Orange Is The New Black 3×01 – Mother’s DayTEMPO DI LETTURA 4 min

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Ci siamo, Litchfield ha riaperto i battenti: tute arancioni, amori saffici, guerre fra bande rivali. Le abbiamo attese, sognate, amate, desiderate ed eccole qui.  Finalmente sono tornate le detenute di Orange Is The New Black, serie tv ideata da Jenji Kohan ed ispirata alle memorie di Piper Kerman. Litchfield è un microcosmo che ripropone regole, leggi, situazioni, ruoli sociali conosciuti da chi guarda e li esaspera. Avevamo lasciato le nostre ragazzacce imbrigliate nei loro dolori, dispiaceri, intrappolate nelle loro sofferenze. Abbiamo appena assistito alla morte di Miss Rosa e della crudelissima Vee, abbiamo partecipato ai colpi bassi tra Piper e Alex. Abbiamo odiato la terribile Fig, seguito le mosse di Big Boo e Nichols. Le vicende precedenti si ripercuotono in questa terza stagione sulle protagoniste e, come una scossa di terremoto, hanno distrutto alcuni settori del carcere più amato del mondo.

Jenji Kohan ha già anticipato durante un’intervista che questa stagione sarebbe stata incentrata sulla fede e sulla maternità e ce lo dimostra fin da questa prima puntata, “Mother’s Day”.
Questo primo episodio lavora a ricostruire il mondo seriale di cui abbiamo fatto parte, dando con poche pennellate un po’ del passato e un po’ del prossimo futuro, ricordandoci ciò che ci eravamo dimenticati e ciò che sappiamo ancora benissimo. Basta una sola inquadratura della bella e dannata Alex per capire che il complesso rapporto tra quest’ultima e Piper non si è ancora concluso. La mora tatuata si presenta distrutta, disperata, per la sua situazione attuale e per ciò che ha fatto, porta addosso – non solo metaforicamente – i segni delle sue “malefatte”. Piper dal canto suo è ancora indissolubilmente legata all’amante di un tempo e basta che le due si rivedano e riparlino per ritrovarsi. La vicenda delle due beniamine però resta ancora ai margini, infatti “Mother’s Day” è costruito, essendo un episodio corale, per riprendere le fila di ciò che si era lasciato e per raccontare l’organizzazione della festa della mamma.  
Ogni cosa che accade “fuori” dalle mura del carcere femminile accade anche “dentro” e quindi anche le detenute si preparano a festeggiare la festa della mamma; ma è evidente che le meravigliose donne raccontate da Kohan organizzeranno qualcosa di non convenzionale.
Nessun cuore, nessuna canzone amorevole, nessuna carezza politically correct, ci saranno invece striscioni che celebrano il cinque maggio, pignatte a forma di peperoncino e caramelle verdi di San Patrizio – perché in sconto. Una parrucchiera transessuale, Sophie Burset, taglia i capelli solo alle madri nella loro giornata per farle sentire ancore più belle, Big Boo, una lesbica tatuata, poco tenera, si traveste da clown, demenziale però, più simile all’Angelo della Morte che al simpatico animatore di feste per bambini.
Big Boo con il suo abito, le sue fattezze e il suo trucco, è metafora di una festa fuori dagli schemi, di un mondo che vive comunque sacrificato all’interno delle sue stesse mura. Ad avvalorare questo vi è il dialogo tra Boo e Doggett – la donna ha abortito numerose volte – e il clown demenziale le racconta – citando il libro “Freakonomics” – di come l’interrompere svariate gravidanze in realtà sia stato quasi un gesto d’amore, una benedizione, perché ha sottratto alla società dei criminali.
Durante la festa della mamma vi è l’apoteosi di quella che Boo definisce la malinconia della maternità: tutto all’interno di Litchfield diventa grottesco come se vi fosse uno strano fisheye che distorce la realtà. I trucchi per il viso sono tristi, quasi spaventosi, dark, poco adatti ai bambini, la pignatta è priva dei dolciumi al suo interno, un neonato viene lasciato dalla madre a terra, fuori dai wc pubblici, per farsi.
“Mother’s Day” racconta le detenute mamme, che vivono questa giornata come una giornata di festa, una dissacrante e alle volte ironica versione dietro le sbarre di una festività a cui tutti siamo abituati. Si mostrano storie non convenzionali, che mettono in luce realtà diverse (Red e la sua famiglia), da cui fuoriescono le varie nature di questi personaggi, sviluppate con estrema intelligenza emotiva (il rapporto tra Sophie Burset e il figlio, quello di Diaz con la creatura che porta in grembo).
Come al solito però Orange Is The New Black non dimentica il passato delle sue donne, mostrandoci anche le mamme delle detenute, quelle dolci, che leggono le storie alle figlie per farle addormentare, quelle sui generis, che insegnano loro a mentire e fregare, quelle che pensano ai massaggi e ai drink e non agli amorevoli biglietti d’auguri delle loro tenere creature.
Finale “giusto” quello di puntata, in cui la “legge” del carcere sveglia dal torpore tutti i partecipanti a questa farsa, soprattutto i bambini.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La spesa per la festa
  • L’incontro tra Piper e Alex
  • Il dialogo tra Big Boo e Doggett
  • Forse è una puntata poco ficcante, partita in sordina
Questo primo episodio, un po’ in sordina, non raggiunge i vertici a cui Orange Is the New Black ci ha abituato, consegnandoci comunque una buona puntata, fedele a stessa e alle sue protagoniste.  
We Have Manners. We’re Polite 2×14 ND milioni – ND rating
Mother’s Day 3×01 ND milioni – ND rating

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