The Young Pope 1×03 – 1×04 – Episodio 3 – Episodio 4TEMPO DI LETTURA 6 min

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Giovane, enigmatico, un ossimoro in corpore, vanitoso e pieno di sé (“sono molto bello, lo so”). Abbozzato, nascosto perché vuole essere un mistero (“l’assenza è presenza”). Testimonia con tutte le cellule del suo corpo l’ambiguità del mondo intero. Doveva essere un ponte, un compromesso, una sintesi felice, invece è un’enorme e epocale interferenza all’interno di un universo che ha regole ben precise, che utilizza parole ben precise (Lenny dice di avere una morbosa curiosità, aggettivo strano da usare per un uomo di Chiesa). Una gigantesca hybris che urla la sua arrogante e egoica presenza. E fa ancora un passo in più Sorrentino nella sigla dell’ “Episodio 3” e dell’ “Episodio 4” in cui Lenny cammina immerso nell’arte (dal Caravaggio a “La nona ora” di Cattelan) seguito/inseguito da una cometa che incendia chiese fino a quando l’uomo fa l’occhiolino a noi spettatori e la stella va a finire sulla statua di Papa Giovanni II. E’ chiaro che questa scena è metafora di ciò che il cineasta vuole fare con The Young Pope: distruggere ogni certezza, far cadere ogni velo per mostrare ciò che c’è dietro. La serie è stata pensata come corpo celeste pronto ad esplodere nel panorama televisivo contemporaneo.
“Io sono una contraddizione, come Dio” aveva detto Pio XIII, un impareggiabile Jude Law, sontuoso e forte nella sua interpretazione anche delle più piccole crepe di un uomo desideroso di potere e di amore. In perenne conflitto con se stesso, con la Chiesa, con Dio, il Papa mette in scena la prima e l’ultima lettera della parola contraddizione, mostra rabbia, dolore, rassegnazione, amore, ma soprattutto la mancanza che pesa grave su di lui. E’ sempre quel bambino di nove anni, abbandonato dai genitori, un orfano che vuole far vivere agli altri ciò che ha vissuto lui. E’ ancora crocifisso alla sua croce e se la porta dietro mascherandola con sorriso ironico e beffardo.

“Io amo me stesso più del prossimo mio, più del Signore. Io credo solo in me stesso. Io sono il signore onnipotente. Lenny tu ti sei illuminato da solo.”

Con queste parole all’inizio dell’ “Episodio 3” il Papa dimostra la sua fragilità arrogante e iconoclasta, la sua megalomania, e anche, come spesso capita ai personaggi di Sorrentino, la sua abbacinante solitudine. E’ un superbo timorato di Dio che più di una volta mette in dubbio l’esistenza stessa dell’Altissimo, non sussurra parole d’amore, ma urla il Dubbio. Sono tutte vite sbagliate, parafrasando Voiello che nell’ “Episodio 4” parla con Girolamo, esistenze portate a peccare e, a capo di ogni cosa, c’è un Papa che è egli stesso uno che sbaglia, che non crede, che abita il mondo urlando verso Dio e la Madonna. Così è una bestemmia vedere un Papa che dice di essere più bello del Signore o vederlo assistere all’amplesso di Esther e Peter implorando la Madonna fra le lacrime di dar loro un figlio.
Sorrentino ingigantisce quel briciolo di dolore eterno che ogni suo personaggio si porta dietro/dentro come un macigno e lo fa esplodere (sviene il papa tra le braccia di Esther riproponendo “La Pietà”. La maternità e la paternità sono uno dei temi più importanti della serie). In una lunghissima e solenne preghiera – che il protagonista nell’ “Episodio 4” descrive “momento di comprensione nel quale si riflette aspettando il soffio del pensiero di Dio” – Sorrentino si avvicina fino al cavo orale del Papa per sentirne ogni singola parola, per carpirne le sillabe:

“Perdonami Signore perché sono stato imperdonabile, non è vero che mi illumino da solo. Sei Tu che illumini me. Non è vero che mi sento onnipotente, sei Tu il Signore, sei tu l’Onnipotente. Non è vero neanche che non mi interessa di niente. La sola cosa che mi interessa sei tu, solo tu. Se ho dimenticato di ringraziarti ti ringrazio adesso. Se ritieni che abbia peccato di presunzione, allora ti chiedo perdono adesso”

Il Papa chiede scusa, perdono (concetto che definisce desueto e inutile) per tutto ciò che ha detto, forse per la sua stessa vita, guarda ancora una volta in alto come se parlasse ad un suo pari.
Intorno al Pontefice c’è un mondo intorbidito, spaventoso e spaventato – prima di tutto dalle sue stesse parole -, ci sono gli altri uomini, spaventati da un “Dio [che] sgomenta [e che] fa paura”. E’ un mondo disperato e solo che crede, bisognoso di appoggiarsi a qualcosa per non soccombere (il santone Tonino Pettola incarna tutti quei “miracoli” che tentano di chetare le incertezze umane). Il mondo è squallido e cupo: la Chiesa mercanteggia, umilia, minaccia per avere la meglio sull’altro in una gara tanto umana e poco divina (Voiello ricatta la povera Esther per avere ciò che vuole, usando i peccati della donna, le chiede di sedurre il Papa in modo da distruggerlo).
Se già i drappi rossi su una terrazza vuota di “Habemus papam” di Nanni Moretti avevano turbato per forza simbolica, così altrettanto sconvolgono le parole, i gesti di una Chiesa ambigua e squallida che pubblica libri per raccontare la propria vita (il libro di Voiello ricalca la prima di copertina di quello di Agassi), si dispera e fa i capricci perché non ha ottenuto il ruolo ambito (Spencer), si unisce e si disgrega per sostenere ora l’uno ora l’altro. Se per l’Istituzione non abbiamo pietà non possiamo odiare il Papa di Jude Law, come non potevamo odiare Geremia di “L’amico di famiglia” o il Titta di Girolamo di “Le conseguenze dell’amore”.
Sorrentino divarica il cuore pulsante del Vaticano e mostra al pubblico debolezze, crudezze, ambiguità (l’omosessualità, l’alcolismo, la lussuria) della Chiesa, in perenne bilico anch’essa tra antico e moderno, tradizione (nell’ “Episodio 4” il Papa vuole epurare la Chiesa dalla pedofilia ma anche dall’omosessualità tanto che Voiello teme una “desertificazione”) e modernità (l’omelia). Non appare così strano dunque che il Santo Padre, incallito tabagista, mentre invoca sofferente il Signore, quasi come in un quadro caravaggesco, in una mano tenga una sigaretta. Non sembra strano che il Cardinale Voiello passi il tempo a idolatrare El Pipita e a guardare immagini di Maradona (non a caso La Mano de Dios), non è lontana da questo quadro la risposta brutale data al bambino “Eccellenza lo dici a Mammate, a me mi devi chiamare Eminenza. Lo sai quanto costa quel tappeto?! Il doppio del prodotto interno lordo del paese da dove vieni tu”. Da questi due personaggi, l’uno contro l’altro in una battaglia senza esclusione di colpi, emerge tutto il peggio dell’umano – che si crede divino – e sembra ancor più mostruoso perché dovrebbero rappresentare carità e purezza.
La Chiesa secondo Voiello è femmina proprio per sottolinearne ombre, civetterie, bassezze e macchinazioni, ma è proprio lui invece ad agire in modo bieco e cattivo. Il femminile è sì presente ma in senso diverso. Lenny è fortemente legato alla donna: da Suor Mary che gli fa da portavoce – a Esther – con cui stringe un rapporto quasi morboso – , dal Primo Ministro della Groenlandia a colei che si occupa della sua figura pubblica. Nel suo percorso sono proprio gli occhi della ragazzina che da bambino aveva incontrato un giorno al mare, innamorati e delusi a spingerlo a ricercare quegli stessi occhi innamorati ma privi di delusione, nei suoi fedeli.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Jude Law e il suo Lenny
  • Le preghiere
  • Il rapporto tra Voiello e Lenny
  • La sigla
  • Il rapporto tra Lenny e Esther
  • Il Sorrentino di “La grande bellezza” e di “Youth”
The Young Pope e Sorrentino fanno ancora un buonissimo lavoro. Forse però in questa coppia di episodi è venuta a galla, un po’ troppo, la superbia di Sorrentino che spesso esonda in fastidioso autocompiacimento. Se si apprezza molto la bellezza formale e la perfezione dei dialoghi, l’ermetismo e il simbolismo estremo del regista partenopeo risulta alle volte disturbante.
Episodio 2 1×02 0.95 milioni – ND rating
Episodio 3 1×03 0.52 milioni – ND rating
Episodio 4 1×04 0.52 milioni – ND rating

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