Star Trek: Discovery 1×13 – What’s Past Is PrologueTEMPO DI LETTURA 6 min

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“We all were sea-swallow’d, though some cast again,
And by that destiny to perform an act
Whereof that’s past is prologue, what to come
In yours and my discharge.”
[William Shakespeare – The Tempest, atto II, scena I]

 

Gli ultimi episodi di Star Trek: Discovery sono stati un susseguirsi di colpi di scena e di capovolgimenti di situazioni: dall’arrivo nel mirror universe fino alla scoperta della vera provenienza e delle reali intenzioni di Gabriel Lorca, passando ovviamente per le rivelazioni su Tyler e Voq e sull’identità dell’imperatrice terrestre, c’è stato poco da annoiarsi. Tuttavia l’arco narrativo ambientato nell’universo parallelo distopico non poteva durare per sempre e giunge a termine con un terzultimo episodio di stagione pieno di adrenalina e frenetico, forse anche troppo frenetico, poiché in quarantacinque minuti succede di tutto: coup d’état di Lorca, fuga e riscossa di Michael e dell’imperatrice, distruzione del mega-reattore a bordo della Charon e conseguente salvataggio di tutti gli universi, morte del villino, ritorno a casa e, tanto per chiudere in bellezza, plot twist finale, come a dire che il meglio deve ancora venire. Del resto il titolo dell’episodio, una citazione tratta dall’ultima opera di Shakespeare, sembra quasi voler dire che quanto visto in questa prima stagione sia solo un prologo alla vera e propria storia che Discovery intende raccontare, e con ancora due episodi e una seconda stagione confermata da tempo non c’è dubbio che di cose da portare in scena ce ne siano.
Ma cominciamo dall’inizio dell’episodio, dalla presa di potere di un Lorca che ha ormai messo da parte l’ambiguità sfoggiata in dodici episodi per diventare definitivamente l’antagonista di quest’arco narrativo. Al di là di una serie di ingenuità di fondo e di coincidenze che la rendono quasi fastidiosamente forzata, come il fatto che l’equipaggio della Buran fosse tenuto prigioniero proprio sulla Charon e non su un’altra nave o la facilità con cui i ribelli si procurano le armi, il successo della rivolta é reso possibile dall’aiuto scientifico del mirror Stamets, creatore di un’arma biologica incredibilmente efficace. L’astromicologo dello specchio è un artefice di morte e distruzione attraverso la scienza, un Oppenheimer biondo e gaio che non esita a barattare le proprie invenzioni con la propria vita, almeno finché Lorca non decide di sbarazzarsene: chiara metafora dei pericoli a cui la tecnologia e il progresso tecnologico possono condurre nelle mani sbagliate. Purtroppo questo interessante aspetto del personaggio è soffocato dalla scelta di fare di Stamets una macchietta per lo più comica, che smorza la tensione drammatica con le sue battutine. La mirror Landry a sua volta si rivela un personaggio anonimo e insulso, tanto quanto la sua controparte originale, anzi si tratta del primo personaggio di Discovery (e forse di tutto Star Trek) in cui le due “versioni” sono praticamente identiche, o perlomeno le differenze non hanno il tempo di emergere, laddove il senso dell’universo dello specchio dovrebbe essere proprio quello di mostrarle e giocarci. E per restare in tema di metafore e parallelismi col nostro mondo, nella retorica che Lorca usa per giustificare il proprio coup d’état e la deposizione della debole Philippa Georgiou Augustus Iaponius Centarius sembra di scorgere una nota trumpiana, un “Make the Terran Empire Great Again” che fa il paio col mantra di T’Kuvma “We Remain Klingon!“.
Jason Isaacs nei panni del villain è semplicemente perfetto e dispiace pensare che bisogna (forse, nella fantascienza non si può mai dire mai) dirgli addio, ma era inevitabile che per il suo personaggio non ci potesse essere alcuna redenzione, alcun pentimento nemmeno in extremis: Lorca è il manipolatore assetato di potere e di vendetta, la figura luciferina che ha sfruttato tutto e tutti (le ricerche scientifiche di Stamets, la fiducia dell’equipaggio della Discovery e di Michael in particolar, l’amore dell’ammiraglio Cornwell) senza il minimo scrupolo morale o la minima esitazione, e finisce vittima della sua stessa arroganza, che lo porta a vedersi come un predestinato e a sottovalutare i suoi nemici, fino al momento di essere ucciso dalla stessa imperatrice che voleva deporre. Per un personaggio del genere non può esserci una seconda possibilità, come invece accade alla Georgiou, già rassegnata a morire eppure salvata da un affetto filiale che supera il tempo e persino lo spazio. Dietro la decisione della Burnham di portare nel proprio universo l’imperatrice ormai in disgrazia c’è sicuramente più sentimento che logica e forse anche il bisogno di alleviare un senso di colpa per la responsabilità, resa o solo percepita come tale, per la morte della prima Georgiou.
Morto un capitano se ne fa un altro, ed ecco dunque Saru assumere finalmente un ruolo che sembra pienamente meritare. Il bislacco, goffo e pavido alieno delle prime puntate ha vissuto un interessante percorso di maturazione e crescita che l’ha portato ad acquisire maggior sicurezza ed esperienza, a guardare alla vita non più col timore della morte dietro ogni angolo ma con la fiducia e la speranza, nonché a superare gli screzi e le diffidenze nei confronti della Burnham. Il discorso che rivolge alla ciurma prima di attaccare la Charon sarebbe stato inconcepibile per il vecchio Kelpiano, ma perfettamente in linea con ciò che Saru é adesso.
Oltre alla morte di Lorca, l’episodio vede la già citata distruzione del reattore a spore della Charon, anch’esso evidente metafora dei pericoli dello sviluppo tecnologico quando porta allo sfruttamento delle risorse naturali senza il minimo freno o preoccupazione per l’ambiente. Qui purtroppo si cade in qualche cliché di troppo, col fine evidente di caricare ulteriormente di dramma la vicenda: dall’impresa della Discovery dipende il futuro dell’intero multiverso, l’attacco è potenzialmente suicida, la quantità di spore necessaria per distruggere il reattore equivale esattamente a tutta la scorta della nave.
Il dilemma della scelta tra la propria egoistica felicità e il sacrificio per il bene del mondo intero è troppo finto, troppo forzato per essere realmente coinvolgente, e in ogni caso il lieto fine è dietro l’angolo. Lieto fine fino a un certo punto, in verità: la USS Discovery torna sì nel proprio universo, ma nove mesi nel futuro, trovandosi di fronte a una Federazione sconfitta dai Klingon e una guerra tragicamente persa. Con una premessa del genere, c’è da sperare che i prossimi due episodi siano davvero esplosivi.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Lorca villain
  • Saru capitano
  • Mirror Georgiou nell’universo “canonico”
  • Colpo di scena alla fine dell’episodio
  • Dispiace dire addio (forse) a Jason Isaacs e il suo Lorca
  • Mirror Stamets ridotto a una macchietta comica
  • Mirror Landry decisamente anonima
  • Diverse ingenuità, forzature e cliché si potevano evitare

 

Qualche ingenuità e cliché in meno avrebbero sicuramente reso “What’s Past Is Prologue” un ottimo episodio, ma anche così chiude in maniera soddisfacente un arco narrativo avvincente e sorprendente, aprendo le porte a un finale di stagione che si spera sia allo stesso livello, se non migliore. E Lorca è uscito davvero di scena o fra viaggi nel tempo e alter ego di universi paralleli sarà possibile rivederlo?

 

Vaulting Ambition 1×12 ND milioni – ND rating
What’s Past Is Prologue 1×13 ND milioni – ND rating

 

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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