei a Washington con il sottofondo dell’esultanza di Frank fomentatore di masse in campagna elettorale, in contrasto con il lento muoversi nella vuota e solitaria Casa Bianca, come se ne sentisse il peso sulle spalle anche quando è lontana, senza riuscire a liberarsene se non sbattendolo metaforicamente fuori dalla stanza/mente con un tonfo di porte che si chiudono.
You want an equal partner when it suits you? You want a man that takes charge when it suits you?”.
In queste parole che Frank rivolge alla moglie si intravede un discorso sulla parità di genere, che nel litigio non varca i confini del confronto personale, ma che per gli spettatori può avere connotazioni più generiche. E’ come se, dopo i discorsi a fini demagogici sentiti nel confronto televisivo, il tema venga affrontato anche su campo, all’interno delle dinamiche tra i personaggi della serie stessa. Come nella realtà avremmo difficoltà a rispondere in modo fermo e univoco alla domanda di Frank, così nella serie Claire resta interdetta e mentre lui sembra mettere un punto fermo decretando che no, non si possono avere la botte piena e il marito la moglie ubriaca, a noi non resta che la riflessione su un tema di difficile soluzione.
A completare questo, mai troppo lodato, episodio va la storyline di Doug. L’abbiamo visto sofferente e debole all’inizio di stagione e lo vediamo invece ora, seppur claudicante, determinato e spietato, prima con Gavin e poi con Rachel. Sono riusciti a chiudere brillantemente la sua vicenda con Rachel, il cui fantasma ha aleggiato per tutta la stagione, senza snaturare il personaggio (Doug è sempre stato di  diritto tra i “cattivi”) e allo stesso tempo senza rendere banali o prevedibili le sue azioni. Aveva comprato una pala e scavato una fossa, quindi era plausibile che l’avrebbe ammazzata; poi subentrano i vecchi sentimenti, e allora in quello che è un colpo di scena ma anche il suo contrario, no, non l’ammazza e la lascia libera; poi torna in sé e bam, colpo di scena, Rachel è nella fossa. Sarà che la sua evoluzione è stata ben scritta e costruita, sarà il clima di tensione dell’episodio, ma fino all’ultimo ci si poteva aspettare di tutto da Doug, e si è riusciti a rendere perfetto anche il suo finale. Questo è House Of Cards, signore e signori. Ditelo agli amici quello che si stanno perdendo, ché hanno un anno per recuperare prima della prossima stagione!

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La recitazione di Robin Wright e Kevin Spacey
  • Sfuriata di Frank, memorabile.
  • Storyline di Doug con colpo di scena ben costruito (e momento decisivo lasciato all’immaginazione dello spettatore, come gran parte dei momenti decisivi a cavallo degli episodi)
  • Colpo di scena finale
  • Assenza di Remy e Jackie
  • Niente
Episodio perfetto a conclusione di una notevole stagione di uno show che non smette di stupire ed entusiasmare con l’approfondimento di personaggi sempre più intriganti e con storyline accattivanti e ben costruite.
Chapter 38 3×12 ND milioni – ND rating
Chapter 39 3×13 ND milioni – ND rating

                                       

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