The Leftovers 3×02 – Don’t Be RidiculousTEMPO DI LETTURA 6 min

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Sometimes the world looks perfect: nothing to rearrange; sometimes you just get a feeling, like you need some kind of change. No matter what the odds are this time, nothing’s gonna stand in my way.
This flame in my heart, like a long-lost friend gives every dark street a light at the end.



Se il primo episodio di questa terza stagione verteva intorno al personaggio di Kevin ed al suo burrascoso recente passato (di cui si è parlato nelle recensioni delle passate stagioni), questo secondo lascia momentaneamente da parte il nuovo messia e si concentra più sulla sua spalla amorosa: Nora. Nello specifico, “Don’t Be Ridiculous” si focalizza e porge soluzione per gran parte dei quesiti che la première aveva sollevato.
Il più importante è sicuramente riguardante Lily e cosa le fosse capitato: The Leftovers colpisce il proprio spettatore con una soluzione tanto banale (è semplicemente ritornata dalla propria madre), quanto inaspettata perchè trattandosi della serie di Lindelof non si può mai sapere esattamente cosa aspettarsi e questo era uno di quei casi. Edotti su questa sparizione, agli spettatori restava da capire dove fosse finita un’altra grande assenza (non come personaggio, ma come cornice familiare) di “The Book Of Kevin“: Erika.
Da quel poco che la puntata ha concesso di capire, Nora ed Erika sembrano essere rimaste in contatto, quindi quest’ultima sembrerebbe semplicemente essersi allontanata di casa e/o aver divorziato da John. La spiegazione di questa rottura tra i due è sicuramente da andare a ricercare nel finale della scorsa stagione e dal diverso approccio che i due coniugi sembrano avere riguardo l’affaire Evie: mentre Erika sembra più razionale e sicura della morte della figlia, John nella scorsa puntata si è posto in maniera convinta riguardo alla non certezza della morte della stessa. Due posizioni talmente contrapposte potrebbero aver portato ad un allontanamento tra i due.

Feelings unspoken are unforgettable.[Nostalghia di Andrey Tarkovsky, 1983]

Un’altra questione a cui la maggioranza degli spettatori non avrà prestato troppa attenzione (giustamente) è il gesso che Nora porta al braccio sinistro. Il gesso rappresenta per Nora quello che il sacchetto di plastica rappresenta per Kevin: un espediente personale per poter fuggire dalle proprie sofferenze interne.
Kevin parlando con Nora, mero strumento narrativo, visto che il dialogo è rivolto allo spettatore stesso, afferma che: “I just do it to feel, uh I don’t wanna die“. Nora con il gesso (soluzione medica per un braccio che lei stessa si è fratturata di proposito) cerca invece di coprire il tatuaggio con il quale ha cercato di nascondere il nome dei propri figli. Questo purtroppo può funzionare verso l’esterno, verso le persone che le stanno accanto, ma interiormente Nora sa bene cosa si cela dietro il tatuaggio del Wu Tang Clan. Se si fa scorrere indietro la memoria è facile ricordarsi di come la stessa Nora, alla ricerca di sensazioni (e di provare quindi qualcosa), pagasse completi sconosciuti per farsi sparare in pieno petto.
La stessa Nora viene incontro allo spettatore ad inizio episodio presentando un termine che si riconduce ad entrambe queste situazioni: coping mechanism, traducibile con “strategia di adattamento”. Il tentativo di suicidio protratto nel tempo da parte di Kevin, il cercare di mascherare il proprio passato da parte di Nora, ma anche il semplice fumare una sigaretta sono tutti meccanismi di adattamento che una persona utilizza nel caso in cui si ritrovi a fronteggiare situazioni ad alta caratura di stress.
Per quanto Nora e Kevin si ripetano d’essere felici, appare evidente sia allo spettatore, sia a loro stessi come il loro stato attuale sia ben lontano da rappresentare la felicità. Messi però di fronte all’eventualità di essere completamente e per sempre devastati e “rotti”, tutto ciò che rimane loro fare è quello di fingere. Fingere la felicità e che i loro meccanismi di adattamento siano normali.
The Leftovers, attraverso la narrazione della scomparsa del 2% della popolazione mondiale, presenta i propri protagonisti come personaggi principali di una più grande ricerca: quella della felicità.
Tutti i finali di stagione hanno sottolineato come Kevin anelasse a questo sentimento e, seppur presentassero un ritrovamento dello stesso, la premiére della stagione immediatamente successiva sottolineava come tutto fosse ben lontano dall’essere finito.

It takes time to be happy. A lot of time. Happiness, too, is a long patience.[A Happy Death, Albert Camus]

Come si pone Nora rispetto a questa ricerca della felicità? Ebbene, The Lonely Donkey Kong & Specialist Contagious Lindelof e Perrotta, dopo aver lasciato in stasi questa porzione di trama decidono di presentarla al proprio pubblico senza troppi orpelli. Per Nora, inutile negarlo, la propria felicità coincide con il ritrovare i propri figli.
Se fino a questo punto la questione era quella di “cercare di ritrovarli” ora sembrerebbe diventare, con le nuove scoperte che vengono presentate da Mark Linn-Baker, “cercare di raggiungerli“.
C’è da capire il “dove” si andrebbe a raggiungerli: una sorta di realtà parallela o alternativa dove è sparito il 98% della popolazione? Questa è sicuramente una delle più grandi domande a cui occorrerà dare risposta.
È in questo filone narrativo, concernente il possibile ricongiungimento tra Nora ed i suoi figli, che si inserisce il frame del finale della scorsa puntata in cui si mostrava una Nora notevolmente invecchiata ed in Australia. Posto come assodato che il “dove” sia una Terra-2, la Nora invecchiata che si vede potrebbe benissimo aver scelto di provare le radiazioni, andando quindi alla ricerca dei propri figli; oppure ha deciso di non testare le radiazioni e si ritrova in Australia (negando di aver mai conosciuto qualcuno con il nome di Kevin) per motivi ancora non conosciuti dal pubblico.

Chaos is order yet undeciphered. [Enemy di Denis Villeneuve, 2013]

Il finale di puntata ha l’accortezza di insinuare nello spettatore l’ennesimo dubbio. Le quattro donne a cavallo (potrebbero simbolicamente rappresentare i quattro Cavalieri dell’Apocalisse oppure le tre streghe e la dea Ecate in Macbeth) ripetono al Kevin sbagliato (l’attore che lo interpreta si chiama Damien Garvey, che coincidenza)  una abbellita azione di cui già conosciamo il protagonista: “And He looked at them and raised His hand, but they did not wave in response. And so He clutched the stone to His chest and jumped into the water“.
Queste poche righe sembrano l’esatta descrizione del momento in cui, nella passata stagione, Kevin ha incontrato Evie mentre stava per fingere la propria dipartita. Potrebbe essere una coincidenza, certo. Soprattutto se si prende come vera la parola di Matt secondo cui il Vangelo riguardante Kevin ha solo una copia. Com’è quindi possibile che in Australia (nel presente, gli sceneggiatori sono stati ben chiari nel sottolinearlo nella puntata) si conoscano quelle così specifiche azioni?

Let’s not fuck that up, okay?

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il viaggio metaforico e non di Nora
  • Da “cercare di ritrovarli” a “cercare di raggiungerli
  • Nora e Kevin
  • Carrie Coon: a heartless bitch
  • Written by: Tha Lonely Donkey Kong & Specialist Contagious
  • La scena del canguro
  • La ricomparsa di Kevin Garvey, Sr
  • La scena del ponte con Nora e Tom: il comportamento di questo secondo pare decisamente lontano da come siamo stati abituati a conoscerlo e vederlo 

 

“Don’t Be Ridiculous” trova risposte per molti dei quesiti sollevati dalla premiére, ma ne solleva altrettanti e pone l’asticella molto più in alto. Ma il voto massimo concesso è una benedizione, quindi non resta che sperare che questa sia concessa dal nuovo Gesù: Kevin Garvey, l’uomo del sacchetto di plastica.

 

The Book of Kevin 3×01 0.89 milioni – 0.4 rating
Don’t Be Ridiculous 3×02 0.77 milioni – 0.3 rating

 

 

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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