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Monarch: Legacy Of Monsters 1×01 – 1×02 – Aftermath – DepartureTEMPO DI LETTURA 4 min

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Monarch Legacy Of Monsters 1x01 recensioneLo spettatore medio potrà rimanere piuttosto confuso da questa serie tv che non ha nel titolo le parole “Godzilla”, “King Kong” o “MonsterVerse”, ma il titolo “Monarch: Legacy Of Monsters” sicuramente rievoca certe (vaghe) memorie in chi ha visto Godzilla, Kong: Skull Island, Godzilla: King Of The MonstersGodzilla vs. Kong. Monarch è infatti (insieme a Godzilla e King Kong) l’elemento che lega insieme tutti questi film e la nuova serie tv di Apple TV+, che è ambientata nel cosiddetto MonsterVerse, un universo condiviso che Legendary Pictures e Warner Bros. hanno creato nel lontano 2014.
Per essere più precisi, come si potrà constatare dopo la visione delle prime due puntate della serie, l’agenzia governativa segreta che dà il titolo alla serie non era stata concepita come il fulcro dell’universo. Anzi, lo è diventata quasi di conseguenza. Un modo che Max Borenstein (Don’t Look Up, Winning Time: The Rise Of The Lakers Dinasty), demiurgo del MonsterVerse, ha trovato per rendere un po’ più complicato l’altrimenti fin troppo semplicistico mondo in cui mostri giganti arrivano a distruggere città, seminando il panico ovunque. Tuttavia a curare lo show tv non è però Borenstein ma il duo Chris BlackMatt Fraction con Matt Shakman a dirigere i primi due episodi.

Lee Shaw:The world is on fire. I decided to do something about it. Hopes. Dreams. Ambitions. The mission was to protect their world and ours. It’s what we wanted Monarch to be. Instead of chasing monsters.”

NB: La serie è stata sponsorizzata principalmente per via di una peculiarità: c’è un nuovo character, tale Lee Shaw, che è interpretato da due attori diversi che nella realtà sono padre (Kurt Russell) e figlio (Wyatt Russell). Probabilmente una novità tra piccolo e grande schermo (come anche discusso con esempi assurdi nel podcast), provocato dal fatto che Monarch: Legacy of Monsters si sviluppa su due linee temporali diverse: tra gli anni ’50 e i nuovi anni ’10.

Monarch Legacy Of Monsters 1x02 recensione

“PRESENTE” E “PASSATO”


Ad essere onesti con sé stessi, chiunque si approcci alla visione di Monarch: Legacy Of Monsters lo fa principalmente perché interessato alla visione di mostri giganti che distruggono tutto, ancora meglio se questi mostri sono Godzilla. Di conseguenza i vari segreti circa l’agenzia Monarch sono solo un divertissement che si aggiunge al tutto.
Eppure Black e Fraction, proprio grazie a questo continuo avanti e indietro tra passato e presente, riescono a rendere intrigante una storia altrimenti più banale. Non è assolutamente niente di nuovo che fa urlare al miracolo, in quanto si tratta del più classico degli stratagemmi che mostra un personaggio nel presente/futuro in una situazione/ruolo completamente inaspettata, al punto da far salire la curiosità circa come sia cambiato così tanto dalla sua versione nel passato/presente. Ed in questo, i primi due episodi di Monarch: Legacy Of Monsters fanno un ottimo lavoro perché la versione anziana di Lee Shaw si mostra solamente nelle battute finali di “Departure“, informazione importante che contestualizza anche la scelta di rilasciare due episodi insieme.
Il problema che affossa le prime due puntate, però, non è affatto relativo alla trama in , ma piuttosto alle banalità che non possono essere perdonate agli sceneggiatori nemmeno nel momento in cui si guarda una serie su Godzilla e mostri giganti. Come si potrà appurare già a metà visione di “Aftermath“, ma ancora di più in “Departure“, in alcune scene nella giungla e a Tokyo, i vari character non compiono alcuno sforzo nel muoversi all’interno della città e continuano a trovarsi con estrema facilità, rendendo il tutto estremamente irrealistico.
Ad esempio, il personaggio di Anna Sawai viene rintracciato in pochi minuti, geolocalizzato e poi abbandonato in altre scene senza troppe spiegazioni. Emblematiche sono invece le scene nel passato, dove il Lee Shaw di Wyatt Russell si muove in una giungla del sud-est asiatico come se la conoscesse come le proprie tasche, passando dalla Jeep a sentieri impervi con una facilità estrema e irreale. Tutto questo potrebbe (forse) essere abbonato dallo spettatore in una pellicola per via della necessità di salvare minutaggio, ma non può essere accettato in una serie di dieci episodi dove c’è tutto il tempo ed il modo per evitare queste facilonerie.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Character piuttosto convincenti
  • CGI tutto sommato piuttosto buona
  • La nave abbandonata all’interno di una giungla
  • Buon uso delle linee temporali
  • In generale c’è una costante riproposizione di un costrutto che vede i vari character comparire al posto giusto al momento giusto, il tutto senza alcuna spiegazione logica

 

I primi due episodi sono abbondantemente sopra la sufficienza, specialmente se si è alla ricerca di un prodotto che intrattenga, con un po’ di mistero e qualche mostro gigante. Se si invece è alla ricerca di una maggiore coerenza nella scrittura, senza troppi deus ex-machina e personaggi che magicamente compaiono e si ritrovano nella giungla o in metropoli gigantesche, allora forse questo non è lo show giusto per voi.

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Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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