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Odio Il Natale 1×01 – La Grande Bugia Del NataleTEMPO DI LETTURA 4 min

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Odio Il Natale 1x01 recensioneIl Natale è definito per antonomasia come “il periodo più magico dell’anno”: città e case che si illuminano di uno sfolgorio di lucine, il profumo di neve nell’aria come insegna Lorelai Gilmore, le cene e i pranzi festivi tra una soffice fetta di pandoro ed un fresco calice di prosecco.
Natale, però, porta anche con sé il rovescio della medaglia, specialmente per chi il 1 dicembre si trasforma in Grinch e vorrebbe andare in letargo fino al 7 gennaio. Dicembre si tramuta in un mese carico di lavoro, di tartassanti canzoni natalizie, di frenetiche corse ai regali, di auguri poco sinceri e, soprattutto, di tanta ipocrisia.
Chi non riesce a vivere lo spirito del Natale è Gianna, protagonista della nuova serie italiana in onda su Netflix e prodotta dalla Lux Vide di Luca e Matilde Bernabei (la stessa casa di produzione di Don Matteo).
Odio Il Natale è un rifacimento della serie comedy norvegese Natale Con Uno Sconosciuto comparsa sempre sul palinsesto di Netflix, per due stagioni, dal 2019 al 2020.
La serie è diretta dai CRIC (Davide Mardegan e Clemente De Muro) con la sceneggiatura di Elena Bucaccio, Viola Rispoli, Silvia Leuzzi ed è composta da 6 episodi della durata di circa 30 minuti.

NON ESISTONO PIÙ I CHIOGGIOTTI DI UNA VOLTA


La prima cosa che salta all’occhio – o meglio, all’orecchio – dello spettatore è il fatto che a Chioggia nessuno parli chioggiotto o con l’accento veneziano.
La location principale della serie è, infatti, la città di Chioggia, famosa e vivace località marinara situata tra la laguna veneta e il Mar Adriatico. Con i suoi canali e i suoi ponti, Chioggia è soprannominata “la piccola Venezia” ed è famosa sia per la località balneare di Sottomarina, che per il mercato del pesce e il radicchio rosso a forma di rosa.
Impossibile passeggiare tra le sue viuzze e non sentire il caratteristico dialetto chioggiotto, una variante del veneziano lagunare, descritto appassionatamente da Carlo Goldoni nella sua commedia “Le Baruffe Chiozzotte”.
Fa molta specie, dunque, ascoltare i protagonisti della serie e sentire qualsiasi tipo di accento tranne il chioggiotto; anche nelle comparse, come la signora che vende i biglietti per il vaporetto, il modo di parlare ricorda l’imitazione di Luca Zaia fatta da Crozza.

TRENTA MINUTI DI NOIA E CRINGE


L’unico pregio di questo primo episodio è la durata di appena trenta minuti, così da non rubare troppo tempo allo spettatore che già si sente spogliato di attimi importanti della propria vita.
La trama ruota attorno a Gianna, infermiera single trentenne, che deve sottostare ogni Natale all’assurda sfilza di domande della madre sul perché ancora non abbia un uomo al suo fianco. Per rompere questo ciclo continuo di battute e frecciatine, Gianna decide di mentire e proclama di avere un fidanzato da presentare a Natale.
Odio Il Natale dovrebbe scoperchiare tutta l’ipocrisia e la falsità di una società che segue determinati stereotipi (una donna single è mal vista, una donna dovrebbe farsi salvare da un uomo, una donna dovrebbe solo crearsi una famiglia) e per fare ciò è disposta a sacrificare onestà e felicità.
Non importa quanta polvere si nasconda sotto il tappeto o quanti scheletri si celino nell’armadio, l’importante è l’apparenza e quello che gli altri pensano in base a ciò che si mostra.
Il concetto, per quanto trito, non sarebbe necessariamente sbagliato, ma lo sviluppo della trama fa fatica a decollare. Anzi, la trama stessa viene farcita di dialoghi scontati, situazioni già proposte, inquadrature da soap-opera, momenti paradossali e cringe (come la lotta per il vischio e un tizio che si spoglia a caso in un bar).

I PERSONAGGI


Gianna è interpretata da Pilar Fogliati, protagonista delle fiction Rai Un Passo Dal Cielo e Cuori, la quale, nonostante una recitazione troppo esagerata, risulta l’attrice più brava di tutti.
Il resto dei comprimari: la madre di Gianna, la sorella Margherita, le migliori amiche Titti e Caterina, sono solo delle macchiette stereotipate che scimmiottano altri personaggi di film o serie tv.
Basti pensare a Caterina, cameriera che non ha mai avuto rapporti sessuali o Titti, femme fatale del gruppo che ricorda in tutto e per tutto Samantha Jones, ma non è degna nemmeno di pulirle le scarpe (un paio di Louboutin, per essere precisi).
Odio Il Natale presenta un tema interessante, che abbraccia l’inclusività e la diversità, ma fallisce miseramente nel rendere il prodotto godibile e accattivante.
Una serie tv che può piacere solo a chi vuole fare il pieno di zucchero senza preoccuparsi di una sceneggiatura grossolana e di una recitazione stucchevole.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La durata di appena trenta minuti
  • Tutto il resto

 

Odio Il Natale è un susseguirsi di stereotipi, scopiazzature, dialoghi scontati e recitazione dozzinale. Dopo dieci minuti di visione l’unico pensiero dello spettatore è quello di gettare il televisore – e perché no, anche l’albero di Natale – giù dalla finestra.

Se volete entrare nelle sue grazie, non dovete offendere: Buffy The Vampire Slayer, Harry Potter, la Juventus. In alternativa, offritele un Long Island. La prima Milf di Recenserie, ma guai a chiamarla mammina pancina.

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