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When They See Us 1×03 – Episode 3TEMPO DI LETTURA 4 min

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“It was a nice night. That’s all. We was just hanging out.
They say “boys will be boys”. When they say “boys,” they not talking about us. They talking about other boys from other places.
When did we ever get to be boys? I can’t be something I’m not. I ain’t a citizen. They don’t want me to be. I don’t even want to be.
I’m somewhere I don’t know.
Half in, half out no matter where I go.” 

Il dramma dei ragazzi passati alla cronaca come i “Central Park Five” prosegue con un terzo capitolo che mantiene alti quegli stati d’animo di rabbia e ingiustizia che accompagnano la visione sin dal primo episodio di questa serie.
La storia realmente accaduta che Ava DuVernay ha voluto portare in scena, a poco più di due settimane dalla sua data di rilascio, ha catalizzato fortemente l’attenzione sia della critica che del pubblico, portando When They See Us a conseguire il primato su Netflix come serie con il maggior numero di visualizzazioni giornaliere sin dal suo esordio. E non è certamente difficile capirne i motivi. La voglia di continuare la visione di questo drama si mantiene sempre alta, spinti dal desiderio di scoprire cosa ha riservato ancora la sorte per Kevin, Antron, Yusef, Raymond e Korey che, dopo essere stati vittime di una decisione stabilita a tavolino da polizia, stampa e opinione pubblica, si ritrovano a dover affrontare in maniera definitiva le conseguenze di ciò sulla propria pelle.
Ma se il desiderio di capire bene il proseguo della vicenda appare semplice, ben differente è la questione sul modo di “digerire” quanto si sta guardando. Sin dal primo episodio, infatti, è risultato completamente impossibile approcciarsi alla visione di When They See Us in modo passivo; i sentimenti di incredulità, angoscia ma soprattutto rabbia, o meglio ancora letterale incazzatura, sono andati di pari passo mentre si seguivano quei ragazzini spaventati essere trasportati all’inferno senza sapere come esserci finiti.
Dopo aver assistito al processo e all’estenuante sentenza in “Episode 2“, arriva il momento di mostrare al mondo quella parte più privata e non sbattuta sui giornali al tempo dell’accaduto, quella che descrive come i 5 ragazzi hanno passato gli anni del carcere e dell’ardua prova da affrontare nel momento del ritorno in società.
Va detto che le storie e le difficoltà rappresentate in “Episode 3” sono state raccontate in modo scenicamente inappuntabile da farli quasi sembrare semplici passaggi di un film e non crudi disegni di vita realmente accaduta. Seppur in maniera parzialmente “romanzata” per essere portato in scena sotto forma di serie tv, la storia regala infatti uno spaccato reale di ciò che i ragazzi hanno affrontato dentro e fuori dal carcere e il modo diverso che ognuno ha avuto nell’approcciarsi a tale situazione è stato reso in maniera esemplare dalla serie.
I diversi approcci hanno rappresentato al meglio le diverse personalità dei ragazzi di cui si era avuto un primo assaggio soprattutto nel primo episodio. Importante anche in questo frangente, poi, il ruolo svolto sulla scena dalle famiglie, che è stato utile a mostrare le conseguenze che questo rapporto può avere in situazioni del genere. Così, Antron, Yusef e Kevin vengono mostrati sopravvivere alla prigionia anche attraverso le visite e la forza impressa dalla famiglia, pronta poi ad andargli incontro con infinito supporto nel momento del loro rilascio. Più complessa, invece, è la situazione nella quale si ritrova Raymond: le continue telefonate con il padre durante gli anni parlando del più e del meno appaiono quasi commoventi, ma ritrovarsi con la porta sbattuta in faccia non solo dalla società, ma anche all’interno della propria casa, mette presto in moto un circolo vizioso complicato da spezzare.
Le diverse prospettive mostrate, comunque, sono risultate estremamente ben presentate, con le loro somiglianze e differenze ma tutte con il senso comune di una vita strappata e rubata. Il montaggio poi, utilizzato in maniera altamente dinamica, passando da un ragazzo all’altro, dalla loro permanenza in carcere all’uscita, è soprattutto utile a non appesantire la visione e a rendere ancora più ad effetto ciò che si sta mostrando.
Indubbiamente, il messaggio che la serie ha voluto lanciare attraverso questa storia è arrivato forte e chiaro, disturbando emotivamente lo spettatore in maniera potente, per una trasposizione davvero ben prodotta. Il tutto in attesa dell’ultimo capitolo, dove manca ancora di scoprire il destino di colui che probabilmente ha avuto la peggio tra tutti e 5 i ragazzi: Korey Wise.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Sguardo dinamico tra la vita dentro e fuori dal carcere per 4 dei ragazzi
  • Ottima rappresentazione delle difficoltà incontrate e del mix di forza interiore e impotenza 
  • Il ruolo delle famiglie come conseguenza di alcune scelte
  • Una storia cruda ed emotivamente estenuante ma magistralmente portata in scena da questa serie
  • L’ingiustizia occorsa in questa storia conta? 

 

Se When They See Us è una delle serie più viste giornalmente su Netflix un motivo ci sarà. Una storia che fa male, ma che proprio per questo va guardata.

 

Episode 2  1×02 ND milioni – ND rating
Episode 3  1×03 ND milioni – ND rating

Sulla soglia della trentina, laureata in Comunicazione, tra le sue passioni spiccano telefilm e libri. Ha un carattere allegro e socievole, ma nei momenti opportuni sa trasformarsi; questa sua versione di dottor Jekyll e mister Hyde tuttavia, non le impedisce di avere un'estrema sensibilità che la porta quasi sempre a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”.

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