The Handmaid’s Tale 1×02 – Birth DayTEMPO DI LETTURA 4 min

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Intimismo è la chiave di lettura di queste primissime puntate della nuova serie Hulu, The Handmaid’s Tale. Ma è possibile immaginare che essa rappresenti la chiave di lettura dell’intera serie.
La regia di Reed Morano ricorda molto quella di Terrence Malick (e perché no, anche Jackie di Pablo Larraìn o Arrival di Denise Villeneuve): primi piani forzati e continuati, cambi di fuoco in sequenza ed un vasto utilizzo della voce fuori campo per raccontare sia cosa passi per la mente di Offred, sia per concedere allo spettatore un breve spaccato filosofico/spirituale della serie.
È la confezione che sovrasta il prodotto al suo interno: la pregevole fattura sopperisce alla chiara mancanza di trama che in queste due puntate ha di fatto azzoppato la narrazione. Per quanto fotografia, regia, accuratezza nei costumi e nella scelta dei colori siano oggettivamente inattaccabili in quanto a “potenza visiva”, la storia latita nell’attrarre lo spettatore.

Le religioni storiche mondiali portano nel sangue un presentimento delle insidie della massa. Ciò che esse desiderano è, al contrario, un gregge duttile. È consueto considerare i fedeli come pecore e lodarli per la loro ubbidienza.[Massa e Potere, Elias Canetti]

In “Birth Day” il contesto distopico nel quale è stata calata la storia non viene ancora spiegato, pur concedendo allo spettatore solo qualche breve informazione: “Now, the Guardians of the Faithful and American soldiers still fight with tanks in the remains of Chicago. Now, Anchorage is the capital of what’s left of the United States, and the flag that flies over that city has only two stars”.
È d’uopo sottolineare quanto questa mancanza di profondità renda la trama essenzialmente statica, ma è obbligatorio ricordare quanto detto ad inizio recensione: l’intimismo è la chiave di lettura.
Da questo punto di vista, quindi, è possibile scusare questa staticità con la profondità del personaggio di Offred (Elisabeth Moss talentuosa come sempre) ed il duplice sguardo che spazia dal passato al presente relativamente alla nascita. O al miracolo se si pensa che “the chances for a healthy birth are one in five“.

Il vero boia è la massa. La condanna capitale che inflitta in nome del diritto suona astratta e irreale, diventa vera quando è eseguita dinnanzi alla moltitudine.” [Massa e Potere, Elias Canetti]

Il titolo della puntata prende infatti spunto da due differenti nascite: la prima, quella del passato, è quella di Hannah, la figlia di June; la seconda è quella di Angela, partorita da Ofwarren.
Entrambe le storie appaiono utili allo spettatore per capacitarsi della situazione nella quale versa la nuova società americana e per porsi ulteriori domande. Durante la nascita di Hannah, infatti, si possono osservare all’esterno della struttura ospedaliera un nutrito gruppo di persone riunite in preghiera e poco più avanti la stessa June viene informata che “we had a difficult night. Two went to the intensive care unit. And the others are with God”. I due fatti potrebbero essere correlati, ma è possibile supporre che tutta questa situazione sociale, di difficile controllo, possa aver in qualche modo contribuito al declino della società. Ma tutte le domande collegate a ciò risultano, momentaneamente, senza risposta.

Nel presente, il parto della povera Ofwarren avviene in stile medievale: apparentemente senza l’utilizzo di medicine e grazie alla sedia da parto. Il fattore forse più sconvolgente del tutto risulta forse essere lo scambio di ruolo tra Ancella e Moglie che ad un certo punto avviene: quando il bambino sta ormai per nascere e l’Ancella è stata posizionata sulla sedia, alle sue spalle viene posta la donna a cui poi il bambino verrà affidato. Questa fingerà i dolori del momento e rimpiazzerà, nel letto, la povera Ancella che in quel preciso istante, data la fine della sua utilità, verrà messa in disparte e non più presa in considerazione. Questo strappare il bambino dalle mani della vera mamma viene reso anche nel passato grazie ad un flashback dove la vittima risulta essere June.

Nella scorsa recensione si era sottolineato come il finale rappresentasse un accenno di speranza, nascosto dalla coltre di cupa sottomissione che aleggia all’interno della serie. Con il finale di “Birth Day” si decide di togliere quel poco di speranza e lasciare lo spettatore spaesato. Spaesato esattamente come Offred, quando si rende conto che ad aspettarla al di là del cancello non c’è il volto conosciuto di Ofglen.
The Handmaid’s Tale presenta allo spettatore uno spaccato sociale, prendendo spunto dalla fine analisi dello scrittore bulgaro Canetti: il concetto di scarica (visto nella scorsa puntata quando l’uomo accusato di stupro viene giustiziato); il timore del tocco dell’ignoto (il rapporto Offred/Ofglen); la simbologia della massa (richiamata invece nella sequenza conclusiva della scena del parto, quando le Ancelle si stringono attorno ad Ofwarren).
Il taglio intimista sublima il tutto, rendendo la visione sicuramente non semplice, ma di impatto.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Elisabeth Moss
  • Taglio intimista e richiami a registi che hanno fatto dell’intimismo un loro marchio
  • Scena del parto
  • Scena del biscotto
  • Duplice valore del titolo tra presente e passato
  • Finale di puntata ed utilizzo della musica
  • Visione non semplice
  • Poche informazioni del contesto sociale
  • Sequenza tra Offred ed il Comandante: inconcludente
Siamo soltanto al secondo episodio ed è quindi giusto lasciare spazio narrativo agli sceneggiatori, dando loro il beneficio del dubbio. È però giusto sottolineare il rischio che questa serie corre: preferire la confezione a discapito di una trama a cui andrebbe concesso maggiore spazio.

Offred 1×01 ND milioni – ND rating
Birth Day 1×02 ND milioni – ND rating

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L’Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv, film e lettore appassionato di libri e manga. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell’umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di Recenserie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L’unico uomo con la licenza polemica.

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