The Blacklist 3×20 – The Artax Network (No. 41)TEMPO DI LETTURA 4 min

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Red: “Non c’è niente che io possa fare che abbia davvero importanza”
Dom: “Mi sciolgo in lacrime. Che cosa ci fai, qui, in realtà? Mi hai dato notizia di Masha, cosa vuoi da me?”
Red: “Un modo per andare avanti. Non potrò vivere a lungo con ciò che sento dentro di me. Credo che nessuno potrebbe”
Dom: “L’hai detto, amico. Guardati intorno, questo lo chiami vivere? Dopo aver perso mia figlia, ho strisciato, strisciato nelle lande desolate, come un animale ferito a morte. (…) Per tirar sera e morire. Se sei venuto a trovare il modo per sopravvivere, non lo troverai qui. Ma (…) sembra che ci siano persone, là fuori, che dipendono da te, che Dio le aiuti.”

Artax, ne La Storia Infinita di Michael Ende, è il nome del cavallo di Atreiu. Quello che muore affogando nelle Paludi della Tristezza, in una delle scene più strazianti mai viste al cinema, capace di segnare infanzia e giovinezza di due o tre generazioni di ragazzini. Stupido cavallo!
Sprofondato in una palude di tristezza, soprattutto all’inizio dell’episodio, c’è Aram. Per fortuna, man mano che la storia prosegue, l’agente Mojtabai trova il coraggio di mettere, letteralmente, quel piedino dentro la porta e forse non riusciamo ancora ad immaginare pienamente gli effetti di questo suo atto sugli sviluppi futuri. Tutto il resto della task force, nel partecipare ai funerali di Liz, non è certo molto più gioioso. A mantenere il controllo ci pensa il capo Cooper, sempre irrinunciabile punto di riferimento per i suoi uomini: prima fa un sentito elogio funebre per l’agente scomparsa, poi prende in mano le indagini per capire chi ci sia dietro quanto avvenuto. Alla mesta cerimonia, brilla per la sua assenza Mr. Reddington. Egli infatti, dopo l’interludio alla spiaggia della scorsa puntata, ora ha deviato per i boschi ed è andato a trovare, sorpresa, Dom Rostov, nonno di Lizzie. Interpretato da Brian Dennehy, presenza imponente anche con l’aspetto trasandato, l’ospite è talmente prestigioso da meritarsi il trattamento di riguardo, cioè il diritto di monologo. Reddington gli dimostra il massimo rispetto, caso molto raro: basti pensare alla scena in cui il suocero (se suocero è, si intuisce un rapporto lungo e profondo fra i due ma i dettagli non sono spiegati) gli vieta di sputare il latticello e lui ingoia, da bravo. Intanto gli spettatori gioiscono per questi inaspettati scorci sul passato del protagonista, resi possibili dall’assenza per maternità di Megan Boone.
Nelle sequenze conclusive, si capisce come la pausa per il lutto dovuto alla morte di Lizzie sia finita: nel trovare una prima, piccola pista per capire chi ci sia dietro la scomparsa della collega e amica, la task force è incappata in Famke Janssen. Date le notizie trapelate sulle prossime puntate e su un possibile spin off, già conosciamo l’importanza del suo personaggio per le trame future. Cooper, inoltre, ha pensato bene di rivolgersi a Tom per farsi aiutare al di fuori dei canali ufficiali. Per fortuna al ragazzo, che ormai ha rinunciato a farsi chiamare Jacob, è rimasto un barlume di ottimismo per rispondere all’appello, mentre impara pian piano a fare il padre della sua piccola Agnes. I momenti con la bimba, fra l’altro, offrono l’unica vera battuta di tutta la puntata, quella sul bourbon che aiuta a badare ai poppanti, fornita da Samar Navabi. Soprattutto, però, la vera speranza che “i buoni”, o insomma i personaggi per cui facciamo il tifo, riescano a trovare una via per tirarsi una cima a vicenda e uscire dalla palude in cui si sono trovati immersi ultimamente, viene dal ritorno in pista a pieno regime di Reddington e dal suo invito ad Aram a mettersi il caschetto e tirar fuori la bici, perché è ora di andare. La tremenda vendetta non dovrebbe più essere troppo lontana.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Efficace elogio funebre del capo Cooper
  • Montaggio iniziale
  • Aram 
  • Brian Dennehy
  • Mai sottovalutare il potere del glitter (prova ne è il successo della saga Twilight)
  • Reddington, l’aggiusta tutto
  • Siamo alla canna 
  • Cynhtia Panabaker, con il suo noioso e monotono: “Where’s Reddington?” “Find Reddington
  • Si sta facendo strada l’idea che, per prendere l’organizzazione criminale, i difensori della legge devono scendere al suo livello o forse anche più sotto 
Il finale di stagione si avvicina. Dopo due puntate, come questa e la scorsa, dal ritmo più lento e ricche soprattutto di grandi emozioni, ora è tempo di imboccare a velocità sostenuta la discesa, chiarendo, ad esempio, ruolo e interessi di Susan, il personaggio interpretato da Famke Janssen. Di notevole interesse sarà vedere poi come e quanto i componenti della task force saranno disposti ad aggirare e trasgredire la legge per scoprire la verità e rendere giustizia a Lizzie, contro un nemico assai potente e pericoloso.
Cape May 3×19 6.85 milioni – 1.3 rating
The Artax Network 3×20 6.56 milioni – 1.2 rating

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