The Blacklist 3×19 – Cape MayTEMPO DI LETTURA 4 min

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Everyone dies someday.

Questo episodio si distingue subito dagli altri, perché, già nel titolo, non c’è il consueto nome del blacklister di turno seguito dal numero. C’è il nome di una località, molto importante per la storia e per i suoi sviluppi. Si distingue anche per la scarsità di dialoghi. A questo proposito, se un cantastorie come James Spader sa offrire una grande performance anche stando in silenzio, è segno che l’attore ha una sua abilità e versatilità. Lotte Verbeek, dal canto suo, è per lui un’ottima spalla nel ruolo di Katarina Rostova (giusto farcela vedere dopo un anno circa in cui è stata sempre nominata con reverenziale timore).
Ebbene sì, ancora non sappiamo con certezza se la super spia sovietica sia viva o meno, se ci sia o non ci sia lei dietro al tentativo di rapimento di Lizzie, ma intanto abbiamo almeno visto il ricordo di lei rimasto nella testa di Mr. Reddington. Un’immagine peraltro assai lusinghiera: la ragazza è bella, intelligente e letale, come si dimostra nelle scene dell’aggressione, messe lì un po’ per suggerire quello che potrebbe essere realmente successo fra lei e Reddington, un po’ per non fare proprio un’intera puntata tutta di riflessioni, troppo fuori schema rispetto alla media di The Blacklist.
Si nota comunque un deciso cambio di passo rispetto agli ultimi episodi, ricchi di inseguimenti e sparatorie. Il tono resta cupo, come suggerisce la citazione iniziale, vero leitmotiv della puntata. D’altronde, parliamo di un uomo che cerca di fare i conti con tutti i suoi sbagli, o almeno con quelli che ritiene tali mentre si macera, pensando a come tutto sarebbe potuto andare diversamente se avesse fatto scelte di vita diverse. Soprattutto si rimprovera di non avere provveduto personalmente e con più forza a Masha e Katarina, prendendole con sé (pensieri del tutto coerenti con una personalità dagli evidenti tratti narcisistici, anche se ovviamente non si può parlare con certezza di quello che non è successo mai e pare che Katarina amasse molto suo marito).
Oltre alle riflessioni, mentre Red cerca di farsi una ragione della morte di Lizzie, ampio spazio viene dato alle citazioni cinefile: lui che si sveglia in una fumeria d’oppio, e forse è stato tutto un sogno, fa molto C’era Una Volta In America, la locanda abbandonata dove si vede gente che non c’è (forse ricordi  del passato) e la scena dove il protagonista si prepara a sfondare una porta, brandendo un’accetta, ricordano Shining. In realtà, il momento tanto atteso da molti fans, quello in cui Mr. Reddington scatena tutta la sua furia vendicatrice, è per ora rimandato, ma i brividi ci sono stati. Volendo, possiamo annoverare fra le citazioni il momento in cui lui risponde a tono al poliziotto, venuto a vedere chi c’è nella locanda abbandonata, grazie alle deduzioni fatte osservando in giro: puro Sherlock Holmes.
La scena finale ha dato luogo a diverse interpretazioni: se è realmente accaduta, è una coincidenza fin troppo fortuita che Reddington si sia trovato su quella spiaggia proprio nel momento in cui uno sconosciuto, armato di metal detector, tira fuori da sotto la sabbia il ciondolo che stava lì da oltre 25 anni. Sarebbe comunque da festeggiare, come ogni volta in cui, in questo benedetto telefilm, c’è una prova provata a livello fisico di quanto è stato detto. Se fa parte del sogno, dello sballo causato dalla droga, vuol comunque dire che il Concierge del crimine ha sbattuto sul fondo e ora è pronto a risalire. In ogni caso, le probabilità di rivedere Anton Velov salgono, a meno che l’anziano russo non sia morto nel frattempo.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Emmy o no, maximum respect to Mr. James Spader
  • Lotte Verbeek (già Giulia Farnese nella versione americana dei Borgia)
  • Citazioni cinefile
  • Quando qualcuno chiama Mr. Reddington semplicemente “Raymond” è sempre un evento
  • Il momento finale: coincidenza fin troppo fortuita, se coincidenza è…
  • Megan Boone, se deve tornare, si sbrighi che qui gli episodi senza di lei vanno benissimo. Lo diciamo per la sua carriera
Episodio scritto da Daniel Knauf ispirandosi alle struggenti note del pianista italiano Ezio Bosso. Il risparmio sui dialoghi evita alla tragedia di diventare melodramma e ciò è bene, così come l’interpretazione dei due attori a cui tocca dividersi praticamente l’intera puntata. La pausa di meditazione dovrebbe finire già giovedì prossimo, ma non il clima di tristezza, se le deduzioni fatte dal titolo “The Artax Network” sono esatte. 
Mr. Solomon: Conclusion 3×18 6.74 milioni – 1.4 rating
Cape May 3×19 6.85 milioni – 1.3 rating

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