Barry 1×06 – Chapter Six: Listen With Your Ears, React With Your FaceTEMPO DI LETTURA 3 min

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“Something simple. Just tell her you love her.”

A pochi episodi dalla conclusione, Barry mette in mostra un episodio riempitivo che allo stesso tempo riesce a far progredire la trama orizzontale. E’ difficile riuscire a trovare una serie tv così capace nel gestire il tempo a propria disposizione: assenza totale di scene fini a se stesse, personaggi secondari non utilizzati come mero sfondo ma chiamati in azione più e più volte. Insomma, la nuova comedy di casa HBO continua a mostrare una qualità sopraffina riuscendo a far viaggiare lo spettatore su due rette parallele che si intersecano per quanto riguarda alcuni punti, ma che vengono percorse ed intrattengono in maniera totalmente differente.
Da una parte abbiamo una comicità tagliente, a tratti quasi demenziale ma che riesce a suo modo ad intrattenere: l’introduzione del personaggio di Taylor è riuscita a rendere ancora più accattivante sia questo sotto-elemento comico, sia la porzione di trama relativa al vero e proprio lavoro di Barry.
Dall’altra parte, opposta a questa linea comica, abbiamo la meta-narrazione e il doppio senso quasi filosofico che la serie nasconde in ogni sua singola scena. In tal senso, è il sottotesto a farla da padrone.
Ciò che viene detto a Barry durante le lezioni di recitazione, infatti, all’apparenza risultano essere banali consigli, mezze frasi non importanti. Ma decontestualizzate ed inserite nel difficile contesto sociale che Barry sta vivendo (tra voglia di cambiamento e ricerca dell’amore), risultano essere tremendamente potenti e capaci di spezzare quell’energia che Barry ha sempre dimostrato.

“Look at what this chick does to this dude’s asshole.”

La frase “It’s hopeless, Barry. Gite it the fuck up” al momento risulta congeniale all’esercizio che Barry sta eseguendo durante la lezione, ma applicato alla sua vera situazione relazionale con Sally, il peso specifico della frase cambia radicalmente e diventa quasi un macigno da sopportare e riuscire a concepire.
Barry è una rappresentazione visiva funzionale rispetto a quanto le buone intenzioni, il desiderio e le capacità di una persona non bastino nel momento in cui viene a mancare supporto e/o aiuto esterno (inteso anche come semplice fortuna): ogni singola persona, nella sua solitudine, non può riuscire a raggiungere determinati obiettivi, non perché ne sia incapace, ma perché una spalla sulla quale contare è fondamentale per ogni singolo individuo. E’ singolare che proprio Cousineau, parlando con Sally, le ricordi l’importanza della coralità (nel dialogo intesa come coralità scenica, ma nella serie intesa come coralità di vita): i monologhi sono entusiasmanti, intrattengono ed evidenziano le capacità del singolo attore. Ma sono le scene corali, il sapersi plasmare agli altri che rendono davvero validi gli attori e più in generale le persone.
E Barry, la serie, funziona proprio per tale motivo: è un racconto corale che riesce a reggersi in piedi senza dover richiamare a tutti i costi in scena il protagonista indiscusso. Trattandosi della prima stagione e di quanto poco si è cercato di caratterizzare i personaggi secondari, questa capacità di reggersi in piedi da sé è a dir poco eccezionale.
La puntata si conclude con un veloce cliffhanger che non concede modo allo spettatore di comprendere appieno ciò che sta vedendo: Barry viene trascinato nell’ennesimo attacco suicida di Taylor. Ma questa volta il risultato è tremendamente diverso, pericoloso e fondamentale visto e considerato che mancano semplicemente due episodi alla conclusione di questo show, fin qui inattaccabile sotto ogni punto di vista.
Siamo ripetitivi nel parlare sempre bene di Barry? Forse, ma per una volta è cosa buona e giusta godersi un bello show.

“Watch how much this guy jizzes. Fucking shame.”

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Taylor
  • La scena del dialogo tra Barry e Taylor
  • Personaggi secondari
  • Sviluppo della trama orizzontale
  • “Oh my god. No one cares. It’s so boring. Every day with ‘kill my brother'”
  • Finale di puntata

 

Il rumore. L’attesa. La realtà che colpisce forte come un gancio in faccia.

 

Chapter Five: Do Your Job 1×05 ND milioni – ND rating
Chapter Six: Listen With Your Ears, React With Your Face 1×06 ND milioni – ND rating

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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