Sweet Tooth 3×03 – The PackTEMPO DI LETTURA 4 min

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Recensione Sweet Tooth 3x03They’re a pack. They need to fight it out sometimes. They need to know who the alpha is.

Dopo due episodi dai toni molto introduttivi, con “The Pack” la serie catapulta finalmente lo spettatore nel cuore del conflitto emotivo della storia. Con una narrazione non sempre avvincente, ma una regia e performance attoriali che ben compensano questa iniziale debolezza diegetica, questo episodio offre una panoramica profonda sulla complessità del personaggio di Rosie Zhang, interpretata qui da Kelly Marie Tran, figura enigmatica e tormentata, il cui passato doloroso e presente tumultuoso si intrecciano in un racconto di maternità, sacrificio e ricerca di accettazione.

UNA FAMIGLIA AMOREVOLE


Questo terzo episodio si distingue per la buona capacità di intrecciare flashback e presente, fornendo un contesto abbastanza dettagliato in grado di arricchire la comprensione da parte del pubblico sul perché Rosie sia così disperata e combattuta. La storia di una madre che ha sacrificato i propri sogni artistici per dedicarsi ai figli ibridi, sottolinea quindi il tema della rinuncia personale in favore dell’amore materno, tema universale in grado di risuonare facilmente nel cuore di gran parte del pubblico.
La riscrittura della fiaba dei Tre Porcellini da parte di Rosie, in cui il lupo è la vittima, non è solo una scelta narrativa intrigante ma anche una potente metafora del suo stato di emarginazione e fraintendimento. Questa reinterpretazione invita gli spettatori a riflettere sulle sfumature della moralità e sui ruoli di vittima e carnefice, temi centrali che la serie ha sempre esplorato con estrema profondità e sensibilità. La dualità del personaggio di Rosie, divisa tra l’amore per i suoi figli e la necessità di essere accettata dalla sua famiglia, offre così una rappresentazione autentica e straziante delle difficoltà di essere madre in un mondo che non accetta la diversità.
Il suo personaggio cammina su una linea sottile tra vulnerabilità e feroce determinazione, rendendo Rosie uno dei personaggi più intriganti visti in questa stagione. L’interpretazione di Kelly Marie Tran conferisce una profondità emotiva al personaggio, rendendolo realistico e riconoscibile, e permettendo al pubblico di empatizzare con le sue difficoltà e dilemmi. La sua lotta interna tra l’amore per i suoi figli e la fedeltà alla madre, Helen Zhang, rappresenta quindi un conflitto emotivo che risuona profondamente, mostrando come le dinamiche familiari possano essere tanto salvifiche quanto distruttive.

IO DI SOLITO FACCIO UN MIX


Tuttavia, nonostante vi siano degli aspetti positivi, “The Pack” non è certo privo di difetti. Alcuni percorsi narrativi introdotti nella seconda stagione rimangono irrisolti, e l’introduzione di nuovi personaggi talvolta appesantisce la trama, diluendo l’impatto emotivo delle storie principali. Inoltre, alcuni momenti di esposizione, pur necessari, risultano a volte forzati, rallentando il ritmo e distogliendo l’attenzione dalle vicende più avvincenti. La scelta di focalizzarsi su nuovi personaggi e sottotrame risulta così molto dispersiva, rischiando di allontanare l’attenzione dai protagonisti principali e dalle loro evoluzioni.
La rappresentazione delle relazioni umane, in particolare la dinamica tra Rosie e sua madre, offre spunti di riflessione significativi sulla natura del sacrificio e sul significato della famiglia, temi universali che trascendono il contesto fantastico della serie, che continua a esplorare le conseguenze di un mondo post-apocalittico, mostrando come la resilienza e la speranza possano emergere anche dalle situazioni più disperate.
Sweet Tooth riesce quindi nell’intento di fondere elementi di action, drama e fantasy, creando un amalgama narrativo che, a prescindere dal gusto personale, riesce a distinguersi all’interno del panorama televisivo contemporaneo. La qualità della fotografia e della colonna sonora contribuiscono poi a creare un’atmosfera tutto sommato immersiva, che riflette con efficacia l’ambientazione suggestiva e post-apocalittica in cui si svolge la storia.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Prodotto televisivo bene o male unico nel suo genere…
  • Interessante la figura di Rosie e il suo passato
  • Estetica e performance attoriali assolutamente valide
  • …anche se non offre grandi novità in termini di narrazione
  • Inizio davvero lento e mancano solo 5 puntate alla conclusione
  • Ritmi lenti e troppa carne al fuoco per trattare tutto con la giusta attenzione
  • Nuovo villain non allo stesso livello di Abbott

 

In conclusione, “The Pack” rappresenta un episodio che riesce a mantenere l’interesse grazie a una combinazione accettabile di azione e dramma emotivo. Sebbene contribuisca in modo significativo allo sviluppo della trama e alla caratterizzazione dei personaggi principali come Gus e Rosie, non raggiunge le vette della originalità o della profondità narrativa che caratterizzano le serie più acclamate di genere post-apocalittico. Resta comunque una visione soddisfacente per chi apprezza un mix di avventura, drama e fantasy, pur non regalando chissà quali innovazioni in termini di originalità narrativa.

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Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Teledipendente cronico, giornalista freelance e pizzaiolo trapiantato in Scozia, ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e allora continua a guardarlo in loop da dieci anni.

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