Grey’s Anatomy 14×16 – Caught Somewhere In TimeTEMPO DI LETTURA 6 min

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Ormai è chiaro: è duro e difficile, dopo tutte queste stagioni, seguire Grey’s Anatomy sempre con la stessa gioia del passato. E’ ancora più evidente, di puntata in puntata, che il sottotitolo di uno dei più amati medical drama potrebbe essere “ne resterà uno solo”, per indicare non solo le perdite subite sul set e che il set subirà ma anche per indicare coloro i quali continuano, da irriducibili, a guardare lo show.
Noia, ripetizione e scoramento sono solo alcuni dei sentimenti che colgono il malcapitato e tutto ciò monta di minuto in minuto. Lo si è già detto, più volte, mancano molte cose in questo Grey’s Anatomy, troppo concentrato sul macinare episodi e poco interessato a realizzare, si badi bene, non un capolavoro, ma almeno un prodotto che si lasci guardare, troppo interessato a dare duri colpi allo spettatore invece di creare un rapporto di fiducia con lui. Rhimes non è una madre benevola ma una matrigna che, crudele, è sempre pronta a sacrificare la sua stessa creatura, è un lupo, travestito da nonna, come nella storia più famosa, pronto a saltare addosso alla preda e a sbranarla. E’ stata da sempre capace di rompere le impalcature su cui si è costruito il fenomeno Grey’s Anatomy, ha eliminato sempre in maniera violenta i suoi protagonisti e anche in questo episodio si può notare che qualcosa sta accadendo ai danni di due dei personaggi più amati dello show, Arizona e April. La stampa ha raccontato che le due attrici lasceranno lo show a fine stagione ed è dunque chiaro che la vicenda diegetica delle due dottoresse viene letta diversamente alla luce di questa notizia: la tristezza di Sofia, la figlia di Arizona, il desiderio di tornare a New York fanno pensare che la pediatra lascerà l’ospedale per seguire la bambina, la perdita di lucidità di April, i suoi scatti d’ira fanno credere che questo stato di cose può solo peggiorare.
Andiamo con ordine però. “Caught Somewhere In Time” ruota intorno al tempo, fin troppo veloce, vorticoso, spaventoso: c’è chi arriva troppo tardi (April), chi è ancora in tempo (Jackson e Maggie), chi si accorge di non avere preso in considerazione varie strade ed ora è arrivato il momento di farlo (Owen e Teddy). Lo si capisce non solo dal titolo ma anche dalla paziente di Miranda e di Jo che inizia a parlare di quanto vorrebbe avere una macchina del tempo, la vorrebbe anche lo spettatore che da una parte è intrappolato in questo mondo, tra camici bianchi e malattie incurabili, dall’altra spera di chiudere gli occhi e ritrovarsi alla fine di questa eterna e lunghissima stagione. Meredith la userebbe, tornando indietro, per scoprire se la madre ha veramente tradito la sua amica Maria Cerone, escludendola da un progetto milionario, Owen la userebbe per conoscere il futuro e scoprire se ci sarà una storia tra lui e Teddy.
Grey’s Anatomy vive da molto un momento di stanca, con le sue storie non riesce più a catturare l’attenzione del pubblico come faceva nelle scorse stagioni, la sua tecnica è quella di mettere insieme varie storyline cercando di dare una qualche uniformità. Si tenta qui di tornare al vecchio sistema intrecciando questioni sentimentali (la nuova storia tra Jackson e Maggie) ed esistenziali (Meredith, April, Owen e Amelia) con quelle prettamente mediche (i casi di Arizona e Karev, della Bailey, la vaginoplastica di Jackson e Catherine) ma il risultato non è quello sperato, infatti l’intero episodio manca di mordente e forza narrativa.
Dovrebbe esserci un filo rosso che tiene tutto insieme invece questo non regge e si sfilaccia, ciò che resta è uno stanco, flebile respiro, così si “riportano in vita” personaggi del passato, smantellandoli e facendo perder loro credibilità (la madre di Meredith), si riesumano altri per riaprire vecchie ferite (Teddy) e, per raschiare il fondo del barile, si stringono nuovi rapporti che sarebbero dovuti nascere molto prima (Maggie e Jackson).
Di noia in noia si passa da una storyline all’altra senza troppe emozioni. Certo, qualcuna risulta migliore delle altre ma non basta. Così da una parte c’è quella di Meredith che decide di rinunciare al suo progetto proprio a causa dei problemi (ipotetici) tra la madre e Maria Cerone mentre Jo tenta di dissuaderla perché questo progetto è fin troppo importante per lasciarlo cadere nel nulla, dall’altra c’è Arizona che si trova nel bel mezzo di un dramma familiare e si accorge di quanto è fortunata (uno dei pochi momenti positivi è quando la dottoressa è con la figlia che porta con sé al lavoro). Se nel primo intreccio è interessante il rapporto tra Jo e Meredith così diverse e così lontane in passato, ora molto più vicine grazie al cambiamento che Jo ha subito in questa stagione, nel secondo emerge con forza la componente materna insita in Arizona, elemento in secondo piano da quando la figlia aveva seguito l’altra madre a New York.
Si mescolano ancora le vicende di Owen e Amelia, invischiati in una relazione di solo sesso, che, entrambi con “il proprio cancro” – per l’uno Teddy, per l’altra la malattia -, finalmente parlano e si dicono delle cose per la prima volta (uno dei loro problemi era proprio l’incomunicabilità), e di Maggie e Jakson, pronti a iniziare una storia che si prospetta essere molto lunga. Questi ultimi sembrano non aver fretta e riescono a superare i primi incidenti di percorso (l’essere visti, mentre si baciano, dai rispettivi genitori) senza troppe elucubrazioni mentali, elemento fondamentale di tutte le storie di Grey’s Anatomy.
A rompere questo flusso c’è la storia di April, in crisi, fuori dal suo personaggio, in balia di se stessa; la scenata durante l’esercitazione è ben costruita, monta come la marea, alternando momenti d’ira a momenti di disperazione. Finalmente la donna butta fuori tutto ciò che sembrava aver nascosto per tutto questo tempo, bevendo e vivendo una vita che non aveva mai vissuto, parla di quei fantocci, su cui i medici si esercitano, dando una vita a ciascun corpo vuoto, uno di questi “apparteneva” alla paziente che aveva perso poco tempo prima, la cui morte ha dato inizio alla caduta libera della Kepner. Attorno a lei tutti la guardano con tenerezza e preoccupazione, con lo stesso sguardo dello spettatore. Questo è sicuramente uno dei momenti più intensi dell’episodio che però non riesce a sollevare tutto il resto.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • April e il suo scatto d’ira
  • Arizona e la piccola Sofia
  • Noia, noia, noia
  • Troppe storyline e nessuna ben raccontata
  • Il tempo in realtà non è un vero e proprio tema
  • I corsi e ricorsi

 

L’episodio delude le aspettative, continuando la caduta libera della serie. Interessante e paradossale il fatto che alcuni dei momenti più riusciti della puntata vedono come protagoniste due attrici che alla fine della stagione lasceranno lo show.

 

Old Scars, Future Hearts – 14×15 7.18 milioni – 1.7 rating
Caught Somewhere In Time – 14×16 7.51 milioni – 1.9 rating

 

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