Marvel’s Daredevil 2×06 – Regrets OnlyTEMPO DI LETTURA 7 min

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Immaginate di essere seduti nella sala di un cinema per vedere l’intera seconda stagione di Marvel’s Daredevil tutta in una volta. In questo ipotetico film, lungo tredici ore, “Regrets Only” sarebbe l’ideale e perfetta fine del primo tempo, perciò potete anche tranquillamente andare a compravi i popcorn. L’intervallo dovuto, dopo la sequela di eventi susseguitasi nelle prime sei ore (circa) permette infatti allo spettatore sia di tirare le somme di quanto visto finora, sia di prepararsi psicologicamente all’eccitante piega che riguarderà le diverse storyline fin qui messe in piedi (chi scrive non ha ancora visto le “ore” successive, ma insomma, la sensazione è quella). Il prologo, a volte lento a volte straniante, consumatosi nei primi due episodi ha dovuto presto cedere all’azione dal terzo in poi, dove la storia, la messa in scena e i personaggi hanno decisamente ingranato, senza voler dare l’impressione di volersi fermare un secondo, come d’altronde la visione in modalità binge-watching dovrebbe esigere: non è che siamo noi quelli folli e senza una vita che fanno le maratone, ma sono “loro” a pretendere che le facciamo, ecco.
Tirare le somme, dicevamo, e “Regrets Only” è innanzitutto l’episodio che permette allo spettatore di farsi un’idea complessiva (per quanto iniziale) di Elektra Natchios, dopo la narrazione “in flashback” che l’ha introdotta in “Kinbaku“. Dopo averla ammirata in azione, quindi, anche nel presente possiamo constatare di trovarci di fronte ad una donna imprevedibile, per usare un eufemismo, amante del rischio, indolente nei confronti della società e della propria vita, ma senza dubbio intelligente, implacabile e spietata nella lotta e al tempo stesso fascinosa d’aspetto e nel linguaggio (complice l’accento esotico di Elodie Yung, francese d’origine). Tutte qualità che fanno sì che, oltre l’indiscutibile presenza scenica, il personaggio funzioni ed emerga nel comparto dei “comprimari” Marvel. Se ci si aspettava una copia, insomma, dell’Elektra vendicativa, famelica, quasi “rozza”, dell’ex-signora Jennifer Garner Affleck si rimarrà delusi (o sollevati, a seconda delle preferenza) e la rivisitazione apportata dagli autori, rispetto alla controparte cartacea originale, potrà essere considerata pure abbastanza votata all’intrattenimento dello spettatore, ma di certo possiede un’attrattiva non indifferente.
Attrazione che coinvolge anche la narrazione e la curiosità che scaturisce dalle sue trame “finanziarie”. Ciò che nasce come un indagine sulla trasparenza degli affari condotti dalla Roxxon (per maggiori numi sulla ricorrenza del nome della potente compagnia nell’Universo Marvel, sia sullo schermo che su carta, vi rimandiamo a “Kinbaku” e al nostro consueto Angolo del Nerd) si trasforma in un’intrigante lotta alla Yakuza, che si rivela poi fuorviante (ed eccitante) con quel “who said I was Yakuza?” che sembra quasi rivolto ai fan del fumetto, i quali avranno già avvertito qualche campanello d’allarme (per info, sempre l’Angolo qui a fine recensione). La spy-story che vede protagonista la coppia Matt-Elektra, pur se condotta al meglio e con i soliti ritmi adrenalinici, ha ben poco di innovativo se non fosse per la natura di pretesto evidente per testare l’alchimia tra i due; esame che può dirsi più che superato. La chimica c’è e si rafforza, scena dopo scena, insieme a quella degli stessi personaggi (vedi Matt che all’inizio affrontava la “missione” controvoglia, per poi concludere la serata con una smorfia divertita al “same time tomorrow, Matthew?” di lei), come d’altronde la loro storia fumettistica richiede. A tal proposito, non sembra affatto un caso che lo sviluppo di questa storyline sia affidata, tra i protagonisti, al solo Matt, quasi che Elektra sia esclusivamente “affar suo”. L’ultima prova che aspetta ora l’eroina è quella di conquistare anche gli spettatori, così come sembra aver già immediatamente fatto l’altra new entry di stagione.
Dopo “Penny And Dime“, probabilmente la maggior parte di voi avrà pensato che gli autori mettessero per qualche episodio in stand-by la storyline di Frank Castle, in quello che sembrava la conclusione del mini-ciclo del Punitore e l’inizio di quello della signorina Natchios, ma quando mai Daredevil è stato tanto canonico? Ed è così che ritroviamo l’anti-eroe in ospedale, in una storyline che finisce per regalare i più importanti e fragorosi colpi alla trama generale. Continuando ad essere in modalità “tiriamo le somme”, lo facciamo anche con lo “sconfitto” Frank: a parlare, in questo caso, vale la sola empatia di Karen nei suoi confronti, rispecchiando quella del pubblico medio che insieme a lei ha passo passo raccolto i pezzi della sua vita passata, delineando la tragicità di un personaggio, come la scena (sublime) al cimitero con Matt ha ben suggerito, che ormai vive “solo di rimpianti”, specialmente ora che anche la vendetta gli è stata levata, costretto com’è ad un letto d’ospedale e in attesa di giudizio. Il “Not Guilty“, forse ad un tratto prevedibile, riesce ad avere comunque il suo rilevante effetto proprio per questo, perché scaturito da quella voglia di rivalsa, scatenatagli involontariamente dalla stessa Karen, e urlata con tutto il proprio rancore all’indirizzo dell’odiata (e odiosa) Reyes: “I‘m gonna watch you burn right along with me”. Il vero villain stagionale assume sempre più le forme dell’ambizioso procuratore (almeno finora), insieme a chi vuole nascondere la verità dietro la morte della sua famiglia.
Lo spessore di queste new entry “grigie”, ossia in bilico morale tra l’illegalità e la giustizia, per il momento non fa affatto sentire la mancanza del classico nemico “fumettistico”, come lo poteva essere Wilson Fisk/Kingpin nella scorsa stagione (per quanto fosse ambiguo anche lui, certo). Come il caso Union Allied allora, anche stavolta il versante della pura azione trova la sua controparte “legale”, con la difesa intrapresa dai protagonista nei confronti di Frank. La novità di quest’anno sta tutta qui, data la sopracitata natura controversa, nell’implicazione diretta con il “nemico” iniziale da parte del piccolo studio, riuscendo anche a risaltare maggiormente le loro capacità professionali (stavolta è toccato a Matt confrontarsi brillantemente con Reyes, dopo Foggy), dimostrando che non sono solo avvocati volenterosi e “umanitari”, ma soprattutto bravi e in gamba. Le donne dello show, da un lato Elektra e la già accennata “esclusività” di Matt, dall’altra la neo-nata storia con Karen, rischiano di minare l’equilibro del trio, sperando che il cliché del triangolo all’orizzonte (da entrambe le parti), per quanto dovuto, sia breve e figlio solo di certe imprescindibili convenzioni narrative.
Il dialogo finale tra i due amici/soci e il “It’s happening” di Foggy a Karen, infatti, ci fa capire che non c’è tempo da perdere, visto il processo “più importante del secolo” alle porte: Nelson e Murdock sono pronti al definitivo salto di qualità, e lo show con loro.

Poteva RecenSerie non sbattersi per voi a raccattare tutte le curiosità, e le ammiccate d’occhio per questa incarnazione live-action del difensore di Hell’s Kitchen? Maccerto che no! Doveva eccome! Per la gioia dei nostri carissimi lettori, di seguito, come fatto per Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D.Marvel’s Agent CarterThe FlashGotham e Marvel’s Jessica Jones eccovi la “guida” a tutti i vari easter eggs e trivia sulla puntata.

  1. Quando Matt e Elektra cominciano ad ispezionare i piani del palazzo, sul monitor della security si può osservare la scritta “13th Floor Elevators”. È una citazione ai 13th Floor Elevators, band molto attiva durante gli anni ’60. Qualcuno potrebbe non considerarla una vera e propria citazione, ma in verità non potrebbe essere altrimenti. Negli uffici statunitensi il piano numero 13 non esiste poiché gli americani sono rinomati per essere delle persone molto superstiziose e credono che il numero 13 sia un numero così sfortunato da averlo completamento tolto da uffici e piani. Il primo singolo di successo della band fu “You’re Gonna Miss Me“.
  2. Gli spettatori già sapevano che La Mano sarebbe stata una grande antagonista di questa stagione, ma in questo episodio arriva due grandi conferme. Il primo è il nome della persona che va a salutare Elektra, tale “Mr. Hiroshi”, personaggio che nei fumetti coincide con Lord Hiroshi: uno dei grandi capi della Mano. Il secondo è ovviamente la frase di quest’ultimo quando dice di non essere la Yakuza. Se non è la Yakuza è piuttosto ovvio che sia La Mano, no? 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Not Guilty“, comunque gran fomento 
  • The People vs Frank Castle 
  • 007/Matt e la Bond Girl/Elektra 
  • Who said I was Yakuza?”
  • Visto il ricercato realismo dello show, stona che la voce di Matt sia la stessa di Daredevil. Non chiediamo escamotage alla Batman o alla The Flash, però… 
  • La prevedibilità del “not guilty” di Frank 
Con il giusto mix di generi, tra il legal drama, la spy story e la pura azione, Marvel’s Daredevil conferma tutta il suo estro tecnico, la sua efficacia narrativa e soprattutto la sua volontà di non adagiarsi affatto sugli allori. Cala il sipario, fine primo tempo, preparate la scorta di cibo e bevande per ogni buona e sana reclusione dalla società, perché lo spettacolo continua. 
Kinbaku 2×05 ND milioni – ND rating
Regrets Only 2×06 ND milioni – ND rating

Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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