American Gods 1×07 – A Prayer For Mad SweeneyTEMPO DI LETTURA 4 min

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Arrivati al penultimo episodio della stagione, ci si trova di fronte (contrariamente a tutte le prevedibili aspettative) ad una puntata che si può considerare un vero e proprio filler, dove la trama principale non avanza per nulla. Scelta coraggiosa questa, soprattutto in relazione al fatto che il plot principale di questa prima stagione non ha brillato certo per complessità e sviluppo. È definitivamente chiaro quindi che Fuller abbia deciso di prendersi le sue libertà rispetto al romanzo anche in termini di sviluppo, decidendo di dedicare questa prima stagione alla presentazione dei personaggi che poi porteranno avanti la trama nelle stagioni successive. In questo episodio non ci sono quindi Wednesday e Snow o, almeno, il loro road trip non avanza di un centimetro (le loro presenze vengono evocate di riflesso agli altri personaggi protagonisti dell’episodio). Viaggio di cui comunque ancora si ignorano tutti i dettagli, se non una generica guerra da combattere contro i nuovi dei in Wisconsin.
Utilizzando un espediente già visto negli atti precedenti, e ampliandolo stavolta per tutta la durata dell’episodio, viene presentata la storia dell’arrivo del leprecauno Mad Sweeney in America. Evento rappresentato attraverso un lungo flashback di pregevole fattura, raccontato da Ibis/Thot, dio della scrittura, nel suo libro attraverso la vicenda della ragazza irlandese Essie. Quest’ultima interpreta dalla stessa attrice che interpreta Laura Moon, in un parallelo molto pertinente poiché entrambe ladre di professione e segnate dalla ricerca dell’amore nella loro vita (e anche oltre per Laura).
La storia di Essie permette a Fuller di introdurre un altro punto di vista sul mito americano, questa volta quello di una deportata per i crimini commessi in patria. È abbastanza evidente in questo episodio come l’America rappresenti inizialmente una prigione immensa e poi il riscatto finale di una vita spesa ad inseguire i propri, non convenzionali, sogni, in contrapposizione ad un’Inghilterra ancora legata a vecchie ipocrisie. Grazie alla sua fede per il Piccolo Popolo e per i Leprecauni in particolare, Essie riesce a rendersi indipendente come donna in un mondo ancora profondamente maschilista. Soltanto quando la sua fede viene meno (come dimenticarsi di fare l’offerta ai suoi magici “protettori”), e quindi perde il focus su di sé e sulla sua autodeterminazione, cade inesorabilmente nelle mani di un sistema che non tollera deviazioni dalla strada maestra comune. Così l’America da prigione si trasforma nella seconda possibilità dove poter conoscere anche un amore senza più ipocrisie di classe, che le permette di continuare a coltivare la sua fede e, quindi, se stessa, anche attraverso il suo ruolo di narratrice delle storie del Piccolo Popolo per diffonderle alle giovani generazioni.
Degno co-protagonista di questo racconto è l’oggetto delle preghiere di Essie, il caro Mad Sweeney, fumantino spirito libero del Piccolo Popolo, in quest’episodio ritratto in modo inedito: un essere pieno di profonda pietà e gratitudine verso chi lo rispetta. Le scene tra lui ed Essie sono i momenti più intensi dell’episodio, dolci e carichi di una profonda empatia. Grazie a lei, Mad Sweeney può emigrare in America dove c’è ancora qualcuno che crede in lui e per il quale è disposta a votare la propria vita. È quindi facile vedere, nel presente, come questo si ribalti nella relazione tra lui e Laura. Si scopre infatti il ruolo che ha avuto nella morte della stessa, comandato da Wednesday, e di come sia perseguitato da quel giorno dal senso di colpa e di come voglia riscattarsi da tanti errori commessi in passato (aver peccato di codardia in una guerra). Esemplare quindi in questo senso la rinuncia alla moneta d’oro recuperata dal corpo di Laura (dopo l’incidente causato da un personaggio misterioso) ma “restituita” a lei per farla rimanere in vita. Il suo ruolo e la sua motivazione nella guerra in arrivo acquisisce quindi una dimensione più complessa e inedita: riscatto e necessità di fare la “cosa giusta”.
Va sottolineato in positivo come, preso da solo, quest’episodio funzioni molto bene, sia in termini estetici sia narrativi. Il suo difetto, come detto, rimane il posizionamento a fine stagione e, soprattutto, che sia già il secondo episodio “in digressione” dopo quello dedicato alla storia di Laura. Forse un po’ troppi per una stagione di otto episodi, rallentando ulteriormente un andamento già non particolarmente veloce. A questo punto sembra abbastanza probabile che la prossima puntata servirà da vero punto di partenza per far precipitare gli eventi che si vedranno nelle prossime stagioni.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Ricostruzione storica impeccabile
  • Dialoghi tra Mad Sweeney e Essie
  • Mad Sweeney in generale
  • La storyline del tassista Salim viene sospesa in maniera poco convincente
  • Errata collocazione dell’episodio, un ottimo filler sostanzialmente “sbagliato”
Episodio appassionante e ben realizzato, in linea con un’inedita gestione dei tempi narrativi sperimentali di questa stagione di American Gods. Una serie che si prende i suoi tempi rischiando così di perdere il suo focus sulla storia principale, scelta coraggiosa pensando al final season imminente.
A Murder of Gods 1×06 0.61 milioni – 0.2 rating
A Prayer For Mad Sweeney 1×07 0.63 milioni – 0.3 rating

Dopo miliardi di ore passate a vedere cartoni giapponesi e altra robaccia pop anni ’80 americana, la folgorazione arriva con la visione di Twin Peaks. Da allora nulla è stato più lo stesso. La serialità è entrata nella sua vita e, complici anche i supereroi con le loro trame infinite, ora vive assecondando le sue droghe. Per compensare prova a fare l’ingegnere ma è evidentemente un illusione, infatti sogna di produrne qualcuna, magari su qualche tv via cavo. Segue qualsiasi cosa scriva Sorkin o Kelley. Intanto non si nega qualche guilty pleasure per non essere troppo snob

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