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Midnight Mass 1×05 – Book V: GospelsTEMPO DI LETTURA 5 min

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Midnight-Mass-1x05-recensione Quando Mike Flanagan sembrava aver posto l’asticella di Midnight Mass abbastanza in alto ecco che subito rimedia alzandola nuovamente e consegnando al pubblico un episodio fondamentale per il racconto della storia, nonché uno dei migliori. “Book V: Gospels” chiude di fatto un trittico di episodi (Book III e Book IV) d’altissimo livello che preparano la serie alla sua naturale conclusione. E le aspettative ora sono alle stelle.
Lo sceriffo di Crockett Island si trova in subbuglio in seguito alla scomparsa di Bowl, Joe ed infine quella di Riley. Tre persone scomparse nel giro di pochi giorni che lasciano solamente una scia di dubbi dietro di loro. In particolar modo Riley, per ovvi motivi, la cui scomparsa viene dichiarata da Erin che ha atteso per tutta la notte il giovane ragazzo senza riceverne visita.
Cosa è accaduto a Riley, quindi? Proprio da questa domanda, dopo l’improvvisa comparsa serale di Riley a casa di Erin viene mostrato un flashback che ricollega in modo pressoché perfetto gli avvenimenti accaduti nel precedente finale di puntata alla ricomparsa di Riley.

“NON È L’UOMO CHE CONOSCEVO”


La Pasqua è ormai alle porte e la comunità deve presenziare alle celebrazioni serali, giustificate dallo stato di salute di Padre Paul che si starebbe rimettendo da una brutta influenza. Ma a movimentare gli animi c’è il ritorno in chiesa, tra i membri della comunità, di Mildred, visibilmente ringiovanita. La donna prende parte alla celebrazione, ma il tono violento dell’omelia, l’arringa feroce con la quale il prete attacca la folla dal pulpito la lasciano sgomenta ed impaurita. Talmente spaventata da supplicare la figlia Sarah di non rimettere mai più piede in chiesa perché “quella non è la mia chiesa. E lui non è l’uomo che conoscevo.

ANGELO O VAMPIRO?


Ma è il flashback riguardante Riley la parte più corposa ed interessante della puntata. Un flashback mostrato in scena e raccontato da Riley ad Erin nella completa solitudine del mare, mentre l’alba si avvicina.
Riley è accudito nei suoi ultimi attimi di vita e al suo risveglio da Padre Paul che cerca di istruirlo sul “dono” (così lo definisce il prete) appena ricevuto e sul suo significato. Il dialogo/monologo tra i due è ben strutturato e ripercorre parte dell’infanzia di Riley; la rivelazione della vera identità di Padre Paul; l’istinto violento di fame di Riley in presenza del sangue; l’autogiustificazione di Pruitt per la morte di Joe. Svariati sono i passaggi affrontati anche perché la sequenza relativa al confronto tra i due copre quasi trenta minuti (circa metà episodio, di fatti) e vertono tutti nel tentativo da parte del prete di convincere Riley del grande onore che deve provare per essere stato scelto da Dio come strumento all’interno del suo progetto. L’intervento dell’Angelo lo ha benedetto, gli ha fatto un Dono e lo ha reso… speciale, uno strumento nelle mani di Dio. Questa, per lo meno, è la visione di Padre Paul riguardo all’intera vicenda, ma ad un occhio esterno è chiaro quanto sta avvenendo in scena.
La misteriosa creatura trovata all’interno della grotta a Gerusalemme, riconosciuta come un Angelo, altro non è che un vampiro. Questo spiegherebbe gli assurdi ed animaleschi comportamenti di Paul/John e Riley in presenza del sangue; i danni provocati dalla luce; il potere rigenerativo; il peculiare potere del sangue di questa creatura. Insomma, tutti gli indizi conducono qui. Tuttavia Padre Paul, esattamente come Bev, è un invasato religioso, capace di declinare qualsiasi cosa gli accada, per quanto assurda, come un qualcosa richiesto da Dio. E l’Angelo, in quel momento della sua vita, con gli effetti prodigiosi che ha avuto su di lui, doveva per forza essere un intervento divino ai suoi occhi.
Ma sono occhi disincantati e lontani dal mondo religioso quelli di Riley che racconta quanto accaduto durante quella notte e quel giorno ad Erin, cercando di convincerla che si tratta della verità. Ma la storia è talmente assurda e fuori dalla normalità da risultare difficile da ritenere veritiera. Occorre una prova. E Riley, nobilmente, si immola alla causa e produce questa prova. O meglio, diventa quella prova.

“Quanto più il sangue di Cristo, che mediante lo Spirito eterno offrì se stesso puro di ogni colpa a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente!” (Ebrei, 9:14)

RILEY ED ERIN


Riley abbandona Bev ed il prete dopo aver accettato il proprio destino ed il suo nuovo modo di vivere. Ma è una accettazione momentanea. Dopo aver fatto visita alla famiglia, che sta silenziosamente riposando in casa, fa finalmente visita ad Erin permettendo alla trama di chiudere il cerchio e di ritornare lì dove il flashback aveva avuto inizio.
Erin e Riley si dichiarano il proprio amore e poi, mentre la ragazza mantiene il suo fare scettico non ancora convinta del racconto, il sole albeggia alle sue spalle illuminando il volto di Riley.
Con il corpo in fiamme di Riley e le urla strazianti ed agghiacciate dalla paura di Erin che accompagnano per intero i titoli di coda l’episodio si conclude proiettando lo spettatore in un finale di stagione lugubre, carico di terrore e paura. Ed è la paura dell’ignoto, mascherato da divino e giustificato dall’uomo. Qualcosa di diabolico. Ma forse, a dover spaventare di più, è il fanatismo diabolico con il quale viene accettato: in ginocchio con le mani giunte strette attorno ad un rosario.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Geometria delle scene: durante i dialoghi la posizione di Riley e Padre Paul è talmente studiata e ben calibrata da essere un piacere per gli occhi
  • Mildred in chiesa con la figlia e la sua reazione terrificata dall’omelia di Padre Paul
  • L’influsso del demoniaco su Padre Paul?
  • Riley e l’ accettazione del “dono”
  • Il viaggio in barca di Riley ed Erin
  • Il sacrificio
  • I titoli di coda accompagnati dalle grida disperate di Erin
  • Kate Siegel e Zach Gilford
  • Essenzialmente nulla, forse la superficialità dello sceriffo nel trattare i molteplici casi di scomparsa, ma si sta veramente cercando il pelo nell’uovo

 

Che puntata. E che finale di stagione che si prospetta all’orizzonte.

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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