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Waco 1×05 – Stalling For Time

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Sin da quando, nell’agosto 2016, fu annunciata una serie tv basata sull’assedio di Waco, c’erano molti motivi per essere ottimisti: innanzitutto, il tema era molto interessante, anche se conosciuto prevalentemente negli Stati Uniti e ancora molto attuale. Col senno di poi lo è ancora di più ad inizio 2018, dato che tratta di molti temi più che mai in voga: brutalità della polizia, licenze da 25$ per ottenere il permesso di trasformare armi semiautomatiche in armi automatiche, il confine tra libertà di culto e l’estremismo religioso. Inoltre, anche il cast è stato sin da subito di ottimo livello: i primi nomi annunciati, infatti, furono quelli di Michael Shannon e Taylor Kitsch. Non erano assenti, però, anche aspetti critici che hanno spinto molti a moderare il loro entusiasmo: la vicenda in questione, infatti, racconta una situazione di stallo con essenzialmente due momenti di azione vera e propria (l’assedio iniziale, rappresentato magistralmente nei primi dieci minuti di “Operation Showtime”, e l’atto conclusivo di questa vicenda, che vedremo nel series finale); il timore, in questo proposito, riguardava quindi un’eventuale immobilità narrativa, con conseguente sentimento di noia e perdita di interesse da parte degli spettatori. Un ulteriore punto interrogativo era rappresentato dal modo in cui si sarebbero raccontati i fatti. Per quanto riguarda il primo punto, esso è stato ampiamente scongiurato grazie ad una grande gestione della tensione: durante gli episodi, anche durante le scene più innocue, si avverte sempre un certo pericolo imminente. Il secondo punto, invece, è più controverso e merita di essere analizzato in modo più estenso.

Gary: “Do these kids seem abused to you?”
Walter: “No, they sure don’t”
Gary: “Yeah”
Walter: “I’ve seen abused kids. They don’t act like this”
Gary: “These children are loved”

Metacritic, il celebre sito statunitense che raccoglie tutte le recensioni relative a film, serie tv, album e videogiochi e ne fa la media, assegna a Waco un punteggio di 56/100, quindi frutto di giudizi piuttosto freddi e per niente entusiasti. Leggendo alcune di queste recensioni si nota come la criticità maggiore, a detta di molti, consista nella rappresentazione troppo positiva dei Davidiani. Questo punto, come detto anche nell’introduzione, è stato sin da subito abbastanza controverso; gli eventi, infatti, rendevano praticamente impossibile l’uso della classica (e per certi versi superata) dicotomia buoni/cattivi, dato che da un lato si avevano delle forze di polizia totalmente fuori controllo e dedite ad ogni tipo di abuso di potere, mentre dall’altra una setta religiosa all’interno della quale un uomo si professa Agnello di Dio e pratica la poligamia.
Ad un primo sguardo, lo show sembra effettivamente strizzare molto l’occhio a Koresh e ai suoi seguaci, soprattutto nei primi episodi (questo dettaglio è importante perché i critici ricevono, molto spesso, solo alcuni episodi da visionare, non l’intera stagione; ciò spiegherebbe, quindi, la loro impressione); andando avanti nel corso degli episodi, però, si vede come non ci sia l’intenzione di santificare queste persone. Il character di Taylor Kitsch, ad esempio, viene mostrato sempre più come egoista e, soprattutto, manipolatore. L’esempio più lampante, da questo punto di vista, è rappresentato dai discorsi rivolti a coloro che volevano andarsene da Mount Carmel: essi avevano tutto il diritto di andarsene, e lui non li avrebbe fermati, ma avrebbero dovuto rispondere a Dio di questa loro decisione (ovviamente, in persone credenti come quali erano i seguaci, queste parole suscitano un fortissimo senso di colpa). Questo atteggiamento è tanto più grave in questa puntata, perché usato nei confronti di una madre che aveva semplicemente il desiderio di riabbracciare suo figlio, separato dai suoi fratelli maggiori.
Un altro grande difetto del leader è rappresentato senza dubbio dal forte sentimento di superiorità nei confronti dei membri del suo culto. Ovviamente, questa caratteristica è perfettamente normale in una persona che si ritiene il messaggero di Dio, non c’è dubbio su questo; semplicemente, si vuole far notare come strillare “I owe you nothing” a persone che stanno rischiando la vita pur di seguire il suo insegnamento è quantomeno controproducente, e ha l’effetto di allontanare sempre di più queste persone dalla sua figura, invece che avvicinarle.
Una rappresentazione equilibrata, però, non può focalizzarsi solo sugli aspetti negativi di quelle che, in fin dei conti, sono persone abindolate da un leader carismatico; per questo motivo non si può ritenere sbagliata la scelta di mostrare anche i loro momenti di umanità, rappresentati da Thibodeau che insegna alla piccola Serenity a suonare la batteria o il concerto finale.

“Five thousand to one. Those are the odds against us. Five thousand people to every one officer of the law. You know how we keep order with those odds? Because they believe we’re more powerful than we are. We project strength. And the people believe in that strength. So when we sit outside a place like this, for weeks on end, waiting for them to tire we look weak in front of the rest of the whole world. And every angry asshole with a bomb kit starts getting ideas. This is more than a situation now, Gary. This is a symbol. Are we the kind of agency that coddles cop killers? Or are we the goddamn FBI?”

Stando a quanto sapevano le autorità, l’unico reato commesso da David Koresh era relativo ad un possesso illegittimo di armi; per questo motivo, egli sarebbe dovuto essere punito in conformità a quanto stabilito dalla legge. L’ATF, e successivamente l’FBI, hanno invece usato questa situazione per dare una prova di forza, un’esibizione del loro immenso potere. È questo il punto sul quale i due sceneggiatori, John Erik Dowdle e Dennie Gordon, si sono voluti concentrare. I Davidiani non sono persone che ragionano in modo razionale, il loro leader è egoista e con deliri di onnipotenza; queste caratteristiche sono ovvie e vengono date quasi per scontato. Ciò che è grave, in questa situazione, è che le forze dell’ordine si siano comportate in modo addirittura più irrazionale, quando invece sarebbero dovute essere la voce della ragione, la parte razionale del conflitto. Il messaggio dei due autori è assolutamente comprensibile e di forte attualità: che i membri di una setta religiosa non agiscano secondo canoni prestabiliti è preventivabile ed è un problema confinato alla situazione specifica, mentre un abuso di potere di queste dimensioni non si esaurisce al termine di questo assedio, ma rappresenta una criticità che si riflette su tutto il funzionamento dello Stato. Gary Noesner era l’unica voce della ragione, dopo l’allontanamento di Vazquez; le voci della ragione, però, vengono allontanate, emarginate in favore dei Mitch Dekker, di chi è convinto di poter risolvere tutto nel modo più brutale. Le conseguenze di tutto ciò si vedranno nel series finale.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Tutto
  • Nulla 

 

Ad un episodio dal series finale, Waco confeziona l’ennesimo episodio di pregevole fattura, grazie ad ottime interpretazioni e ad un uso sapiente delle tematiche più delicate ed attuali. La benedizione è la logica conseguenza di quanto scritto in questa recensione.

 

Of Milk And Men 1×04 0.78 milioni – 0.28 rating
Stalling For Time 1×05 0.69 milioni – 0.24 rating

 

Romano, studente di scienze politiche, appassionato di serie tv crime. Più il mistero è intricato, meglio è. Cerco di dimenticare di essere anche tifoso della Roma.

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