The Generi 1×02 – HorrorTEMPO DI LETTURA 4 min

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“Volete morire di grassi?”

Dopo un primo episodio dal taglio introduttivo, nonostante buona parte del minutaggio dedicato alla presentazione dei cliché narrativi presenti nei film con ambientazione western, The Generi cambia nuovamente location e introduce lo spettatore ad un nuovo genere: l’horror.
Forse anche grazie al genere presentato, sfondo di un maggior numero di parentesi comiche, “Horror” intrattiene in puro stile Maccio Capatonda, riuscendo a non risultare ridondante, scontato e senza nemmeno scadere in battute poco coinvolgenti.
Gianfelice si ritrova a Killer Place, nonostante fosse convinto che per salvarsi fosse sufficiente uccidere lo sceriffo nel precedente episodio: il loop di generi sembra proseguire e, anzi, l’uccisione dello sceriffo era strettamente correlata alla possibilità di Gianfelice di proseguire il proprio percorso accrescitivo. Ecco quindi Killer Place, una grossolana rappresentazione di tutti i cliché narrativi dei film di genere horror. Non è un caso, visto e considerata l’analisi proprio degli elementi tipici degli horror, che il film riprenda visivamente ed idealmente la pellicola Quella Casa Nel Bosco (2012), dove gli stessi cliché narrativi venivano presentati non come sfortunate conseguenze del caso, bensì macchinose costruzioni di una società che tramite questo tipo di sventure lucrava e teneva a bada gli Antichi Dei.
Capatonda mette da parte tutta la questione antologica e quindi tutta la corposa trama del film, inspessisce la venatura comica-demenziale e porta a casa un grande successo di divertimento puro e semplice. Partendo già dai personaggi, figurativamente l’opposto di quello che il pubblico è solito vedere in questo tipo di pellicole, fino ad arrivare alla casa in sé, l’episodio vive di cliché perfettamente presentati e portati all’eccesso.
Per esempio:
– botole: “Questa è la classica botola, la classica botola. Adesso se la vedono questi qua siamo fritti. No! Un’altra botola? Ma come è possibile? Ma che cazzo è, sta casa è piena di botole? La botola a muro? Pure? Ma dove si è mai vista la botola a muro?”;
– la vittima sacrificale iniziale: “Eccolo qua! Questo è il classico cretino che muore per primo”;
– oggetti presenti nella casa e segnalazioni di pericolo: “Ma no, come apriamolo! C’è scritto “NON APRIRE MAI”. Se c’era scritto “APRIRE SEMPRE” lo aprivamo. Non lo apriree… eccolo qua, questo è il libro della morte!”;
– l’impossibilità della fuga: “Ecca’la, è la classica cosa da film horror: si è rotta la macchina, non parte e mo ci amazza, pure a me, pure a te. Tutti quanti. Ma vaffanculo va”;
– l’inevitabilità della fine e della morte: “Ha detto che “soffriggere non è mica friggere” e questo è il risultato”;
Ma l’episodio cerca anche di rompere gli indugi, proprio grazie al personaggio di Gianfelice, calato nel contesto narrativo come se fosse proprio lo spettatore. E le sue reazioni sono di riflesso quelle che qualsiasi spettatore avrebbe nell’approcciarsi ad un pessimo b-movie horror:
– lucidità: “Ragazzi, fermi un attimo. Praticamente ho fatto delle deduzioni noi siamo in una baita isolata nel bosco, si chiama Killer Place e già il nome non è che mi sembra un nome po-po da favola poi è arrivato il classico vecchio che ci ha detto ‘morirete tutti, morirete tutti’, cioè mi sembra un classico scenario da film horror”;
– razionalità: “Sono imprigionato qua. E mo che faccio qua? Vabbé tanto io adesso, niente adesso io rimango qua e mi rifaccio una vita qua. Magari mi coltivo un orto. Sto qua. Tanto col cazzo che friggo”;
– richiamo all’ordine: “Ma ragazzi ma che cazzo è? Siete pazzi?”
Eppure, proprio come nello scorso episodio, Gianfelice non sembra poter controllare totalmente la situazione di cui è protagonista, quindi ecco che viene forzato ad entrare a far parte della trama, quasi la stessa volesse a tutti i costi andare a cercarlo.
Nonostante ciò, armato di razionalità e lucidità Gianfelice riesce a concludere anche questa sua seconda tappa narrativa, procedendo quindi la sua personale esplorazione del loop. Un loop di cui al momento si fatica a scorgere la fine, ma che fa tutti contenti.
Forse Gianfelice Spagnagatti un po’ meno.

 

Jimmy: “Ragazzi è successa una cosa terribile”
Gianfelice: “Si è messo cattivo tempo?”
Jimmy: “Steve è stato ucciso!”
Gianfelice: “Ma va? Io lo sapevo, io lo sapevo. L’avevo detto che qua morivano le persone”

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Maccio Capatonda Show aka The Generi

 

La stitichezza è una brutta bestia.

 

Western 1×01 MIMMO milioni – 0.MIMMO rating
Horror 1×02 MIMMO milioni – 0.MIMMO rating

 

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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