Arrow 4×05 – HauntedTEMPO DI LETTURA 8 min

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L’arrivo di John Costantine a Starling City è stato sicuramente tra gli argomenti più “chiacchierati” , almeno per quanto riguarda, ovviamente, il fandom del cosiddetto Arrow-verso, fin da quando la notizia della presenza del personaggio in questa quarta stagione è stata messa in circolo.  “Haunted” è stato un episodio talmente atteso da essere addirittura leakato, secondo una pratica che si fa quasi sempre più usuale in questi ultimi tempi, tanto da far sospettare (perlopiù ironicamente, ma chissà) che la messa online sia da far risalire agli stessi dirigenti dei vari network, o per far testare al pubblico del web, preventivamente, il proprio prodotto (vedi: Supergirl), o, come in questo caso, semplicemente per far parlare ancor più dell’episodio in questione.
Complottismi a parte, la prima fatidica domanda, ad “Haunted” visionata, è diretta e cristallina: l’operazione-Costantine, alla fine della fiera, è riuscita o meno? O per dirla più schiettamente, tanto discutere ne è valsa la pena oppure si è trattata esclusivamente di una mossa senz’anima per arruffianarsi i fan del personaggio, aggiungendoci magari flebili speranze di poter riesumare la sua serie personale (ricordiamo, precocemente cancellata dall’NBC)? Per rispondere al quesito, bisogna sviscerare le modalità narrative apportate dagli autori per il suo inserimento. Innanzitutto, va subito ammesso, è stato piuttosto azzeccata l’introduzione stessa, più che altro nella scelta del contesto “temporale”, legandolo successivamente alla trama corrente. Ma in fondo, in un discorso più generale, questa non sarebbe neanche una novità, poiché basta prendere ad esempio la passata “guest star” del Barry Allen non-ancora-Flash per capire quanto gli sceneggiatori siano in grado di gestire  la materia, almeno in principio. L’idea, quindi, di far apparire Costantine nel flashback di Oliver, piuttosto che inserircelo a caso, appositamente per l’occasione, risulta oltremodo vincente. La conoscenza già consumata tra i due, originata tutta dalla mera azione, non solo aiuta la verosimiglianza nella chiamata dell’Arciere nel presente, per quanto furba possa essere, ma rende il susseguirsi degli eventi anche più veloce e scorrevole, senza eccessivi spiegoni.
Il tasto dolente potrebbe quindi individuarsi nell’effettiva riuscita o meno della scrittura e nella messa in scena della “guest star” stessa. Per capirci, questo Costantine televisivo, è salvabile o meno? Chi scrive, sa poco del materiale originale, tanto che ha perfino adorato il film con Keanu Reeves del 2005, bistrattato e demolito, invece, dai lettori del fumetto originali, che hanno a più riprese ribadito che con Hellblazer non c’entrava una mazza). Detto questo, ignoranza o meno, sarà che Reeves comunque si presenta un tantino più convincente di Matt Ryan, sarà che il budget e il conseguente apparato tecnico sono abbastanza differenti, però alla luce di questo solo “Haunted” vien quasi da non porsi alcun dubbio sul perché della cancellazione dello show. L’interpretazione dell’attore appare intanto fin troppo sopra le righe (la quale, onestamente, diventa addirittura imbarazzante nella settimana televisiva in cui abbiamo avuto i “Dottori” Ecclestone e Capaldi, nelle loro rispettive serie, a regalare lezioni di recitazione a mezzo star system hollywoodiano), colma com’è di derive “trash” o semplicistiche come occhi sbarrati all’indietro e frasi in latino buttate lì. Senza contare che, chiedendo ai più informati, sembra si continui a privilegiare solo una minima parte dell’invece ricca caratterizzazione del personaggio, puntando, magari giustamente, sulla sua componente “magica”, sì di più facile presa sul pubblico, ma che al tempo stesso lo mette sullo stesso piano di tanti altri simili prodotti del genere (Supernatural?), privandolo di unicità. Giudizio che sembrerà troppo duro ai più, ma, come detto, deriva da un approccio crudo e diretto con tale trasposizione televisiva e (quasi) privo d’alcun filtro, positivo o meno, sviluppato in precedenza.
Elemento “soprannaturale” che però, visto anche il coinvolgimento di un Damien Dhark presente in maniera fissa nelle menti di tutti (per quanto ancora non abbia fatto/detto a nessuno di loro nulla di concreto), si erge sempre più a tema stagionale. Il continuo motto, un po’ alla Blade Runner, di questa stagione di Oliver: “ci sono cose che voi umani…” sembra infatti venire confermato dal contributo dello stesso Costantine, importante nel passato quanto nel presente. Nell’ultimo caso abbiamo ovviamente il riferimento a Dhark, da cui John mette in guardia l’Arciere, nel primo invece è il flashback che ora si scopre legato anch’esso a certe tematiche, caricando di mistero e curiosità l’operato del “the man in charge” di questa stagione di Lian Yu. E così che il flashback più criticato in partenza nella storia dello show, diventa di colpo tra i più interessanti, con l’introduzione di possibili proprietà “magiche” dell’Isola, ormai peggio di quella di Lost in quanto ad inquilini affaristi e malintenzionati.
Il colpo di scena maggiore e decisamente inaspettato, diciamolo, lo regala intanto tutto la storyline che in realtà per tutta la durata dell’episodio sembra un riempitivo, mentre cioè tutti non fanno altro che chiedersi: “Sì vabbè, ma John quando arriva?”. Parliamo ovviamente dell’improbabile coppia Diggle-Quentin e di come arrivano a scoprire (sorvoliamo sui modi in cui ciò avviene) che il fratello di Diggle non era quello stinco di santo che abbiamo sempre creduto fosse. Va ricordato (e questo è un punto a favore) che la verità sulla tragica morte del personaggio ce la portiamo avanti fin dalla prima stagione. Forse sì, non sembrava importare a molti, tanto che sembra una scelta di trama ovviamente presa in corsa e imbastita tardivamente, eppure gli autori hanno rilasciato neanche tanto velatamente almeno un paio di indizi all’anno e, in ogni caso, fa il suo degno effetto. Certo, i più diranno che sarò tutta all’apparenza e il dietrofront=forzatura esagerata salva-memoria-del-parente-defunto è dietro l’angolo, ma questo comporterebbe comunque un doverci ritornare sopra, come è molto probabile che succeda. Considerando l’avanzare degli episodi e la gestione “univoca” delle varie trame, l’ipotesi intrigante che si profila è: che HIVE, Isola, Dhark e il fratello di Diggle siano tutti collegati?
Altra scelta azzeccata, come detto, è invece l’incrocio della trama di Costantine e del suo “misticismo” con il presente, occupato ovviamente tutto dalla resurrezione di Sarah e la ricerca dell’anima perduta (che in quanto alla sua resa ricorda un po’ l’Hercules della Disney), che ribadisce il tema portante della stagione e, allo stesso tempo, chiude la trama del ritorno della prodiga sorella (fatto che, aggiungendo la sottotrama di Felicity e il simil-Cisco, impegnati con la scoperta di un Ray Palmer anch’esso sopravvissuto, accorcia sempre più i tempi per la futura formazione del team protagonista di Legends of Tomorrow). A stonare sono giusto le “regole” inventate quasi al momento per spiegare la sete di sangue delle due “sorelle” redivive, che sembrano in realtà l’ennesimo tentativo in extremis di rendere meno forzato possibile il ritorno di quella che fa per cognome Lance. Indubbiamente, come tutta la trama della “resurrezione” dell’ex-Black Canary, tutto è giustificabile con l’accezione fumettistica, forse mai così legittimamente come stavolta. Si salva invece il viaggio nell’oltretomba dei “fratelli” Oliver e Laurel, i quali ritrovano sorprendentemente una storyline davvero esclusiva per entrambi.
Per intercessione di Thea ci viene infatti riportato alla mente che, in realtà, prima che Oliver si innamorasse di Felicity (leggi: prima che il fandom dicesse la sua), era lei la “Mary Jane”/”Lois Lane” di Oliver, il suo primo amore, la tradizionale ragazza del supereroe, insomma. Eppure, da un punto di vista prettamente “personale”, i due si sono allontanati considerevolmente nell’avanzare delle stagioni, pur restando nella medesima orbita ovviamente. Il loro rapporto viene quindi sviscerato a sorpresa in “Haunted” come non mai, con tanto di riepilogo di tutte le menzogne che si sono detti tra loro negli ultimi anni, e, soprattutto, su quanto si siano ignorati, procedendo nelle proprie “sottotrame” senza mai incrociarsi da un lato più emotivo. Quel “because you don’t see me as an equal” di Laurel sembra così un mea culpa degli stessi sceneggiatori verso il personaggio e per come l’hanno bistrattato, come se si fossero ricordati solo adesso che cosa doveva significare la ragazza per Oliver nei loro piani iniziali, prima che se li dimenticassero totalmente. Adesso vien da chiedersi però perché proprio ora; magari maliziosamente, ma senza crederci sul serio, si prospetta un ritorno di fiamma, per quanto oltremodo impossibile considerando la schiera di shipper “Olicity” che inneggerebbe al boicottaggio totale se ciò accadesse. O, almeno, questo finché Felicity sarà viva.
Ecco, a questo punto, il sospetto più grande è: non è che in quella tomba, tra sei mesi…? Non succede eh, ma se succede…

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’introduzione di John Costantine e il suo contributo “importante”, a tutti i livelli (vedi il tatuaggio, per esempio, che sicuramente avrà ripercussioni in futuro) 
  • Il “ritrovato” rapporto tra Oliver e Laurel e il loro viaggio a recuperare l’anima di Meg Sara 
  • Thea vs Sara (anche a questo giro, gli ormoni hanno parlato)
  • Le avventure di Quentin e Diggle (sicuramente meglio della coppia nerd)
  • Si possono fare viaggi su mistiche isole sconosciute, possono passare gli anni e cambiare le mode, ma John Costantine non si cambia i vestiti manco possedesse il guardaroba di Barney Stinson     
  • Qualcuno dica a Guggenheim e soci che della “morte” di Ray Palmer, davvero, non ci aveva creduto nessuno. D’altro canto, a nessuno poi frega manco granchè… 

 

Non salviamo del tutto il “personaggio” Costantine, quanto il suo inserimento nelle dinamiche già ben avviate dallo show, nonché il contributo concreto dato all’episodio. In linea generale, questa quarta stagione di Arrow procede nella sua lenta risalta, confermando le ritrovate buone aspettative.

 

Beyond Redemption 4×04 2.64 milioni – 0.9 rating
Haunted 4×05 2.60 milioni – 1.1 rating

 

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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