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American Gods 3×01 – A Winter’s TaleTEMPO DI LETTURA 5 min

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Recensione 3x01 American Gods AmazonDopo una prima stagione quantomeno promettente e una seconda stagione zavorrata da alcune defezioni interne allo show che hanno portato ad un cambio di registro narrativo quasi universalmente criticato, American Gods prova a sollevarsi di nuovo con questo incoraggiante “racconto d’inverno”.
Tralasciando l’oramai evidente distacco della serie dalla sua opera madre – che comunque ci si aspettava potesse essere un po’ “diluita” per esigenze meramente televisive – questa terza stagione di American Gods sembra porsi come obiettivo una sorta di rinascita del prodotto, un’operazione reboot in grado di riportare la serie ai vecchi fasti della prima stagione.
Naturalmente è ancora presto per determinare se si tratti di un’operazione riuscita con successo, ma il solo fatto che al termine della premiere si torni a nutrire qualsivoglia genere di aspettativa nei confronti dello show, di per sé è già un evento degno di nota.

WINTER IS COMING…


I do remember a time when man lived in harmony with nature. But now he’s made technology his god. And what’s it gotten him? Pesticides in his water, in his food, weapons that can destroy the earth a thousand times over. New Gods. They’re just parasites.

Provando a guardare la serie con un occhio forse eccessivamente critico ci si potrebbe trovare a pensare (giustamente) una cosa del tipo: “Eh ma che palle, questo è da tre stagioni che sta cercando sti c***o di alleati per la guerra. E tra l’altro non se lo sta cagando nessuno”. Giustissima osservazione spettatore adirato.
E allora, perché continuare a guardare American Gods? Per tutti coloro che non sono affetti da OCD e non devono necessariamente portare a termine una serie soltanto perché l’hanno già iniziata (ogni riferimento ad eventuali recensori è totalmente intenzionale), sarebbe un gioco da ragazzi abbandonare una serie come questa, che ha tutto il sapore di una quest secondaria insulsa e facilmente skippabile in quel videogioco (senza platino al 100%) che chiamiamo vita. La risposta, sebbene per il momento si basi soltanto su 60 promettenti minuti di girato e una fede cieca in Odino, è sì.
Le ritrovate speranze del recensore nascono infatti da una serie di aspetti che, sebbene con le dovute riserve, lasciano pensare ad un gradito ritorno alle origini dello show, ai tempi dove, oltre al fascino prettamente visivo, era possibile trovare dei personaggi con un minimo di spessore e con una storia da raccontare. Rivolgendo lo sguardo alla pura e semplice narrazione, la storia non compie chissà quale avanzamento, rimanendo anzi confinata all’interno della struttura eminentemente introduttiva che si confà ad una premiere. A maggior ragione visti i quasi due anni trascorsi dallo scorso season finale e la necessità di riportare lo spettatore all’interno della narrazione nel modo più naturale possibile (e grazie a Odino dopo un doveroso previously on… senza il quale ci si perderebbe quasi completamente). E sotto questo punto di vista ci si potrebbe ritrovare a pensare di essere di fronte ad un “American Gods Stagione 2 bis”, destinato a ripetere i medesimi errori del predecessore, confondendo fino ad annoiare lo spettatore con un tripudio di sequenze tanto belle quanto sconclusionate che alla fine non portano da nessuna parte.
A cambiare è la direzione presa dal nuovo showrunner Charles H. Eglee, che in questo primo episodio sembra voler mettere in chiaro fin da subito la nuova rotta da impostare, alternando le consuete immagini suggestive e disturbanti a momenti di altissima tensione impreziositi da una colonna sonora sempre perfetta che talvolta trova nella dissonanza con le immagini stesse il suo punto di forza. E il tutto ripartendo da zero, grazie a questa ideale operazione di reboot che la serie opera quasi in silenzio ma che trova conferma nella scelta del suo punto di partenza: Lakeside, luogo che sicuramente avrà lasciato un ottimo ricordo ai lettori del romanzo di Gaiman, e location perfetta per un tanto auspicato nuovo inizio.

FASCINAZIONE DEL CAOS E CERVELLETTI SPAPPOLATI SUL MURO


Spectacular new look. And I get it. White guys are not on trend. Evolve or perish, am I right?

Mettendo da parte per un attimo sogni e speranze e guardando con sguardo oggettivo questa premiere, non è comunque possibile pronunciarsi negativamente. Nei suoi 60 minuti, “A Winter’s Tale” mette lo spettatore di fronte alle sequenze più assurde: Odino che arruola metallari (nulla da obiettare) ad un concerto dei Blood Death (che poi è Marilyn Manson con la faccia pitturata), un rinnovato Mr. World (ora Mrs. World, donna di colore in carriera) che fracassa teste a suon di mazzate, l’intera sequenza del camper con successivo incontro con Wisakedjak, fino al sogno lucido di Tech Boy durante il vis a vis con Bilquis. Tutte sequenze deliranti e volutamente contraddistinte da un eccesso di gore che già da sole valgono il prezzo del biglietto.
Inoltre, e questo è certamente uno degli aspetti che alimentano la speranza, trattandosi di uno show corale, e non soltanto di un road trip padre e figlio, vedere che finalmente tutti i character ricevono la giusta considerazione e il giusto minutaggio su schermo, non può che far piacere. Dopo la gestione pessima compiuta nel secondo arco narrativo, teatro di una storia divenuta progressivamente così assurda e complessa da non poter essere seguita da tutti col medesimo interesse, sembra finalmente di intravedere un po’ di luce in fondo al tunnel. Naturalmente è ancora presto per alzare i nostri corni in nome di Asgard, ma un briciolo di speranza è sempre meglio di niente.

 

THUMBS UPTHUMBS DOWN
  • Suggestione visiva e regia impeccabile
  • Soundtrack sempre accattivante
  • L’intenzione di tornare alle origini partendo da Lakeside
  • Tanto sangue e violenza gratuita per gli amanti del gore
  • Marilyn Manson e il suo esercito di metallari vichinghi
  • Le intenzioni sembrano esserci ma comunque la narrazione è sempre immobile e sembra girare sempre intorno alle stesse dinamiche (vecchi dei vs nuovi dei, la tecnologia ci rende schiavi, ecc.)

 

Un inizio decisamente incoraggiante e che quindi si merita un bel voto in zona verde. È ancora presto per cantare vittoria, questo è sicuro, ma difficilmente si potrà fare peggio rispetto alla seconda stagione. Non resta che aspettare e magari fare affidamento su una ritrovata fede nella religione vichinga. Hail the All Father!

 

Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Teledipendente cronico, giornalista freelance e pizzaiolo trapiantato in Scozia, ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e allora continua a guardarlo in loop da dieci anni.

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