Arrow 5×19 – Dangerous LiaisonsTEMPO DI LETTURA 4 min

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Io credo che sia alquanto avvilente avere un marito come rivale: è un umiliazione se fallisci e un luogo comune se hai successo.

Per chi non lo sapesse Dangerous Liaisons, in Italia conosciuto con l’eloquente titolo “Le relazioni pericolose”, è un romanzo del 1782 scritto dal francese Pierre-Amboise-Françoise Choderlos de Laclose (per gli amici, Piero). Il racconto è stato poi adattato più volte sia per il teatro che per il cinema, su tutti il celebre film del 1988 diretto da Stephen Frears, da cui è tratta la citazione iniziale, con un cast stellare formato da Glenn Close, John Malkovich, Michelle Pfeiffer, oltre agli allora giovanissimi Keanu Reeves e Uma Thurman (senza scordarsi il sottovalutassimo, almeno per chi scrive, rifacimento post-moderno Cruel Intentions con protagonista Buffy/Sarah Michelle Gellar).
Ecco, tolto il parallelismo esclusivamente letterale con la trama di puntata (retta dalle relazioni “pericolose” di Felicity con Helix, o di Diggle con Lyla, o visto soprattutto il finale, ancora di Felicity col Team Arrow), c’è poco altro di culturalmente elevato. Tolta la colta citazione letteraria, Arrow ha ovviamente ben poco da condividere con il romanzo epistolare settecentesco, per quanto l’intreccio di “relazioni” che si susseguono in questo episodio, che mette in pausa la lotta a Chase per concentrarsi sull’approfondimento dei suoi protagonisti, quantomeno riesce a presentare un discreto intrattenimento per lo spettatore. Aspetto, quest’ultimo, di non trascurabile valore, considerando che la grande protagonista di puntata è Felicity. La discesa “al lato oscuro” dell’hacker del Team Arrow, avviatasi dalla morte del suo consorte in poi, trova finalmente il suo climax narrativo che si consuma in uno scontro fratricida dalle interessanti implicazioni. Non era facile risollevare questo personaggio, dato ormai per morto da più stagioni, eppure va riconosciuto agli autori di essere riusciti a ridarle un certo spessore, per quanto si mantenga in perenne stato superficiale.
Ancora meglio, sempre narrativamente, l’incrocio plurimo di più storyline, messo in scena con ritmo e intensità decisamente apprezzabili, con un’azione densa di scontri, fisici e verbali. Se infatti c’è tempo per la lotta a suon di esplosioni e vorticose coreografie in puro stile Arrow, c’è anche tempo per assistere ai diverbi morali ora tra i due “moglie e marito”, Diggle e Lyla, ora per gli altri due (Oliver e Felicity) che invece lo stavano diventare. Il micro-conflitto “casalingo” che invece porta ad un macro-conflitto tra due pericolose organizzazioni, in un’escalation abbastanza ben ragionata, almeno sulla carta. Sì perché, a leggerla così, “Dangerous Liaison” potrebbe sembrare la puntata perfetta, in positiva continuazione con gli ottimi livelli raggiunti negli ultimi episodi, ma purtroppo così non è.
L'”elefante della stanza” torna nuovamente ad essere la “bassa” scrittura, zeppa di dialoghi votati alla didascalia continua, con quel “cross the line” ripetuto fino allo sfinimento, tanto per citare il caso più palese. Resosi nuovamente visibile agli occhi del fruitore, l'”elefante” arriva poi a colpire tutto il resto del comparto artistico, così se il parallelo tra il “fine giustifica i mezzi” di Oliver e di Felicity sulla carta promette intense emozioni, non trova riscontro, al solito, nella prova degli attori che li interpretano, visibilmente a disagio quando la situazione richiede una recitazione più “impegnata”. Per quanto, va detto, la Felicity “criminale” rimane sicuramente più interessante o, perlomeno, più piacevole da guardare, di quella “maestrina” vista nelle ultime stagioni.
La pura sceneggiatura il più grande punto debole, si diceva, che fa il pari con trovate di messa in scena sicuramente discutibili, vedasi lo scambio del “punto di estrazione” di Cayden James, positivo per l'”inganno” ai danni dello spettatore, ma non altrettanto per quello interno ai danni dello stesso Team Arrow, abbastanza inspiegabile. Come non si spiega il motivo per cui Felicity dovrebbe andare ad uno scontro potenzialmente a fuoco, truccata e vestita come dovesse invece prendere parte ad una serata di gala. O, ancora, la mirabile creazione di hype nello spettatore, riguardo l’identità del fantomatico Cayden James, celandone il volto; che diventa però decisamente poco credibile, invece, il fatto che per tutto il tempo del suo salvataggio nessuno si azzardi a levargli il cappuccio.
Infine, la storyline di Quentin e Renè che aggiunge una discreta profondità al secondo, nonché allo stesso rapporto tra i due, risultando al tempo stesso troppo staccata dall’azione principale. In questo, sostituisce in pieno l’assenza del flashback di puntata, probabilmente per esaurimento della trama di Oliver in Russia, arrivata alla sua definitiva svolta da consumarsi solo nei prossimi episodi. Da questo punto di vista, allora, forse una focalizzazione totale sullo scontro Helix-Argus avrebbe giovato a tutti, visto anche il suo esito finale un po’ affrettato e arrangiato, con Felicity scaricata dagli hacker e ricongiuntasi al Team d’origine in tempi eccessivamente brevi.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’incrocio tra le “relazioni pericolose” Diggle-Lyla/Lyla-Argus//Felicity-Helix/Felicity-Oliver/Felicity-Team Arrow 
  • Discreto hype per Cayden James, sperando non si riveli il solito buco nell’acqua 
  • Felicity “criminale” 
  • Quentin e Renè meriterebbero forse uno spin-off a parte 
  • Si potrebbero dire tante cose, tanto agli autori, quanto agli stessi interpreti, ma ci sarebbe poi il rischio di “oltrepassare il limite” 
La quinta stagione di Arrow conferma comunque il suo livello più che sufficiente, al motto di “ci stiamo provando”. Alla fine, però, sembra si resti sempre lì, alla buone volontà e poco altro. 
Disbanded 5×18 1.55 milioni – 0.5 rating
Dangerous Liaisons 5×19 1.36 milioni – 0.5 rating

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall’HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo…

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