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Fosse Verdon 1×07 – NowadaysTEMPO DI LETTURA 4 min

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You’re about to witness a story of greed, exploitation, adultery and treachery. All the things we hold near and dear to our hearts.

L’incipit qui sopra, a cura di una Gwen in frac, calza perfettamente sia alle vicende matrimoniali della protagonista sia a quelle narrate nel musical Chicago. Per questo, la puntata rimbalza sapientemente dalla vita reale alla finzione scenica, con Gwen, appunto, a fare da “maestro concertatore” e filo conduttore, in modo del tutto analogo a quanto visto con Bob nell’episodio precedente.
Si comincia nel 1960, con una richiesta di matrimonio giunta al termine di una furiosa litigata, perché Mr. Fosse proprio non riesce a tenere le mani a posto ed è andato a letto con una ballerina di fila. Poi lui si lamenta se niente è perfetto nella vita, doveva solo scegliere con più cura il momento in cui fare una proposta così importante.
Si passa, poi, per i tentativi della coppia di avere un figlio, mediante inseminazione artificiale ed una richiesta di adozione. Quest’ultimo aspetto è trattato con particolare cura, perché le scene dei colloqui con gli assistenti sociali sono alternate ai versi della canzone Razzle Dazzle. Originariamente, il pezzo è cantato dall’avvocato senza scrupoli Billy Flynn, il quale si assume il compito di far assolvere Roxy Hart nel processo per aver ucciso il marito. La ragazza è colpevole, voleva liberarsi del coniuge considerandolo un ostacolo nella sua scalata al successo, ma lui riuscirà talmente bene nell’intento da trasformare in star dello spettacolo sia lei sia Velma Kelly, la sua compagna di cella. Uscendo dalla bocca di Michelle Williams, sottolinea come ci siano marciume e squallore dietro la facciata scintillante da persone di successo offerta al mondo da Fosse e Verdon.
Il successo, va detto, ha comunque un gusto amaro: arriva Nicole, ma il padre è così abituato ai tradimenti da dar del suo anche agli altri, dubitando che la figlia sia sua. Gwen si è sbattuta ha battagliato per anni onde ottenere i diritti di Chicago, ma quando alla fine riesce ad andare in scena è ormai arrivato il 1975 e lei ha passato l’età per il personaggio di Roxy, da lei tanto sognato e deve assistere al trionfo di Liza Minnelli nello stesso ruolo (non è colpa di nessuno se Gwen Verdon era nata nel 1925 e Liza Minnelli è nata nel 1946).
Non per caso proprio il personaggio della protagonista di Chicago è stato nominato, in mezzo ad alcuni altri, come buona ragione per restare con Bob, sopportando tutte le sue infedeltà e i suoi problemi, in un dialogo fra Gwen e Ann Reinking. Non a caso, inoltre, viene citato di nuovo il bambino abbandonato da una giovanissima Miss Verdon per inseguire sogni di gloria. Queste scelte di vita sono parte integrante del marciume e dello squallore nascosto sotto lustrini e riflettori.
Il maggior beneficiario del successo del musical sembra essere proprio Bob Fosse, ma pare non accorgersene nemmeno, impegnato com’è a procurarsi la dexedrina, senza la quale non si sente in grado di lavorare, ma di nascosto, dato che ci sono già gravi problemi con l’assicurazione dovuti al suo recente infarto. Non esita a mettere in mezzo la ballerina di turno e questa è un’altra magagna da seppellire sotto la facciata dei numeri tutti e sempre meravigliosamente coreografati.
Resta da vedere quanto saprà godere Nicole, nel cui nome la madre ha combattuto per portare Chicago sulle scene e ora destinataria dei ricchi proventi del musical. Il prossimo episodio, ultimo di questa miniserie, si intitola “Providence”, il suo secondo nome, e forse tratterà proprio questo argomento.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Intreccio fra realtà e finzione
  • Sempre alta qualità dei numeri di danza
  • L’ormai proverbiale tatto di Mr. Fosse 
  • Il lato oscuro del successo

 

Se questa miniserie si proponeva di rappresentare la biografia dei personaggi senza farne dei santini, senza dubbio ci è pienamente riuscita. Anche l’obiettivo di portare sullo schermo i pezzi forti della produzione di Bob Fosse senza snaturarli, ma reinterpretandoli, è pienamente raggiunto. Unico appunto: una piena fruibilità di questo episodio richiede una buona conoscenza del musical Chicago, ma per quello chi non lo ha visto a teatro, ad esempio nella versione italiana con Lorenza Mario, c’è sempre il film del 2002 con Renée Zellweger, Catherine Zeta Jones e Richard Gere.

 

All I Care About Is Love 1×06 0.3 milioni – 0.12 rating
Nowadays 1×07 0.3 milioni – 0.07 rating

 

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