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La Révolution 1×01 – Chapitre Un: Les OriginesTEMPO DI LETTURA 4 min

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Gli zombie non passano mai di moda. Mentre la fortunata saga di The Walking Dead continua ad arricchirsi di spin-off, fa capolino un altro sottogenere intrigante, basato sulla commistione tra storia e morti viventi. L’apripista di questa nuova tendenza è stata Kingdom, serie Netflix che colloca i morti viventi nella Corea feudale del periodo Joseon e che è riuscita a ottenere un buon successo di pubblico ma anche di critica, cosa non scontata quando si parla di zombie. Inevitabilmente i capoccia del colosso dello streaming hanno pensato di provare a replicare il successo con un prodotto più vicino al gusto occidentale e così è nata La Révolution, che compie la stessa identica operazione di Kingdom nella Francia di fine Settecento.
Dimenticate Lady Oscar, dimenticate quello che avete appreso a scuola o all’università in qualche corso di storia moderna, dimenticate la colossale miniserie La Révolution Française del 1989: l’ultimo nato di casa Netflix non ha la minima pretesa di fedeltà storica. O meglio, si apre mettendo bene in chiaro che la vulgata insegnata e tramandata è un falso, che le cose sono andate diversamente e che dietro uno degli eventi più importanti nella storia umana non ci sono complesse dinamiche sociali, culturali e politiche, bensì un inquietante morbo che va a colpire una popolazione già duramente provata dallo sfruttamento e dai soprusi dell’aristocrazia. Non a caso, la sequenza di apertura non mostra una folla inferocita che assale la Bastiglia, ma un paesaggio desolato in cui le ragazzine freddano gli zombie a suon di pistolettate. Qualcuno storcerà il naso, ma le premesse funzionano e appassionano: da un lato, c’è la curiosità di scoprire fin dove si spingerà questa rivisitazione zombiesca degli eventi di fine Settecento; dall’altro, ci vuole poco per essere coinvolti emotivamente e provare odio verso gli aristocratici boriosi e irrispettosi della vita umana, o simpatia verso chi si oppone a questo stato delle cose. Questi sono tempi in cui la retorica dell’1% della popolazione che detiene la ricchezza del rimanente 99% è così martellante da rendere un successo qualsiasi storia che cavalchi l’onda di questa protesta trasferendola in altri contesti.
Nonostante metta in chiaro già questi elementi, il primo episodio è molto introduttivo e buona parte del minutaggio è impiegata a presentare il contesto storico e i principali personaggi. I complessi rapporti tra classi sono semplificati e ridotti a una contrapposizione piuttosto manichea, in cui l’unico personaggio aristocratico dai connotati positivi è la contessa Elise de Montargis: classica figura femminile forte ed emancipata in una società maschilista, che scadrebbe facilmente nel cliché più becero se non avesse almeno l’elemento progressista che la rende vagamente interessante da seguire. Almeno fino a un certo punto, perché i luoghi comuni sono sempre dietro l’angolo e non manca la storia d’amore con un uomo di una classe inferiore, osteggiata dalla famiglia di lei e sfociata in tragedia.
L’uomo in questione è, guarda caso, il fratello del protagonista maschile, nientemeno che Joseph Ignace Guillotin. E se il suo cognome vi fa percepire una sensazione di déjà-vù è perché da esso deriva il nome della sua celebre invenzione, la ghigliottina. Chissà come giustificheranno la creazione di questo strumento di esecuzione durante un’apocalisse zombie. Per ora, Guillotin viene presentato come un uomo di medicina e di scienza impegnato a far luce sulla morte di Rebecca, una popolana ritrovata orrendamente mutilata, discolpando nel contempo il principale indiziato, uno straniero di colore di nome Oka (dettaglio che fa molto Il miglio verde). Non manca una certa vaga caratterizzazione da genio troppo avanti per i tempi: basti pensare all’accenno ai vaccini, che in questi tempi di emergenza sanitaria e negazionismo sfegatato suona anche più efficace del solito.
Se la contessa de Montargis rappresenta l’Illuminismo sul versante sociale e politico, Guillotin ne incarna lo spirito razionalista e l’amore per il progresso scientifico. E probabilmente saranno questi due ingredienti l’unico antidoto contro l’epidemia zombie che si profila all’orizzonte, insieme a una buona dose di violenza e decapitazioni, ovviamente, come promette la già citata sequenza iniziale.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La sequenza di apertura dell’episodio
  • La rivisitazione della rivoluzione francese in salsa zombie
  • La contessa de Montargis e Joseph Ignace Guillotin
  • Manca la minima pretesa di aderenza alla storia
  • Le complesse dinamiche socio-culturali della Francia del Settecento sono sacrificate senza troppe remore
  • Qualche cliché di troppo evitabile

 

E’ presto per dire se Netflix ha vinto l’ennesima scommessa, e di sicuro La Révolution non rivoluzionerà (pardon per il gioco di parole) lo scenario televisivo del 2020, ma ha tutte le carte in regola per essere una serie godibile che rivisita in maniera intrigante e originale uno degli eventi fondamentali della storia umana.

 

Marco Daniele

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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