Dark 1×02 – Lügen – LiesTEMPO DI LETTURA 4 min

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WHERE WHEN IS MIKKEL?”

Timecrimes è una pellicola spagnola del 2007 nella quale il protagonista si ritrova ingarbugliato in un fastidioso loop di causa-effetto nel quale, ad un certo punto, prima che la matassa veda il suo districarsi, non si riesce più ad intravedere una vera e propria linea di demarcazione tra passato, presente e futuro: tutte le tre linee temporali vengono bypassate e presentate come un’unica e grande storia. Un’idea concettualmente incredibile da trasporre in film ed una storia cupa ma di classe e di qualità. Si tratta di qualità forse un po’ di nicchia perché il regista non si chiama Nolan di cognome, ma per gli appassionati della tematica viaggi temporali dovrebbe essere un punto della lista.
Come mai si è deciso di iniziare questa seconda recensione di Dark citando la pellicola di Nacho Vigalondo? Ebbene, perché “Lies” sottopone al proprio spettatore lo stesso tipo di architettura scenica: il 2019 ed il 1986 giungono in collisione, si fondono e vengono ora narrati in maniera parallela, gestendo le diverse annate non come qualcosa di lontano temporalmente, ma lontano spazialmente, quasi si trattasse di due cittadine distanti una manciata di km l’una dall’altra. Quale sia il punto esatto di collisione non è ancora dato saperlo: potrebbe trattarsi di Mikkel (di cui la figura comparsa nel 2019 potrebbe essere la versione adulta), potrebbe trattarsi del padre di Jonas oppure della centrale nucleare solamente menzionata nella scorsa puntata.
“Potrebbe”, sì, perché il condizionale è l’unico verbo che è possibile utilizzare data la particolarità della serie.
Proprio la centrale nucleare, menzionata poco fa, viene correttamente introdotta all’interno della serie quale elemento carico di mistero e portatore di dubbi e timori nel resto della cittadina. I paragoni con il tetro edificio presente ad Hawkins (Stranger Things) si sprecano, ovviamente. D’altra parte rappresenta un cliché tipico dei film horror quello di una struttura dalla dubbia pericolosità e Dark, dopo aver introdotto l’ancestrale caverna, si sofferma su qualcosa di più antropico e meno naturale: una centrale nucleare, i suoi sotterranei ed il suo proprietario silenziosamente introdotto come papabile colpevole di ciò che è avvenuto (o sta avvenendo? O avverrà? Scegliete voi quale tempo verbale si adatti meglio alla situazione).
Il ragazzino morto comparso nello scorso finale di puntata è ancora un John Doe, una figura senza identità che ancora deve trovare la propria posizione all’interno dell’intricato scenario della serie, anche se una cosa appare abbastanza plausibile: il volto lesionato e rovinato potrebbe essere la conseguenza degli esperimenti a cui lo stesso Erik è sottoposto. Ma a cosa esattamente puntino non è ancora dato saperlo, nonostante appaiano collegati ad una sorta di studio relativo ai viaggi temporali.

“Difficult, flawed, prone to misrepresentation, this theory none the less remains one of the most suggestive attempts yet made to bring the paranormal within the bounds of intelligibility. It has been found relevant by psychotherapists, parapsychologists, researchers of spiritual experience and a growing number of non-specialists. Indeed, Jung’s writings in this area form an excellent general introduction to the whole field of the paranormal.” [Roderick Main in “Jung on Synchronicity and the Paranormal“]

La serie, però, scava molto più a fondo e non rappresenta una bellissima e tetra cartolina dalla Germania condita di misteri temporali e drammi famigliari. Dark pone le sue fondamenta su uno dei concetti di maggior diatriba tra gli studiosi: quello della sincronicità. Prima di tutto va fatto un distinguo: il sincronismo si riferisce a due fatti che accadono simultaneamente; la sincronicità, invece, fa riferimento a quegli accadimenti precognitivi che durante una giornata possono portare una persona a pensare “mi sembra di aver già vissuto questa situazione“, volgarmente inquadrati quindi come dejavù. La definizione ed il termine stesso di sincronicità sono stati introdotti dal Carl Gustav Jung negli anni ’50 e da lì hanno visto il loro progredire ed entrare nel parlato comune, riferendosi anche ad altri aspetti della vita quotidiana (uno stormo di uccelli che compatto ed unito sorvola una città, per esempio). Dark cerca di presentare questo concetto sia con la contrapposizione imperante tra passato (1986) e presente (2019), sia con il lento ma inesorabile aumento di volume di quel leitmotiv che si ripete all’interno dell’episodio: “First Mads, now Mikkel. It’s exactly like back then“.
Non si tratta quindi di un banalotto drama a tinte oscure, ma di un qualcosa ben più profondo e dal linguaggio di trama più ricercato. Se il prodotto dovesse continuare di questo passo ed il successo non dovesse arrivare, come per Timecrimes, sicuramente ci sarà da lamentarsi parecchio.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Jonas ed il padre
  • L’oscura figura che si aggira nel 2019
  • Mikkel nel 1986
  • L’elemento della centrale nucleare: cliché?
  • Musiche ed intermezzi video non casuali ma diegetici alla narrazione
  • L’elemento della centrale nucleare: cliché?
  • A parte Jonas gli altri personaggi subiscono un grosso stop per quanto riguarda la caratterizzazione

 

Un secondo episodio di attesa e di introduzione relativamente sia alla struttura narrativa, introducendo la narrazione del 1986, sia al continuo sviluppo del personaggio di Jonas e dal lascito oscuro di suo padre.

 

Geheimnisse 1×01 ND milioni – ND rating
Lügen 1×02 ND milioni – ND rating

 

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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