Heroes Reborn 1×04 – The Needs Of The ManyTEMPO DI LETTURA 5 min

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Interessante l’impatto di Heroes Reborn nella società telefilmica attuale. La potenza del marchio di ciò che il suo genitore seriale ha dato al mondo della televisione permette a HR di camminare con le sue gambe. Allo stesso tempo, però, se fosse veramente una serie costruita per procedere sulle sue gambe, senza tale eredità, non potremmo essere così sicuri di un suo successo.
“The Needs Of The Many” sdoppia, in quest’ottica, qualsiasi tipo di giudizio si possa avere alla luce di questo (quasi) terzo di stagione già trasmesso. Succedono cose, è vero, ma ciò che continua ad apparire è un continuo avvicendamento di eventi preparatori. Ogni sequenza è una promessa per lo spettatore: tutto ciò che si vede dovrà sfociare in svolte di trama incredibili. Oppure, per essere più diretti: so’ cazzi. So’ cazzi per tutti. Per Luke che, abbandonato dalla simpaticissima moglie, ora dovrà fare i conti con il suo nuovo potere, passando da predatore a preda; per Tommy, traditosi nel tentativo di salvare la madre; per le misteriose tizie che vagano per i ghiacci; per Noah, Quentin e la figlia della tizia cattiva; per il bimbo messicano; per Mol… ah no, scusate. Insomma, alla fine del quarto episodio sembriamo dire: “oh adesso la trama si mette veramente in moto”.
Però forse lo avevamo detto anche dopo il precedente episodio e, speriamo di no, lo diremo anche dopo il prossimo. Occorre, alla luce di questa considerazione, analizzare ben bene cosa abbiamo di fronte. Heroes Reborn è la “rinascita” di Heroes, è vero, ma è anche una serie corale. Le serie corali possono essere di due tipi: quelle dove stanno tutti insieme (Lost) e quelle dove stanno tutti separati (Heroes, Game Of Thrones, Sense8). Dopo questa dettagliata e accurata distinzione, notiamo come la seconda tipologia di serie corali possiedano una caratteristica che si fa sia difetto, sia virtù. Un esempio molto recente lo si ha con Sense8, la serie rivelazione targata Netflix. Cosa succede? Episodi dal grande minutaggio riservano ai personaggi, dispersi qua e là, porzioni limitate di episodio. Le trame proseguono quindi il loro polifonico cammino con incedere discretamente lento, trasmettendo allo spettatore, a loro volta, un senso di lentezza e di poco ritmo. Allo stesso tempo però, il minutaggio limitato per ogni personaggio, o porzione di personaggi, rende i 40-50-60 minuti ben distribuiti, ergo scorrevoli. Vediamo quindi un episodio in cui ci sembra di assistere a pochi eventi importanti, sorprendendoci invece quando ci appaiono improvvisamente i titoli di coda.
Sta succedendo anche questo a Heroes Reborn? Sì. Con un’ulteriore dettaglio in più, come già accennato prima: la serie campa di rendita. I 5 anni di assenza dagli schermi di Heroes, una delle capostipiti della serialità moderna, ci ha fatto, con il senno di poi, perdonare il calo finale, guardando indietro con un misto di nostalgia. Nostalgia, più che per la trama, per l’atmosfera estremamente pop e a suo modo unica che ci veniva donata. Per questo, l’attesa che succeda qualcosa di significativo in quella che, a quanto ne sappiamo, dovrebbe essere una sola stagione di 13 episodi, è dolce e ovattata.
Paradossalmente, le tante ingenuità – che non dovrebbero avere vita facile nella giungla televisiva odierna – si avvicendano in maniera disinvolta. Come se fossimo nuovamente negli anni duemila, quando la concorrenza nei canali non via cavo non era poi così spietata. Perché Tommy non si teletrasporta immediatamente dopo essere stato avvisato dall’infermiera? Perché Noah prova a liberare subito Molly ma pochi secondi prima, dopo aver visto Francis legato, nessuno aveva mosso un dito? Perché nei promo continuano a far vedere Hiro e Matt, salvo continuare a rimandare la loro comparsa? A tal proposito occorrono un altro paio di riflessioni. La morte di Molly, dopo il mordi e fuggi dell’haitiano nella premiére, sta segnando un continuo taglio dei personaggi della vecchia serie. La (presunta?) morte di Claire e gli episodi sempre minori che restano per godere della presenza dei suddetti personaggi storici (oltre alla mini-apparizione di Micah, per ora, solo nel mini-prequel), fanno pensare sempre di più (potremmo essere smentiti tra una settimana) ad un continuo ricambio, utile a mettere le basi per una serie con un suo futuro, pronta – ora sì – a camminare con le sue gambe. In parole povere: questa prima stagione serve per sondare il terreno, in vista di un possibile rinnovo, per riportare il marchio Heroes in alto. Fosse stato un revival nostalgico, non si sarebbero tirati indietro attori del calibro di Milo Ventimiglia o Zachary Quinto, non avendo il timore di ritrovarsi in catene con i loro vecchi alter ego. Ma queste sono solo speculazioni per cui avremo risposte in futuro.
“The Needs Of The Many”, quindi, ci conferma il ritorno della leggerezza. Serie come Breaking Bad o altre, hanno elevato il tutto ad alti gradi di empatia. Una serie, oggi, o la si ama o la si odia. E se la si odia, la si abbandona. Non c’è mai tempo da perdere con un qualcosa di medio: tutto è divinizzato o demonizzato. Heroes Reborn ci ha regalato la possibilità di fare effettivamente ciò che tutti dicono  – giustificando la visione di serie mediocri o pseudo tali – ma che poi, circondati da mille pretese, aspettative, critiche, forse nessuno effettivamente fa: staccare il cervello per 40 minuti ed entrare in un mondo vario nei personaggi, ricco di suspance, con la giusta dose di azione, con la giusta economia nella narrativa. Niente autocompiacimento nella scrittura.
Per una volta la TV torna ad essere una scatola vuota antiquatamente cubica.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Sviluppi di trama che sembrano portare ad una svolta
  • La tizia dell’aurora boreale
  • L’outing di Luke
  • Tommy braccato
  • Noah e Quentin braccati
  • Tutti braccati
  • Il finale (apprezzabile solo per chi ha visto il prequel sotto forma di web-serie)
  • Noiosa la parte madre/figlia in quanto l’immagine delle multinazionali cattive ha un po’ stufato
  • ‘nsomma Angela Petrelli, Hiro e Matt arrivano o no?
  • La porzione di episodio dedicata ai giapponesi è una pallida imitazione di ciò che è stato
Save the episode, save the world!
Under The Mask 1×03 5.00 milioni – 1.6 rating
The Needs Of The Many 1×04 4.39 milioni – 1.2 rating

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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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