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Too Old To Die Young 1×04 – Volume Four: The TowerTEMPO DI LETTURA 5 min

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Viggo: Once there was just men and nature.
Then men came bearing crosses. We used to believe that we were the center of the universe. That the sun and the stars all revolved around us.And we spent the last 500 years since Copernicus in this slow crawl to where we are now, to this pinnacle of human achievement.
Where we finally bent nature to our will.
We split the atom. We broke the fabric of reality.
That’s how far we’ve come. Now the lights of our cities stretch further than the stars in the sky. But the more perfect society gets the more psychotic we become.

 

Al quarto episodio, o meglio “quarto volume”, dalle parole di Viggo arriva il manifesto di Refn sull’umanità, o, almeno, su quella catturata da Too Old To Die Young. Il lungo discorso dell’ex agente dell’FBI, oltre ad offrire una visione dura e cinica di quello che siamo diventati, ha anche il merito, poi, di aiutare senz’altro ad interpretare meglio la serie, specie per chi fino a questo momento ha riscontrato una certa difficoltà a entrare in sintonia con le vicende di Martin & co. Sembra quasi, insomma, che dopo il lunghissimo preambolo dei primi tre episodi, il regista danese abbia ora deciso di rivolgersi direttamente allo spettatore, per bocca di uno dei suoi protagonisti, dicendogli chiaramente:”se non l’hai capito, ecco di cosa sto parlando”.
Certo, non che gli eventi raccontati da Refn in precedenza fossero chissà quanto incomprensibili, ma sicuramente il ritmo adottato fin qui, che definire blando è un eufemismo, può aver contribuito a rendere la visione quantomeno ostica ai più. Una lentezza, però, che adesso appare in qualche modo giustificata dalla rivelazione della natura estrema e, appunto, “psicotica” del protagonista. Come se la presentazione di Martin come individuo ai margini della società, necessitasse prima di una resa verbale e comportamentale (cioè dai tempi altrettanto “estremi” come lui), per poi chiarirla visivamente una volta per tutte, vedi la scena che lo vede impassibile al centro dell’inquadratura mentre attorno a lui inneggiano deliranti al fascismo. Un percorso di consapevolezza, interiore per il personaggio ed esteriore per lo spettatore, cominciato già con il “volume tre“, quando Martin confessa a Viggo, durante il loro primo incontro, il “vuoto” che prova nell’uccidere qualcuno. Proprio la divisione in capitoli, inoltre,  riporta ad una narrazione letteraria più che audiovisiva e in un romanzo, non a caso, c’è tutto il tempo di leggere i pensieri del protagonista, le sue paure e i suoi dubbi iniziali, che solo durante il “viaggio” troveranno risposta.
“The Tower” mette in scena allora, prima a parole poi con i fatti (gli omicidi in serie della “strana coppia” Viggo/Martin), la nichilista visione della vita che accomuna i diversi personaggi in gioco, per quanto non tutti l’affrontano allo stesso modo. L’episodio, non a caso, comincia con Martin e Janey, legati dal proprio disagio nei confronti della vita, sentimento che quindi non fa alcuna distinzione anagrafica. Perfetto esempio del malessere dalla ragazza, il suo momento con un sempre più bravo Baldwin, che sveste per un attimo i panni del genitore eccentrico per vestire quelli del padre amorevole. L’elenco dei successi della figlia, però, non ha gli effetti sperati e si conclude con la sottile ammissione di lei: niente di tutto ciò ha davvero importanza, se non può condividerlo con la madre. Martin, d’altro canto, ha ormai trovato il modo di incanalare tutte le sue pulsioni grazie a Viggo e Damian, così simili a lui nel cinismo esistenziale e allo stesso tempo completamente differenti nella pratica e nell’ideologia personale. Se infatti Martin ha sempre “tempo” per farsi domande (ulteriore spunto per giustificare la sua caratterizzazione), il boss criminale si mostra ben più pragmatico e consapevole della natura “crudele” del mondo.
It’s a cruel world” diventa così la chiave di tutto l’episodio. Un mondo che dietro la fascinosa bellezza delle inquadrature di Refn, nasconde una inaudita e terribile violenza, vedi l’assurda scena della richiesta del prestito. In questa società “psicotica” c’è chi sceglie di arrendersi, chi di adattarsi e chi piuttosto di usufruire di quest’insana follia per scopi altruistici, ed è esattamente su questo livello che si consuma, invece, la differenza di Martin con Viggo. L’uomo non ha la sua stessa sete di sangue, ha davvero una morale e, profondamente malato, prima di morire (in stile “heisenberghiano”) vuole usare quel tempo che gli rimane per “proteggere gli innocenti”. Una divergenza ideologica che scaturisce nel finale,  quando lo si vede “andare a caccia” puntando lo stesso Martin, in un interessante cliffhanger che rappresenta anche il primo tocco veramente seriale della scrittura di Refn.
Proprio come in un romanzo, allora, col “volume quattro” ecco arrivare le prime risposte. Non è forse un caso, in questo senso, se si tratta dell’episodio più breve, almeno fino ad ora. In “The Tower” c’è tutto il cinema di Refn, che si rapporta indissolubilmente ai suoi personaggi, spesso sociopatici e “psicotici” (vedi l’indimenticato Drive su tutti), catturandone la natura esistenziale nel modo meno naturale possibile. Una realtà cioè fatta di silenzi infiniti, luci al neon artificiali, inquadrature costruite come veri e propri quadri, in cui si muovono però personaggi profondamente umani. Un ossimoro continuo e vivente, quindi, come il titolo stesso della serie,  come un sicario, che ha solo “sete di sangue” ma anche una “morale”.

 

Damian:You want the blood. Not the money.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • It’s a cruel world
  • Il monologo di Viggo 
  • Martin e Janey
  • La “strana coppia” Viggo/Martin 
  • Il momento tra Janey e il padre 
  • Billy Baldwin, sempre meglio 
  • You want the blood. Not the money.” 
  • Il cliffhanger finale 
  • Stavolta poco o nulla, persino il ritmo è decisamente migliorato
  • Lo stile Refn comunque è destinato a dividere sempre, anche se non è per forza un male, anzi 

 

Col suo “volume quattro”, Too Old To Die Young svela finalmente le proprie carte. È stata una lunga (per alcuni bellissima, per altri estenuante) attesa, ma se il risultato è questo, ne vale sicuramente la pena.

 

Volume Three: The Hermit ND milioni – ND rating
Volume Four: The Tower ND milioni – ND rating

Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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