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Jaguar 1×01 – HausTEMPO DI LETTURA 5 min

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Jaguar 1x01 Recensione

Negli ultimi anni Netflix ha avuto modo di aggiungere al suo ricco catalogo di serie televisive sempre più prodotti di fattura spagnola.
Nonostante alcuni evidenti difetti, spesso questa si è rivelata una formula vincente, riuscendo ad accaparrarsi una buona fetta di pubblico con successi come La Casa De Papel o Elite. La celebre piattaforma di streaming ritenta dunque il colpaccio con Jaguar, serie che tratta di un gruppo di individui sopravvissuti ai campi di concentramento in cerca di vendetta nei confronti degli ex aguzzini nazisti e scritta dal duo e . Una trama tanto interessante quanto familiare.

HUNTERS SPAGNOLO?


Jaguar, già solo dalla sua premessa, richiama il concetto di una certa serie rilasciata ad inizio 2020 sulla piattaforma di Amazon Prime Video. Il parallelismo con Hunters è infatti più che palese, avendo entrambe una trama di base molto simile.
Un gruppo di ebrei sopravvissuti all’olocausto dà la caccia ai nazisti ancora in circolazione che tentano di reinserirsi nella società. Questo è di fatto l’incipit tanto di Jaguar quanto di Hunters, con l’unica sostanziale differenza riscontrabile nel tempo e luogo della narrazione: la Spagna degli anni ’60 per la prima e New York nel decennio successivo per la seconda.
Tuttavia, andando a scavare più a fondo, va anche considerato come la serie di Amazon si presentasse come molto più cruda già da subito, con omicidi e torture perpetrati senza troppi problemi, in quanto queste erano le giuste punizioni da infliggere ai nazisti.
Jaguar invece sradica subito questa idea, rendendolo esplicito attraverso lo scontro di ideali tra la protagonista Isabel e il leader del gruppo Lucena.

“Questi uomini sono morti ma non farti ingannare: solo grazie al processo il mondo ha saputo chi fossero e le cose terribili che avevano fatto. Se li avessero uccisi in un parco di Madrid come vuoi fare tu, nessuno conoscerebbe i loro crimini. Nessuno si vergognerebbe delle loro facce.”

Isabel vuole vendetta e nella sua ottica il giusto pagamento per le atrocità commesse dai suoi nemici è la vita. Analogamente a quanto professato dai protagonisti di Hunters, per Isabel è infatti solo con la morte che i nazisti potranno espiare le proprie colpe.
È proprio qui che entra in gioco il conflitto tra la ragazza e il gruppo di Lucena. L’idea di consegnare i criminali alla giustizia in questo frangente viene esplorata in maniera molto interessante: in un’ottica secondo la quale uccidere sia sbagliato non per virtù o adesione alla legge, ma solo per impedire che il mondo dimentichi o ignori le atrocità commesse da tali individui.

I PERSONAGGI


La volontà di “Haus” è principalmente quella di presentare la storia e le motivazioni della protagonista, senza andare a esplorare troppo nel dettaglio null’altro. Ne consegue che l’unico personaggio realmente caratterizzato sia proprio il character principale: Isabel.
Oltre a mostrare la risolutezza della ragazza con i vari tentativi di uccidere Otto Bachman e i suoi compagni, a inizio e fine episodio viene esplorato un po’ del passato di Isabel attraverso diversi flashback.
Il primo è proprio volto a spiegare allo spettatore le motivazioni dietro il profondo rancore della protagonista, ricostruendo uno degli eventi più traumatici della sua vita, ovvero la morte del padre.
Il secondo invece suggerisce concretamente il motivo per cui Isabel sia una valida risorsa per Lucena e compagnia, avendo da piccola servito vari ufficiali nazisti e dunque avendo modo di vederli e ascoltarli personalmente in primissima linea.
Essendo così centrale la figura di Isabel, è ben poco invece lo spazio dedicato al resto del cast. Lucena ha modo di spiccare leggermente di più rispetto agli altri tre, ma non viene comunque approfondito particolarmente. È però più che lecito pensare che questa sia una scelta voluta dagli sceneggiatori con l’intento di esplorare il resto del cast progressivamente più avanti nel corso della serie.

UN PILOT RIUSCITO?


Alla luce degli argomenti trattati finora ci si può dunque chiedere: “Haus” è un pilot riuscito? Non è così semplice trovare una risposta.
Pur essendo vero che l’episodio presenti alcuni pregi notevoli (prima tra tutti l’intro della serie, già da subito molto accattivante), “Haus” non riesce perfettamente nell’impresa di prendere lo spettatore.
Purtroppo infatti, come già esplicitato, la trama non è più così originale da giustificare un interesse considerevole; con la scusa di vederli approfonditi in seguito, anche i personaggi non catturano particolarmente il pubblico, venendo infatti descritti in modo blando e vago. Infine anche l’esecuzione risulta piuttosto lenta, con un minutaggio esageratamente lungo nonostante in fin dei conti si potesse benissimo risolvere il tutto in un tempo decisamente minore.
Una tattica utilizzata da “Haus” per mantenere attivo l’interesse del suo pubblico è quello di piazzare un inseguimento (con annessa lotta) precedente alla cattura di Isabel. Per quanto però una buona scena d’azione possa essere sempre apprezzata, ciò non basta ad assicurarsi un interesse duraturo e permanente da parte dello spettatore.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’intro
  • La filosofia di Lucena contro i desideri di Isabel
  • Trama interessante, anche se già vista solo un anno fa
  • Episodio troppo lungo e con troppi tempi morti
  • Tutti i personaggi all’infuori di Isabel e Lucena fanno solo da comparsa
  • Trama già vista solo un anno fa, anche se potenzialmente interessante

 

Jaguar doveva fare in modo di lasciare un’impronta nella mente dello spettatore per convincerlo a continuare la visione della serie. “Haus” purtroppo però non si può dire riesca nell’impresa e, anzi, rende evidente l’eccessivo affidamento alla propensione al binge-watching dello spettatore.
Non è più infatti il pilot a fare da biglietto da visita per invogliare il pubblico, quanto più banalmente la trama stessa della serie. Ne risulta un episodio troppo lento e con poca carne al fuoco. Probabile che gli episodi a venire si rivelino interessanti, ma “Haus” di questo mostra ben poco.

Appassionato di horror, fantasy e soprattutto di fumetti. Così disorganizzato che anche la stesura della biografia è stata procrastinata all'inverosimile, cerca di andare avanti a passi piccoli e costanti, ma finisce per essere distratto dalle mille serie e film che escono lungo il tragitto.
Avvertenze: di norma è gentile e amichevole, ma parlare di viaggi nel tempo potrebbe innescare in lui "l'effetto Gremlin".

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