
Uno dei compiti più difficili per un recensore, oltre a quello di rimanere obiettivo, senza lasciarsi condizionare da emozioni e sentimenti, è senza dubbio riuscire a trovare le parole anche quando non ci sarebbe nulla da dire. Cosa può fare, dunque, un povero recensore, costretto da un “obbligo morale” verso i propri lettori, quando una puntata gli è stata talmente indifferente da non riuscire a mettere assieme più di due righe senza scadere nel banale? Una cosa che Chuck Lorre & Bill Prady ci hanno insegnato, in particolar modo in questa nona stagione, è l’allungamento del brodo. Una ricetta consigliatissima per tutti coloro che scarseggiano di ingredienti, fantasia culinaria e bravura nell’improvvisazione. Nel caso di un recensore, per esempio, tale tecnica potrebbe essere impiegata creando un excursus lunghissimo in cui si cerca di fare i simpatici e gli ironici, mentre, in realtà, si sta parlando di aria fritta cercando di tergiversare e abbindolare il malcapitato lettore.
Il bello è che per quanto riguarda “The Mystery Date Osbervation”, davvero c’è poco da dire o aggiungere a ciò che è stato scritto nelle precedenti recensioni. Parole come “noioso”, “ripetitivo”, “ridondante”, “piatto”, non dovrebbero esistere nel vocabolario di The Big Bang Theory, eppure, da qualche settimana a questa parte, lo show targato CBS non riesce a scrollarsi di dosso la nomea di essere diventato solo l’ombra di ciò che era un tempo e l’accusa di avere esaurito gli argomenti.
Questa ottava puntata è, infatti, l’emblema della parabola discendente della serie, che si dirige in picchiata verso il suolo e che solo un risveglio della coscienza potrebbe salvare. Nessun personaggio riesce a bucare lo schermo e il ricordo di sonore risate, ormai dimenticate, riecheggia malinconico nelle nostre menti, come il fantasma delle comicità passate.
Sheldon & Co. vanno avanti per inerzia, in siparietti già visti e che, francamente, hanno volontariamente o meno stancato: è più che lecito essere esausti di gag basate su Bernadette e il suo essere subdola ma carina allo stesso tempo solo perché di corporatura minuta; su Leonard che viene sempre relegato a tappetino e deriso dalla componente femminile (compresa sua moglie); sul fatto che, guarda caso, in questo show la maggioranza delle ragazze nerd, o comunque legate alla scienza, siano delle strafighe (fatta eccezione per la povera Amy Farrah Fowler, naturalmente). Forse l’unica scena che riesce a strappare un sorriso è l’assurda – anche se non per il nostro Sheldon – conclusione della caccia al tesoro 2.0, istituita da Raj e Howard. Nonostante la reazione del Dottor Cooper fosse telefonatissima, dato il suo carattere e le sue regole mentali, vedere la povera ragazza trattata a porte in faccia con nonchalance, ci ha regalato l’unico momento esilarante di tutto l’episodio. Il che è tutto un dire.
Stendiamo, poi, un velo pietoso per quanto riguarda la parte di puntata dedicata a Amy e al suo appuntamento con Dave, del quale non ne potrebbe fregare di meno. Il cliché del nuovo ragazzo che in realtà conosce o ha contatti con l’ex fidanzato è cibo quotidiano di commediole romantiche alla Jennifer Lopez (ti aspettiamo al varco con Shades Of Blue), quindi dispiace constatare che Lorre & Prady si siano abbassati a tanto pur di sfruttare un personaggio singolarmente. A questo punto manca solo che Sheldon faccia la sua proposta di matrimonio facendo trovare a Amy l’anello dentro un bicchiere di champagne, o di Nesquik alla fragola.
Siamo consapevoli, nonostante la recensione possa far pensare il contrario, che dopo nove anni di attività, uno show possa perdere smalto; è fisiologico, ma non per questo bisogna adagiarsi sugli allori o su alti indici di ascolto (il riferimento a The Walking Dead è puramente voluto). La curiosità dello spettatore va sempre stimolata e la sua fedeltà alla serie deve essere sempre ricompensata. Speriamo che, prossimamente, Chuck e Bill riescano a sfornare ricette migliori, magari consci del fatto che dopo 191 episodi si potrebbe anche decidere di abbandonare la vecchia strada della comicità per provarne una nuova.
Una puntata da dimenticare ma, data la sua superficialità e il suo potere poco impattante, non ci metteremo poi tanto a relegarla in qualche cassetto sperduto della nostra mente. L’ottavo episodio è già andato in onda e The Big Bang Theory ancora fatica a ingranare e a rimettersi in carreggiata. La trama orizzontale avanza a scossoni e forse sarebbe ora di togliere lo spazio a inutili paturnie amorose e concentrarsi sui vecchi pilastri della serie: comicità esilarante, dialoghi mai scontati e situazioni talmente assurde da essere geniali. Il mix che funzionava un lustro fa.
come non essere daccordo , ormai lo guardo solo perchè lo doppiano in contemporanea usa. se fosse programmato per un episodio al giorno ( coem fa mediaset) avrei già abbandonato la serie
p.s: per fortuna esiste izombie