Grey’s Anatomy 14×03 – Go Big Or Go HomeTEMPO DI LETTURA 5 min

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Si respira un’aria diversa nei corridoi del Grey-Sloan Memorial. Le ultime stagioni del medical drama di Shonda Rhimes hanno subito un potentissimo calo non solo a livello di storie, ma anche di caratterizzazione dei personaggi e di sviluppo organico generale. Un calo tanto vistoso che, seppur non avendo (inspiegabilmente) intaccato i dati d’ascolto, si è reso visibile non solo ai fan, ma addirittura anche agli autori stessi. Resosi indispensabile un cambio di marcia, nella writers room si è cercato di andare avanti attraverso uno sguardo indietro. Krista Vernoff, autrice dalle prime stagioni sino al 2011 (ed attuale executive producer anche di Shameless), torna protagonista in Grey’s Anatomy all’alba della quattordicesima stagione, prendendo in mano una situazione di scrittura e gestione sull’orlo del baratro. Un cambio ai vertici che riporta lo show ai suoi fasti iniziali? Assolutamente no. Ma non si può comunque non notare qualche piccola differenza che rende meno agonizzante la visione dei 40 minuti settimanali.
Una delle differenze più tangibili, e sicuramente tra le più positive, è il ritorno ad uno spirito collettivo nella gestione del minutaggio durante la puntata. Rivedere tutti i personaggi ricevere la stessa attenzione e la stessa opportunità di sviluppo nell’arco dell’episodio, è un ritorno ai metodi di racconto delle prime stagioni che sottolinea notevolmente la mano della Vernoff, regalando di conseguenza una discreta dinamicità che serve a non rendere noioso lo scorrere dei minuti.
“Go Big Or Go Home” si avvale di questa vecchia/nuova caratteristica, dando spazio ad ogni piccola o grande storyline e bilanciando in maniera solida la parte drama da quella più “leggera”.
Fulcro di questo terzo episodio era inevitabilmente la scoperta, che aveva concluso la season premiere, riguardante Amelia. Questo personaggio negli ultimi tempi ha attraversato forti crisi, culminando con il matrimonio lampo con Owen, seguito da un’ancora più rapida rottura; anche in questo caso, quanto successo nei nuovi episodi è stato un ennesimo tentativo da parte della Vernoff di “mettere una pezza” all’ormai surreale situazione: parafrasando quanto detto dalla stessa produttrice in un’intervista infatti, i comportamenti passati della Shepherd erano diventati così assurdi da poter essere spiegati solo con un tumore al cervello. Grandissima e neanche troppo velata critica per il lavoro svolto dai suoi predecessori nel recente passato.
La storyline che vede Amelia costretta ad affrontare una nuova tragedia rientra nella categoria “ritorno al passato” anche se non in maniera del tutto positiva; qualsiasi fan di lungo corso della serie avrà notato le fortissime similitudini della scena del ricovero, con la mente volta a ben 9 stagioni fa, con una certa Izzie Stevens accompagnata nelle fasi del ricovero dal resto dei “MAGIC”. Per quanto utile agli autori per rattoppare la situazione dunque, la storyline rimane pur sempre un riciclo, nonostante, in questo caso, sorprenda positivamente il veloce sviluppo che ha portato Amelia a raccontare a tutti della sua malattia risparmiando puntate di segreti e drama gratuiti.
Giostrando positivamente il drama con la comicità, “Go Big Or Go Home” regala anche momenti meno cupi. Sulla base dello stesso trattamento del “mettere una pezza su quanto distrutto nella scorsa stagione”, sembra voler ripartire da capo la storyline di Alex e Jo con una riunione che, per ora, almeno serve a staccare Alex dalle dinamiche delle sorelle e che, si spera, porti presto una storyline più consistente anche a questi due personaggi completamente annullati nel recente passato.
In tutto ciò, si ha il tempo di far fuori anche Harper Avery, con una mossa che nell’episodio in se è servita come puro elemento comico ma che, di sicuro, nell’imminente futuro ci si aspetta porterà dei risvolti importanti nelle dinamiche dell’ospedale e per un personaggio in particolare, ovvero Jackson.
Continua a brillare infine, Meredith. Dopo aver passato delle stagioni alle prese con un radicale cambio di carattere, imputabile sicuramente alla morte di Derek ma che, con il tempo, cominciava a stancare, la Grey ultimamente sembra essere finalmente tornata se stessa. La gestione della questione Nathan/Megan è risultata in perfetto stile Grey, attraversando tutte le fasi giuste, fino ad arrivare alla dolorosa ma obiettiva conclusione. Un sentimento ed una mossa del tutto comprensibili ma che di sicuro non metteranno la parola fine al tira e molla tra lei e Riggs.
In conclusione, questi primi tre episodi della quattordicesima stagione hanno provato a dare una sferzata ad una situazione ormai non più giustificabile. Piccoli accorgimenti che servono a rendere l’aria più respirabile ma che, allo stesso tempo, non possono creare miracoli se le storyline di fondo rimangono sempre le ombre di loro stesse.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Veloce ed indolore risoluzione del “segreto” di Amelia
  • Meredith
  • Equa divisione del minutaggio tra i personaggi
  • Storyline del tumore di Amelia: non ricorda qualcosa?
  • Tutte le toppe possibili non potranno mai cancellare l’inconsistenza ed il nosense delle storyline della scorsa stagione

 

In un altro luogo, in un altro tempo ed in un’altra serie, qualcuno ha detto “The past is already written. The ink is dry”. Per quanto si cerchi di sistemare buchi di trama ed inconsistenza passata, non si può dimenticare quanto visto. La quattordicesima stagione vuole provare a far tornare Grey’s Anatomy a galla, per ora l’unico obiettivo raggiunto sono episodi che non annoiano completamente e, in confronto al recente passato, è un bel passo avanti.

 

Get Off On The Pain 14×02 7.95 milioni – 2.3 rating
Go Big Or Go Home 14×03 8.06 milioni – 2.1 rating

 

Sulla soglia della trentina, laureata in Comunicazione, tra le sue passioni spiccano telefilm e libri. Ha un carattere allegro e socievole, ma nei momenti opportuni sa trasformarsi; questa sua versione di dottor Jekyll e mister Hyde tuttavia, non le impedisce di avere un’estrema sensibilità che la porta quasi sempre a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”. Tra le sue prospettive future compare il tentativo di risoluzione di un dubbio alquanto amletico: recuperare o no Lost? Si accettano consigli.

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