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Into The Dark 1×11 – School SpiritTEMPO DI LETTURA 3 min

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In principio era “Breakfast Club”. Il film cult del 1985, diretto da John Hughes e diventato simbolo del cinema adolescenziale degli anni ottanta, aveva come protagonisti cinque ragazzi, completamente diversi l’uno dall’altro, costretti a trascorrere un’intera giornata di punizione assieme. Il resto è storia e fortuna dei Simple Minds.
Decine sono stati, nel corso degli anni, gli omaggi al film bandiera del brat pack: da “Dawson’s Creek”, a “I Griffin”, passando per “Futurama”, il cui autore, Matt Groening, ha candidamente ammesso che il robot Bender prende il nome proprio da John Bender, uno dei cinque protagonisti. Essere citati da altri registi e sceneggiatori è sicuramente un vanto e segno che l’opera in questione ha avuto un impatto profondo per varie generazioni, ma un conto è strizzare l’occhio con la stessa ambientazione (un episodio di Dawson’s Creek) o con piccoli rimandi (Peter Griffin che impersona Bender nella scena finale con il pugno sollevato), un conto è copiare persino le battute finendo per diventare una sorta di plagio nemmeno tanto nascosto.
È questo, purtroppo, il caso dell’undicesimo e penultimo episodio della serie antologica horror Into The Dark: “School Spirit”, infatti, rilegge in chiave splatter il film di Hughes, ma si spinge un po’ troppo oltre con le citazioni. La puntata potrebbe benissimo essere considerata quasi un remake di “Breakfast Club”, con buona pace dei suoi estimatori, che non possono fare a meno di indignarsi.
Identici sono, effettivamente, la caratterizzazione dei personaggi (il bullo, l’emarginato, la ragazza più famosa della scuola) che comunque è anche una costante di decine di serie tv e film americani, una buona parte dei dialoghi tra cui soprattutto quelli ambientati in biblioteca (lo scambio feroce di battute tra Mr. Armstrong e il bullo Vic è uguale a quello tra Mr. Vernon e Bender) e parecchie altre scene (i ragazzi che fumano marijuana e si confrontano). Ovviamente viene a mancare tutta la componente introspettiva e da coming-of-age tanto cara a John Hughes, per lasciare spazio agli elementi horror tipici di film come “Scream” e “So Cosa Hai Fatto”, sebbene questi elementi non riescano ad alzare il livello della puntata.
L’intera trama, difatti, si basa su cinque ragazzini che girovagano per i corridoi di un anonimo liceo americano e vengono fatti fuori, uno ad uno, da un personaggio mascherato stile Fantasma dell’Opera. Va da sé asserire che la noia regni incontrastata per tutto il minutaggio. E a questo va ad aggiungersi un altro problema perchè “School Spirit” non spaventa, ma annoia; non turba ma disturba e lo spettatore si ritrova invischiato in un plot già visto, senza provare la benché minima emozione. Il livello recitativo dei protagonisti è ancora da noob e perfino la regia risulta incespicata in alcuni punti. La risoluzione del mistero non è niente di trascendentale e prende spunto dal finale di “Scream”, con la vendetta di un figlio verso coloro che hanno distrutto la sua famiglia: “what a plot twist!“.
Un passo falso gigante per la serie prodotta dalla Blumhouse Television che sembra credere che basti un po’ di sangue finto per adescare il pubblico. Purtroppo le persone hanno anche una certa memoria.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Nulla
  • Plagio spudorato del film “Breakfast Club”
  • Livello recitativo inesistente
  • Noia perenne
  • Nessun elemento creativo
  • Risoluzione della vicenda che lascia indifferenti

 

Il penultimo episodio di Into The Dark non è altro che un miscuglio di vecchi film cult che sarebbe stato meglio non disturbare. Certo, Greta Thunberg insegna come la cultura del riciclo debba diventare uno stile di vita a tutti gli effetti, ma qui sembra di esagerare.

 

Culture Shock 1×10 ND milioni – ND rating
School Spirit 1×11 ND milioni – ND rating

Se volete entrare nelle sue grazie, non dovete offendere: Buffy The Vampire Slayer, Harry Potter, la Juventus. In alternativa, offritele un Long Island. La prima Milf di Recenserie, ma guai a chiamarla mammina pancina.

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