American Horror Story: Roanoke 6×07 – Chapter 7TEMPO DI LETTURA 5 min

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Delirio e sangue. Stupore e tremore. Questo è il “Chapter 7” di American Horror Story: Roanoke. E’ un episodio che prosegue sulla strada mostrataci da quello precedente. Ogni personaggio mostra il peggio di sé portando alla luce il lato oscuro, da Agnes a Shelby, da Matt a Dominic; e così ci immergiamo in un mondo fatto di mostri più truci e terribili dei veri mostri. Il nostro sguardo si concentra sulle concrezioni umane di sangue, delirio e paura, e sulle inquietudini che i personaggi generano. I corpi dei morti, quelli della troupe, di Rory, appeso ad un albero, di Matt, sono conseguenza dei cortocircuiti celebrali dei nostri che vengono plasmati dall’atmosfera cupa e angosciante di Roanoke.
Goya intitola una sua incisione “Il sonno della ragione genera mostri” che potrebbe essere un buon sottotitolo per “Chapter 7” in cui l’umano e il subumano si scontrano e i più bassi istinti (gelosia di Shelby e invidia di Agnes) vincono sulle fragilità dell’uomo. Agnes e Shelby, assieme agli altri personaggi, sono loro malgrado soggetti a questo meccanismo.
Agnes, in bilico tra finzione e realtà, mostra a noi spettatori, guardandoci dritto negli occhi, interpellandoci, il suo disagio, ci consegna la sua psiche contaminata e ammalata. Ci racconta non solo il suo delirio, il complesso di inferiorità e i rimorsi per ciò che ha fatto; lei non è più la dolce Agnes ma è The Butcher, brutale e folle con la mannaia e le mani insanguinate.
Quello di Kathy Bates è un monologo speciale, pieno della sua forza attoriale, ricco di tutte le sfaccettature di un personaggio affascinante, filo rosso di una puntata sorprendente e livida. Agnes, abitata da The Bucher, scossa fin nel profondo, decide di vendicarsi di tutti coloro che l’hanno licenziata, non capita e non scelta.  Uccide quelli della troupe televisiva perché non l’hanno voluta, perseguita i suoi colleghi del reality, attacca Shelby con la violenza di qualcuno che non è padrone di sé. Rasenta l’ironia il fatta che La Macellaia verrà finita proprio da coloro che lei ritiene essere suoi spiriti “fratelli”; quel finale violento e truce è il giusto finale per un episodio che monta di minuto in minuto.
La Macellaia entra nella camera da letto brandendo l’arma – noi per primi la vediamo varcare la soglia per colpire Shelby che solo dopo pochi istanti vede nel video ciò che sta per succedere -, vuole punire con la morte la donna che ha rimesso i piedi nella sua terra, le esprime tutto l’odio, il rancore. Shelby, tornata solo per riallacciare i rapporti con il marito, attende con rassegnazione la fine, piangendo e filmando colei che potrebbe essere colpevole del suo omicidio. Diventa fondamentale questa scena in cui è come se la prima passasse il testimone alla seconda: ma mentre The Butcher è abitata da un monstrum folle e sanguinario, Shelby invece è spinta da un raptus che è tutto umano, germinato in lei a poco a poco: la gelosia per il marito, trovato assieme a Scathach, le fa perdere la testa e compiere un gesto talmente violento da spingerla ad uccidere Matt. Ancor più inquietante è la presenza di Dominic che segue impassibile le azioni della donna probabilmente per il gusto dello spettacolo.
E’ interessante che Murphy riduca gli spettri, quelli “veri”, a immagini sfocate, inquadrate spesse volte da lontano, di cui vediamo solo i contorni, come involucri senza anima né “veri” sentimenti. Sono gli uomini e le donne ad essere pieni di quei sentimenti, infarciti di tutto il male del mondo, questo sì “reale”; e sono proprio gli esseri umani a struggersi e distruggersi di fronte ai nostri occhi. Come Agnes è tormentata dai suoi demoni anche Shelby lo è dai suoi: la donna si maledice per aver tradito il marito con il suo doppio televisivo, si tortura per il rapporto che ha rovinato – importante il dialogo in camera da letto, quando il coniuge, forse per la prima volta, le dice che il loro matrimonio è naufragato il giorno in cui sono entrati in quella casa, scaturigine di tutti i mali. Quella casa diventa metafora del lato oscuro: non c’è luce, né barlume di serenità, ciascun personaggio è tornato per qualcosa – notorietà, fama (Dominic) e amore (Shelby che rivuole Matt e lui che è ritornato solo per rivedere Scathach) – e la rincorre con violenza e forza.
A seguire questa mattanza c’è l’occhio ipertrofico di Murphy, occhio che diventa, di volta in volta, quello della telecamera usata da The Butcher o quello della microtelecamerina, indossata da Dominic per cogliere anche i più impercettibili mutamenti del viso, o quello dei personaggi che inquadrano con lo smartphone ciò che sta accadendo loro (Lee, l’attrice che la interpreta e Audrey nel bosco), riproponendo il celebre “The Blair Witch Project”, o quello delle telecamere sparse per la casa da Sydney.
Come in un moderno “Dieci piccoli indiani”, ad uno ad uno, i personaggi vengono uccisi, massacrati, scuoiati, e coloro che rimangono sono straziati dai loro stessi supplizi, dalle loro azioni (Shelby), da altri (la famiglia di disgraziati che rapiscono le tre donne e le torturano).

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • The Butcher
  • Shelby
  • Audrey
  • Il gioco di sguardi che alterna  
  • Manca qualcosa per la perfezione
 
Il “Chapter 7” è un buon episodio il cui perno è sicuramente l’interpretazione meravigliosa di Kathy Bates. E’ come il rivolo di sangue che cade addosso a Audrey, è come il raptus che travolge Shelby e come la mattanza che inscena Agnes mettendo “in moto” la mannaia; è una puntata che ti stupisce e spaventa con ciò che non ti aspetti.
 
Chapter 6 6×06 2.48 milioni – 1.3 rating
Chapter 7 6×07 3.05 milioni – 1.3 rating

 

 

 
 

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