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Criminal: Germany 1×02 – YilmazTEMPO DI LETTURA 3 min

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Una parte naturale delle aspettative di uno spettatore è generata dalla visione del pilot di una serie perché, volente o nolente, riesce a dare una panoramica tutto sommato sufficiente per farsi un’opinione. La domanda successiva che lo spettatore si pone è quindi sul continuare o meno la visione e, in caso positivo, cercare una conferma delle aspettative appena citate. Ovviamente per serie di 10 puntate si fa un certo tipo di ragionamento, così come per quelle che hanno 22-24 episodi. Nel caso di Criminal: Germany (e di tutte le altre versioni) ci sono solo tre episodi, il che porta chiaramente ad un altro tipo di approccio e ragionamento visto che, sommando la durata di ciascuna puntata, si arriva a circa 120 minuti, praticamente un film diviso in tre parti. Ma come si sa, le aspettative sono una brutta bestia da gestire perché, parafrasando lo Zio Ben di Peter Parker: “da grandi aspettative derivano grandi delusioni”. Ed è questo il caso.
Giusto per fugare subito ogni dubbio, nel caso non siate già andati a sbirciare il voto finale, “Yilmaz” non è assolutamente sufficiente perché, confrontato con “Jochen” che aveva anche dalla sua la mancanza di un benchmark al più riscontrabile con gli altri pilot di Criminal, manca di appeal e di intensità. Non c’è una causa principale ma è più il connubio tra un indagato piuttosto scialbo (l’attore ci mette del suo) e la mancata interazione tra il detective e la collega che sembra (perché al momento non è ancora chiaro cosa realmente faccia) essere incaricata di valutare di nascosto il suo operato. A parte un breve ma acido scambio di battute iniziale, viene completamente meno uno dei pochi aspetti “orizzontali” della serie, privando lo spettatore di quella tensione extra scenica che creava anche un po’ di profondità ai personaggi.
Tolto questo rimane allora solo l’interrogatorio che, per lo meno, non replica la struttura del precedente (anche perché un altro furto d’identità sarebbe stato vagamente eccessivo). Ecco quindi entrare in scena il ruolo dell’avvocato difensore, unico vero Thumb Up della puntata, che in maniera molto scafata riesce a rubare la scena agli altri due character. Ovviamente il dazio da pagare c’è ed è, come già detto sopra, quello di avere l’indagato, Yilmaz, muto per oltre metà dell’episodio e, tutto sommato, anche abbastanza sottomesso come poi verrà confermato anche dal plot twist finale. A proposito di questo, bisogna mettere in prospettiva la scelta degli sceneggiatori di rendere Yilmaz una vittima degli abusi domestici della moglie e analizzarla in maniera separata: da un lato c’è il tentativo di creare un colpo di scena inaspettato nell’interrogatorio, dall’altro c’è il confronto tra pregiudizi e realtà (molto presente in Germania e nello specifico a Berlino, città dove vive chi sta scrivendo la recensione) che per una volta vede un giovane uomo di origini turche/arabe non essere l’artefice di maltrattamenti verso la donna ma viceversa. Apprezzabile il tentativo ma anche evitabile in una serie composta solo da tre puntate e che, come già detto, vive di un confronto con il pilot che si stanzia su un livello decisamente superiore. Purtroppo o per fortuna.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Interrogatorio sempre scritto in maniera più che egregia
  • L’avvocato regala alla puntata quel qualcosa in più
  • Assenza di confronto tra Karl Schultz e Nadine Keller
  • Plot twist discutibile
  • L’attore che interpreta Yilmaz è un cane

 

“Yilmaz” non è quello che si sperava: brutta trama, un’assenza parecchio importante ed un plot twist di cui si avrebbe fatto volentieri a meno affossano la puntata e deteriorano la valutazione complessiva di Criminal: Germany. Ora il season/series finale sarà determinante per dare un giudizio.

 

Jochen 1×01 ND milioni – ND rating
Yilmaz 1×02 ND milioni – ND rating

Martin Moody

Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 25 ed i 35 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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