Waco 1×03 – Operation ShowtimeTEMPO DI LETTURA 5 min

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“It’s happening… The Fifth Seal, it’s opening.”

Si potrebbe definire l’episodio precedente di Waco come “la quiete prima della tempesta”. Quindi questo episodio altro non è che “la tempesta” vera e propria. 
I primi dieci minuti iniziali, infatti, non lasciano alcun dubbio su quello che sarà il tema principale di questa puntata: l’Operazione Showtime. Una costosa e gigantesca operazione d’assalto da parte delle forze armate americane (abbastanza ironica considerato l’obiettivo e il numero dei nemici) che aveva il solo scopo di dimostrare alla nazione quanto queste fossero cazzute e toste. Il risultato fu uno scontro alla Black Hawk Down che lasciò alle sue spalle parecchi morti e feriti e che diede ufficialmente inizio al “assedio di Waco”.
Lo stile concitato della regia, i continui movimenti di camera e l’uso della steady-cam, oltre a riprese aeree e found footage, sono un perfetto esempio di regia cinematografica applicata al piccolo schermo. Pare veramente di essere dentro un film di Coppola o di Oliver Stone mentre le azioni si susseguono dall’una e dall’altra parte della barricata. In tutti i primi dieci minuti della puntata si avverte una tensione emotiva continua data non solo dalla regia ma anche dalla straordinaria interpretazione di tutto il cast della serie.
Naturalmente esistono diverse versioni riguardo ciò che è effettivamente accaduto durante quella prima sparatoria. Ancora oggi, per esempio, si discute su di chi fu la colpa nel fare fuoco per primo. Dal momento che ogni fatto nella serie deve, in qualche modo, essere giustificato e avendo parecchie fonti a loro disposizione a giudicare dei titoli di testa, gli autori propendono per una ricostruzione plausibile che potrebbe però non corrispondere necessariamente a quanto avvenuto nella realtà. Ma è sicuramente emblematico e metaforico per quanto riguarda il messaggio che la serie vuole lasciare ai propri spettatori. Grazie all’espediente scelto (il falso allarme dato dall’abbaiare dei cani) gli autori mostrano infatti la “fatalità del male” (tanto per far ribaltare nella tomba Hannah Arendt).
Lo scontro mostrato appare dunque ancora più insensato e inutile di quanto già non fosse nella realtà, una bella denuncia al militarismo americano che è al pari del fanatismo religioso della setta dei Davidiani in quanto a pazzia delirante. È proprio questa alternanza tra le due fazioni, così simili tra loro nella loro incoscienza, a rendere veramente interessante l’episodio. In entrambe sono presenti personaggi arrivisti e ingenui in egual misura, cosicché è difficile prendere una posizione netta in merito alla vicenda. L’unica cosa certa è che entrambe si rifanno a un delirio d’onnipotenza intrinseco al loro essere.
Per quanto riguarda la “fazione delle forze armate” da segnalare il ruolo centrale e preponderante che in questa puntata ha Michael Shannon. L’attore che interpreta il capo negoziatore del FBI Gary Noesner ha modo di dimostrare tutte le sue capacità attoriali negli estenuanti dialoghi in cui cerca di intavolare trattative telefoniche con David. La mimica facciale e il tono della voce forzato alla calma e alla comprensione lo rendono il personaggio più umano in assoluto in questo schieramento.
In quello degli “occupati” invece spiccano su tutte le interpretazioni di Paul Sparks e (incredibile a dirsi a giudicare dalla sua recitazione in Supergirl) Melissa Benoist, testimoni inermi di quanto accade intorno a loro, insieme a quella di Andy Umberger che nell’intento di commuovere con la dipartita del personaggio di Perry, forse troppo prematura in quanto si sarebbe potuta tenere almeno per un’altra puntata, magari cercando di approfondire un po’ di più il personaggio.
Inutile ribadire, comunque, che l’interpretazione migliore rimane in assoluto quella di Taylor Kitsch nei panni di David Koresh. Intenso e drammatico al punto giusto, Kitsch regala un grande momento di pathos nella scena della telefonata alla madre durante l’assedio.
Proprio il telefono diventa, in questo episodio, il motore di tutta l’azione. Nonostante, infatti, il fulcro della narrazione sia l’assalto militare alla sede dei Davidiani, non è tanto l’azione quanto i dialoghi a farla da padrone. Gli scontri/incontri tra i vari personaggi scandiscono le varie scene creando quella suspense necessaria che tiene in piedi tutta la puntata. Forse anche troppa suspense, in quanto la puntata risulta, alla fine, quasi un episodio di raccordo troppo allungato, bello ma troppo “pompato”.
Oltre al fatto che il cliffhanger finale pare già presagire il finale della vicenda, troppo presto considerando che ancora ci sono ancora altre tre puntate.
Ad ogni modo, l’utilizzo del telefono non è solo funzionale alla trama ma anche alla metafora che si cela dietro tutta la serie di Waco. L’utilizzo dei media può essere sempre, allo stesso tempo, utile per chiamare soccorsi ma anche per provocare sentimenti di odio. Questo dualismo viene mostrato fin dall’inizio con il personaggio del cameraman che riesce a far cessare il conflitto e il cui video dell’assalto sarà l’oggetto del contendere di tutto l’episodio. La televisione poi, con il suo potere distorcente dei fatti, farà riesplodere una situazione che pareva sul punto di risolversi. La violenza dei media viene così denunciata a fondo nella puntata così come il voyeurismo che sta dietro di essa.
Molto spesso, infatti, è lo sguardo ad anticipare la violenza (vedi le scene che hanno come protagonista sempre il cameraman ma anche la scena dell’uccisione vista dalla finestra del ranch, omaggio indiretto a La finestra sul cortile).
Questi simbolismi e metafore azzeccate rendono piacevole e scorrevole la puntata così come la suspense continua che fa entrare lo spettatore nel vivo della narrazione. C’è sicuramente molta curiosità nel vedere come si svilupperà tutto questo dopo la prima metà di stagione.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Primi dieci minuti
  • Tema del voyeurismo e del potere dei media
  • Telefonata alla madre da parte di David
  • Melissa Benoist incredibilmente recita bene
  • Più spazio a Mark Shannon
  • Ultima telefonata e cliffhanger finale
  • Più dialoghi che azione
  • Morte di Perry

 

Puntata tutta giocata sul filo del telefono. Dialoghi azzeccati e pieni di pathos, interpretazioni di alto livello e più spazio a Michael Shannon. Waco si rivela una delle miniserie migliori uscite in questo periodo ma rimane la domanda su come riusciranno a portare avanti la narrazione nei restanti tre episodi, considerando che l’evento-clou è già avvenuto.

 

The Strangers Across The Streets 1×02 0.73 milioni – 0.2 rating
Operation Showtime 1×03 0.82 milioni – 0.2 rating

 

 

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Laureato presso l'Università di Bologna in "Cinema, televisione e produzioni multimediali". Nella vita scrive e recensisce riguardo ogni cosa che gli capita guidato dalle sue numerose personalità multiple tra cui un innocuo amico immaginario chiamato Tyler Durden!

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