Cardinal 2×02 – KevinTEMPO DI LETTURA 4 min

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“I like to say that there are three kinds of people. Those who see. Those who see when they are shown and those who do not see.”

Cardinal sveste i panni, almeno per questo inizio stagione, del crime incentrato più sul fattore psicologico che altro, indossando quelli che parrebbero essere gli abiti consoni ad una serie quale è stata Hannibal. Il paragone non è forzato o campato in aria, ma risulta essere per forza di cose il primo elemento ad essere colto, dato il particolare ritrovamento all’interno della grotta apparso nello scorso finale di puntata ed in “Kevin” decisamente meglio analizzato. Ovviamente l’analisi psicologico-sociale dei vari personaggi rimane a suo modo intatta, nonostante venga accantonata almeno momentaneamente.
Una caratteristica peculiare della narrazione di Cardinal è la continua ed imperante contrapposizione, per quanto concerne il già citato campo psicologico, tra il Bene ed il Male: nella scorsa stagione Cardinal veniva mostrato nel suo lato più umano, privato e vulnerabile, nonostante questi elementi cozzassero con la facciata da duro e scontroso con la quale è solito presentarsi al prossimo. I due giovani ragazzi-aguzzini, invece, erano il giusto contraltare alla figura del detective: impauriti ma decisi a portare a termine la loro “missione”, nonostante fossero consapevoli dei rischi a cui stavano lentamente andando incontro. In questa seconda stagione tale contrapposizione viene riproposta, mettendo subito a nudo i probabili colpevoli di quanto ritrovato nei boschi (compresa la smemorata Red), ma nonostante ciò sembra ancora mancare qualcosa. Cardinal non viene analizzato a sufficienza, ma anzi in maniera distante e pressoché abbozzata. Allo stesso modo viene trattata la detective Delorme che fatica a trovare il giusto spazio ed il giusto riconoscimento lavorativo. Quello che effettivamente manca a Cardinal, in questo inizio di stagione almeno, è la vera presenza di una trama orizzontale attorno alla quale appoggiarsi narrativamente per far fiorire una nuova e scenicamente piacevole nuova stagione. Il carattere procedurale della serie, nonostante sia di altissimo livello, fatica a coprire questa grossa mancanza di trama. La puntata scorre via senza lasciare una vera e propria traccia nello spettatore, diversamente da quanto invece accadeva per le puntate della passata stagione: la trama appare debilitata e forzatamente poggiata al banale procedurale. L’azione e l’intricato caso, tra biker, sacrifici/rituali, sette e spaccio di droga, appare tutt’altro che scontato e a suo modo appassionante. Ma oltre a questo? Poco altro. Qualche silenzioso sguardo tra Delorme e Cardinal, qualche personaggio secondario forzatamente introdotto nella trama (la giovane informatrice oppure i due nuovi detective che lavorano con John e Lise) e null’altro. E’ effettivamente poco, anche per poter ritenere questa una partenza diesel, dato che la carburazione vera e propria non sembra vedersi all’orizzonte. Considerando poi che la stagione conterà al solito solo sei episodi, qualche dubbio sull’effettivo coinvolgimento che la serie riuscirà a portare in scena è naturale sorga.

“You’ll never have to worry about money again. As long as you follow my three rules. Number one: keep your mouth shut about our plans. Number two: never lose control. And number three: no one at this table uses our product. Ever. Break any of my rules and I kill you.”

Come si annottava nella scorsa recensione, questa stagione è basata sul terzo romanzo di Giles Blunt, Black Fly Season, ed è interessante come gli sceneggiatori ed il regista Jeff Renfroe riescano ad utilizzare proprio le mosche quale leit motiv narrativo: prima come mero strumento per determinare da quanto tempo era morta la persona ritrovata all’interno della caverna, successivamente elemento centrale di alcune diverse riprese, giusto per sottolineare il tetro e cupo carattere delle riprese. Un elemento sicuramente non insolito quello della mosca, ma sfruttato con caparbietà e con le giuste dosi, senza osare eccessivamente. Tenuto conto dell’accoppiata mosca-boschi, poi, risulta difficile non pensare a qualche (forse forzato) parallelismo con il romanzo di William Golding, Il signore delle mosche. Ma al momento meglio focalizzarsi su quello che effettivamente porta in scena Cardinal, altrimenti si potrebbe rischiare di rimanere profondamente delusi.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Narrazione dicotomica tra bene e male
  • Procedurale fatto estremamente bene: il caso appare più complesso ed interessante di quello della prima stagione
  • L’elemento narrativo della mosca
  • Scene iniziali e le riprese del corpo mutilato con estrema brutalità
  • Nessun eccessivo sviluppo
  • Caratterizzazione mancata di quasi tutti i personaggi
  • Personaggi secondari gettati alla rinfusa
  • Red accantonata, nonostante qualche estemporanea ripresa (in solitudine)
  • Mero procedurale, al momento

 

Una seconda puntata che convince di più della precedente, ma che fatica a prendere il largo. Sia in termini di valutazione generale, sia in termini di storia: Cardinal sembra aver inserito il freno a mano.

 

Red 2×01 ND milioni – ND rating
Kevin 2×02 ND milioni – ND rating

 

 

 

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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