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Poldark 4×07 – Episode 7TEMPO DI LETTURA 6 min

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Nel 1975 esce nelle sale uno dei migliori lavori di Stanley Kubrick, Barry Lyndon, adattamento di un romanzo di William Makepeace Thackeray. Due anni dopo, nel 1977, un allora sconosciuto regista britannico, tale Ridley Scott, esordisce col suo primo lungometraggio The Duellists, potente metafora della parabola napoleonica tratta invece da una novella di Joseph Conrad. Passano altri quarantuno anni, arriviamo all’estate del 2018 e la BBC manda in onda il settimo episodio della quarta stagione di Poldark, ancora una trasposizione di un’opera cartacea. Cosa hanno in comune i due capolavori del cinema succitati e l’ultima puntata della serie con Aidan Turner andata in onda domenica scorsa? Tante cose, ma quella che più conta per il discorso che si sta facendo è questa: la centralità narrativa affidata al duello, uno dei comportamenti più rappresentativi di un’intera epoca e insieme uno dei meno comprensibili dalla mentalità odierna. In Barry Lyndon, un duello dà inizio alle peripezie del giovane Redmond Barry e un duello chiude tragicamente la sua scalata sociale; in The Duellists, l’ossessione dello scontro tra D’Hubert e Feraud rappresenta il filo conduttore dell’intera vicenda; in Poldark, la sfida lanciata da Monk Adderley a Ross rappresenta l’ultimo anello di una catena di eventi che finiscono per scavare l’ennesimo solco tra il moro e la moglie e per far pendere sulla testa di lui una gigantesca spada di Damocle legale.
Già nella prima stagione c’era stato un duello con le pistole, tra Francis e il capitano Blamey, che aveva aperto una finestra sulla mentalità e sui costumi dell’epoca mettendo in luce il contorto e autodistruttivo senso dell’onore di gentiluomini disposti a sacrificare la vita piuttosto che chiedersi semplicemente scusa; quello, però, si era svolto in Cornovaglia, all’estrema propaggine del mondo britannico, dove le leggi di Sua Maestà che vietano questa pratica non arrivano, se non flebili e facili da infrangere. A Londra, invece, le cose sono diverse e il tema dell’illegalità del duello è ampiamente sottolineato: lo scontro tra i due avversari non si svolge subito dopo l’offesa, ma è preparato meticolosamente, in modo che si svolga alle prime luci dell’alba, in una zona appartata, per ridurre al minimo il rischio di spettatori accidentali, e prima che la sfida inizi il consiglio che Monk dà all’avversario è di scappare via nel caso riesca a ferirlo, invece di fermarsi a soccorrerlo.
Sul personaggio del capitano Adderley vale la pena spendere qualche parola perché, nonostante la breve permanenza sullo schermo, è riuscito a imporsi nel giro di mezzo episodio come una delle figure più sgradevoli della serie, capace di rivaleggiare in tal senso con George Warleggan e Osborne Whitworth. Il suo serrato corteggiamento a Demelza, reso ancora più rivoltante dalla presenza di una scommessa con George stesso, è sfacciato e volgare, è la battuta di caccia di un predatore che ha fiutato una preda in apparenza debole e la assale da ogni angolazione possibile; non ha niente a che vedere il sentimento autentico e la poesia messi in campo da Hugh e forse ciò che ferisce di più la rossa quando il marito dubita della sua fedeltà non è tanto il dubbio in sé, ma l’aver equiparato il rozzo e triviale Monk ad un autentico spirito artistico quale era il defunto Armitage. Si stenta quasi a credere che un tizio così meschino possa chiamarsi Monk, monaco, ma d’altronde se l’abito non fa il monaco non lo fa nemmeno il nome. Dal canto suo, Demelza si dimostra ancora una volta incarnazione di una femminilità complessa e sfaccettata: sa essere forte, degna figlia di minatori, quando si tratta di respingere le avances di Adderley, ma non può fare a meno di mostrarsi inesperta e ingenua a contatto con una società troppo sfavillante, appariscente e ipocrita rispetto a quella in cui vive abitualmente; e sa rivelarsi fragile, molto fragile, quando l’uomo che ama non ha fiducia in lei, le rinfaccia per l’ennesima volta il tradimento (comportamento che sarebbe legittimo se non venisse da uno che ha fatto di peggio), le nasconde il duello. Stretta tra un mondo in cui non c’è posto per una popolana della Cornovaglia e una situazione matrimoniale ancora una volta in crisi, tornare in Cornovaglia rimane per lei l’unica strada da percorrere.
La mancanza di fiducia, il dubbio, la diffidenza tornano a fare capolino anche nella vita coniugale di George ed Elizabeth, quando ormai sembrava che la questione fosse stata sepolta. A dare nuova linfa, se non addirittura a resuscitare i sospetti del Warleggan è un innocente e tutto sommato stupido commento di Geoffrey Charles sulla somiglianza fisica tra Valentine e lo zio Ross, una battuta pronunciata senza nemmeno pensarci e che tuttavia diventa la miccia di una nuova tragedia. L’idea di non essere il vero padre del proprio adorato erede divora e corrode così tanto l’animo di George da far venire meno il suo naturale aplomb, la flemma con cui solitamente fa buon viso a cattivo gioco ogni volta che il Poldark ha la meglio: il gesto di scagliare in faccia all’odiato rivale le dieci ghinee della scommessa contratta con Monk, per di più in un luogo pubblico, alla presenza di testimoni, non può essere conseguenza della sola frustrazione per non aver trovato prove che collegassero Ross alla morte di Adderley. E’ in momenti come questi che George farebbe pena tanto quanto gli altri personaggi, se non fosse un pezzo di merda una gran brutta persona che per via del karma sta ricevendo meritatamente tutto il male che ha seminato, anzi forse nemmeno sta soffrendo abbastanza.
Chi invece non merita più di soffrire ma anzi avrebbe diritto a un bel po’ di gioia è Morwenna, che è passata da una condizione coniugale infernale a una vedovanza ancora più infernale, tra una suocera che la odia e una gravidanza indesiderata; anzi, paradossalmente l’aborto subito diventa non un’occasione di cordoglio ma di gioia, una liberazione dall’ennesimo fardello che non avrebbe potuto portare. In “Episode 7” arriva finalmente il tanto atteso confronto con Drake, ma chi si aspettava un lieto ricongiungimento dei due sfortunati innamorati resterà deluso. Si palesano finalmente le ragioni del rifiuto all’indomani della morte di Osborne ed è peggio di quanto si potesse pensare: quello di cui soffre Morwenna è il trauma di chi ha subito la violenza, ha vissuto il sesso nella maniera più abietta e crudele e adesso non si sente più capace di lasciarsi andare con un altro, fosse anche l’amore della vita. E’ il dramma che molte donne hanno vissuto nella storia e continuano a vivere e il fatto che all’epoca in cui è ambientato Poldark non esistesse il concetto di stupro coniugale non rende meno drammatica la situazione della sventurata agli occhi dello spettatore del XXI secolo, abituato peraltro a dibattiti e fatti di cronaca che continuano a porre in primo piano questo tipo di tematiche. Sia chiaro, Poldark non è The Handmaid’s Tale, ma pensare che sia capace tanto di gettare luce su un mondo vecchio di due secoli tanto lontano da noi e nello stesso tempo di evocare temi che ci toccano così da vicino rende sicuramente più stimolante la visione e la riflessione sull’episodio.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Monk vs. Ross
  • Demelza, donna forte e fragile nel contempo
  • Il confronto tra Drake e Morwenna, breve ma intenso
  • George Warleggan merita di soffrire
  • Niente di rilevante

 

Il penultimo episodio di quest’anno ha gettato le basi per un season finale a dir poco scoppiettante, tra nuove minacce che pendono sui protagonisti, crisi matrimoniali, traumi e problemi che non accennano a risolversi. A questo punto, però, almeno un paio di liete risoluzioni sarebbero gradite.

 

Episode 6 4×06 ND milioni – ND rating
Episode 7 4×07 ND milioni – ND rating

 

 

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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