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Expats 1×05 – CentralTEMPO DI LETTURA 4 min

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Central è la zona di Hong Kong cuore delle proteste del 2014. I cittadini chiedevano la conservazione delle autonomie dell’ex colonia inglese rispetto al governo di Pechino. Quelle proteste, coincidenti con le elezioni, furono dette proteste degli ombrelli perché, in quei giorni, ci furono forti piogge.
Expats decide di coinvolgere nelle manifestazioni molte delle domestiche in servizio presso le famiglie dei personaggi principali e così, improvvisamente, la serie svolta.
Svanisce ogni algido distacco, cifra stilistica dello show finora, e lo spettatore può finalmente empatizzare con i personaggi e sentirsi coinvolto nella vicenda. Forse quest’episodio è proprio la ragione per cui la serie non è disponibile ad Hong Kong.
La colonna sonora è centrata, puntuale e aiuta a commentare le immagini. Non per niente, si comincia da Roar di Katy Perry, brano grintoso e battagliero come i cittadini (soprattutto donne) che protestano.

CASA, DOLCE CASA


Come emerge dalla narrazione, domestiche e datori di lavoro sono qui accomunati dall’essere lontano da casa. Le cameriere sono filippine e già potersi radunare fra di loro a parlare tagalog è fonte di conforto e gioia.
Tutti, quindi, vivono una lacerazione interna fra il desiderio di lavorare per guadagnare una vita migliore e quello di avere vicino i propri cari. Soprattutto per avere conforto nei momenti difficili, come quello che stanno vivendo Margaret e la sua famiglia.
Il bambino all’obitorio, infatti, non è Gus e lo strazio per tutti continua. Il finale di quest’episodio, inoltre, pone la fedele Essie davanti a un dilemma non piccolo. Margaret e il marito Clarke hanno deciso di tornare negli Stati Uniti e vorrebbero che si trasferisse anche lei con loro. Proprio mentre la donna già pregustava un ritorno nelle Filippine, per conoscere il nipotino e contribuire a crescerlo.
Si vedranno gli sviluppi della vicenda nella prossima puntata, l’ultima. Dispiace però che la serie abbia aspettato fino alla quinta puntata, su sei, per diventare più coinvolgente.

DISSOLVENZA NELLA PIOGGIA


Poiché, come si diceva, le vicende si svolgono durate fortissime piogge, la sceneggiatura ne approfitta per mettere in scena una metafora della dissolvenza di due matrimoni.
Uno è quello di Hillary, che ha chiesto il divorzio a David e rimugina su tutti gli sforzi fatti, sin da ragazzina, per essere “un’altra persona”, di livello sociale superiore. Ha persino cambiato il suo nome originale indiano, Harpreet. Il suo bilancio conclusivo, al momento, non è particolarmente roseo e soddisfacente.
L’altro è quello della sua amica Olive, a cui piove in casa. L’abitazione fa acqua da tutte le parti come il suo matrimonio e lei è lì da sola. Non ha nemmeno il conforto di una domestica di fiducia, perché ne deve scegliere una nuova.
Anche questi sprazzi di umanità e fragilità aiutano ad innalzare la qualità emotiva dell’episodio. Non a caso, la maggiore interiorità è direttamente proporzionale alla riduzione di fronzoli e orpelli esteriori.

POLITICA E RELIGIONE


In corrispondenza con un maggiore scavo nell’intimità, c’è anche una maggiore apertura a temi più ampi come politica e religione. Finora si era solo accennato, quasi di nascosto, all’avvicinamento di Clarke alla fede. Stavolta però c’è una visita del reverendo Alan a regalare un momento di alta intensità. Il pastore cerca di spiegare l’inspiegabile nel modo più semplice possibile e riesce a rendere l’idea. L’attore Blessing Mokgohloa si merita davvero un voto Bless per l’occasione.
Per quanto riguarda la politica, cioè i cortei di protesta contro le decisioni del governo di Pechino, c’è la sotto trama del giovane Tony Ng e di sua madre Wen. Il ragazzo partecipa alle manifestazioni e viene messo in prigione. La madre, di classe sociale non certo elevata, va a cercarlo, ma non lo può incontrare né sapere di cosa sia accusato. L’unica risposta è: “Ha violato la legge”.
Anche di questa vicenda si attendono gli sviluppi nella puntata finale. Intanto, per dimostrare come la passione politica non contagi tutti alla stessa maniera, Charly e Mercy passano la notte insieme, di straforo, nella piscina di un albergo. Mercy deve sempre decidere cosa fare del bambino che aspetta da David. Anche qui, la colonna sonora resta protagonista fino alla fine con due brani firmati Kennedy Ryon: We’re All Alone e Happiness Is Me And You.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Svanisce l’algido distacco
  • Blessing Mokgohloa
  • Colonna sonora 
  • Certi risultati arrivano solo alla quinta puntata su sei

 

La ricchezza di temi, ma soprattutto lo sfondamento della barriera del distacco, fanno passare velocemente il cospicuo minutaggio dell’episodio (1h40). Come si diceva, dispiace aver dovuto aspettare fin qui per vedere dei risultati significativi. Ora non resta che il gran finale, dove si spera verranno sciolti tutti i nodi ancora in sospeso.

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Casalingoide piemontarda di mezza età, abita da sempre in campagna, ma non fatevi ingannare dai suoi modi stile Nonna Papera. Per lei recensire è come coltivare un orticello di prodotti bio (perché ci mette dentro tutto; le lezioni di inglese, greco e latino al liceo, i viaggi in giro per il mondo, i cartoni animati anni '70 - '80, l'oratorio, la fantascienza, anni di esperienza coi giornali locali, il suo spietato amore per James Spader ...) con finalità nutraceutica, perché guardare film e serie tv è cosa da fare con la stessa cura con cui si sceglie cosa mangiare (ad esempio, deve evitare di eccedere col prodotto italiano a cui è leggermente intollerante).

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