Supernatural 11×21 – All In The FamilyTEMPO DI LETTURA 4 min

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I know her. Her beef is with me. I don’t be dying. I’ll be caged. I trade myself for… everything I created. It goes on. 

[…] If my plan doesn’t work, then humans will step up. You, Sam, others that are the chosen will have to find a way. It’s why I saved you years ago. You’re the firewall between light and darkness.

Non esagereremmo dicendo che sono successe più cose in questo episodio che nelle 2 stagioni gestite da Sera Gamble, vedete voi però se questo dato di fatto è un pro thumbs up o un contro thumbs down.
L’eccezionalità di aver finalmente “smascherato” Dio ha regalato allo show ancora più linfa vitale andando ad ampliare in maniera infinita le possibili derive di trama e storyline a disposizione. “All In The Family” è il secondo atto di “Dont’ Call Me Shurley” e, come tale, esplode in tutta la sua potenza narrativa la verità riguardo Chuck ma, oltre a questo, fa molto di più sia con una guest star d’eccezione, sia lavorando sui fianchi di una trama che era già molto interessante. Il ritorno di Kevin, seppur breve, è infatti una ciliegina sulla torta inaspettata, praticamente un regalo ai fan, e non si può non riconoscere la bravura di Carver e soci in tal senso. Allo stesso modo non si può che apprezzare la scelta, un po’ forzata ma estremamente funzionale alla trama, di individuare in Donatello il nuovo Profeta, il tutto rievocando anche il periodo di Supernatural in cui Crowley aveva perseguitato tutti i potenziali profeti per annientare la dinastia.

Metatron: Ignore the typos, but read it. It’s in his own words. It’s not an autobiography. It’s a suicide note.

Nella lunga discussione avvenuta in “Dont’ Call Me Shurley” tra Chuck e Metatron, sembrava che alla fine Dio fosse stato convinto ad aiutare Sam e Dean nello scontro con Amara. Sembrava. In realtà è effettivamente ciò che accade, però c’è una grossa differenza di prospettiva tra quella che è una mera visione umana della situazione e quella che a tutti gli effetti si può definire come una visione divina e a tutto tondo. “God. An Autobiography.” non è un libro di memorie come era stato fatto credere ma è piuttosto una lettera di suicidio che fa intendere le vere intenzioni di Chuck per risolvere la situazione con sua sorella: sacrificarsi. La scelta, apparentemente irrazionale, invece si dimostra totalmente in linea con l’idea cristiana che si ha di Dio e quindi, indirettamente, è anche la scelta più razionale e logica che Carver e soci potessero adottare. Certo, un sano scontro bellicoso tra Dio e sua sorella non avrebbe guastato (e probabilmente sarà così) ma questo sembra essere il piano.

Chuck: “You’ve changed.
Castifer/Lustiel: You’ve changed.
Chuck: “Well, still… I’m really pretty much the same.

Come si diceva qualche riga più sopra, “All In The Family” è un tripudio di eventi che avrebbe fatto invidia a tutta la gestione Sera Gamble. Il suicidio sacrificio di Metatron e l’incontro finale tra Dio e Lucifer sono infatti due svolte narrative inaspettate e dannatamente ben realizzate. Nel momento in cui Metatron affronta Amara e già si percepisce una fine ingloriosa, nonostante tutto quello che è accaduto nel corso delle stagioni si riesce ad empatizzare con l’ex scriba e questa è un’enorme dimostrazione di un lavoro di scrittura encomiabile. È infatti di un villain (ormai redento) che si sta parlando, certo non è ai livelli di Crowley ma è sicuramente un character che è stato più odiato che amato e l’empatia spontanea nei suoi confronti è quanto di più bello si possa provare. Una gratificazione sia del pubblico sia degli sceneggiatori stessi.
Discorso analogo ma differente si può fare per il faccia a faccia tra padre (God) e figliol prodigo (Lucifer), uniti da un avversario comune ma al tempo stesso divisi da eoni di tradimenti e disappunti. C’è molta cristianità nel loro incontro, moltissimo di non detto ma anche moltissimo di espresso da sguardi e gesti e, in tal senso, è pregevolissima la recitazione sia di Misha Collins che di Rob Benedict. Al di là del fatto che questo sia solo un antipasto della discussione che si spera avverrà, non si può davvero chiedere nient’altro a “All In The Family”, probabilmente uno dei migliori episodi mai fatti da Supernatural che si erge in tutta la sua maestosità per la bravura nel gestire dialoghi e situazioni di livello altissimo.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Semplicemente tutto: dall’atmosfera alla recitazione passando per la trama e i guilty pleasure
  • Leggermente forzata la presenza di un nuovo Profeta
Non si può far altro che “benedire” ogni singolo minuto.

Don’t Call Me Shurley 11×20 1.54 milioni – 0.6 rating
All In The Family 11×21 1.75 milioni – 0.7 rating

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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