The X-Files 11×04 – The Lost Art of Forehead SweatTEMPO DI LETTURA 5 min

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FBI agent: “The legend that I’ve heard so much about would have already figured out who this guy was that you’ve been talking to and why we were asked to find out why you are.
But I guess that’s how things go: you start out a rebel, but then you get fat.And the next thing you know…you’re deep state. Sad.”
Mulder: “Do you know who I am? I’m Fox Mulder. I was fighting the power and breaking conspiracies before you saw your first chemtrail, you punks. I’m Fox freaking Mulder, you punks! I’m Fox Mulder! Fox Mulder!”

 

L’altalena narrativa di X-Files continua in maniera impetuosa a seminare il panico tra i fan più accaniti della serie e anche tra gli spettatori occasionali: insomma, mettersi a vedere una serie etichettata come sci-fi dal carattere crime e vedersi propinare, invece, quaranta minuti circa di blanda commedia di dubbio gusto non è il massimo per poter fare proselitismo seriale e convincere qualcuno a proseguire la visione o, meglio ancora, recuperare le stagioni precedenti. Ma The X-Files sembra fregarsene ampiamente e proprio come nella passata stagione si sofferma sull’ormai abituale episodio dal forte carattere grottesco per il quale il senso tarda a pervenire. Dopo “Mulder and Scully Meet the Were-Monster”, infatti, ecco giungere sulla scena “The Lost Art of Forehead Sweat”, un paradossale episodio all’interno del quale non si cerca di presentare un grottesco caso paranormale, bensì piuttosto di riscrivere la recente (e passata) storia degli X-Files aggiungendo alla celebre coppia di detective un terzo membro: Reggie Something.
La puntata ruota attorno a due specifici elementi di carattere fantascientifico ma abbozzati solamente, considerando come le due tematiche vengano sì poste al centro della narrazione, ma il tutto solo per dare una parvenza di narrazione sci-fi allo sventurato spettatore. Il primo elemento è la manipolazione della memoria collettiva (e non); il secondo elemento, invece, è rappresentato dall’Effetto Mandela: quest’ultimo è un effetto che si verifica quando un vasto gruppo di persone ricorda chiaramente qualcosa che secondo i dati disponibili non risulta invece essere avvenuto o di essere avvenuto in modo diverso. Si tratta quindi di male interpretazione o di una cattiva memoria? Sì e no, dal momento che questo paradossale effetto non sembra aver colpito un ristretto gruppo di persone, bensì pare abbia avuto una vasta dispersione mondiale. Ciò si evince dalla home page del sito ufficiale del Mandela Effect in cui vengono raccolti e catalogati tutti i casi. Oltre a non attrarre dal punto di vista narrativo, The X-Files cerca di confezionare un episodio dai toni moderni ed affrontando tematiche estremamente vicine alla vita quotidiana dei cittadini americani, ma presumibilmente anche di tutto il mondo. Ecco quindi che non si perde occasione nel virare la storia verso il bad guy presidenziale, Donald Trump, con continue frecciatine che non fanno altro che azzoppare ulteriormente la già complicata visione della puntata. Il punto della critica non è il voler punzecchiare il Presidente USA ma, come lo era stata la pubblicità della Ford in “My Struggle III”, è la sua ridondanza e confusionaria intromissione all’interno di una storia che, a conti fatti, poco si ricollega a Trump. L’unico vero elemento con cui è possibile tirare qualche collegamento sono le fake news, citate una sola volta però all’interno della puntata. Qualsiasi altro parallelismo manca, facendo così perdere di senso alle frecciatine e mostrandole per quello che sono veramente: meri riempitivi svuotati di senso e riflessivi di un desiderio di accodarsi al già nutrito gruppo, mettendo in mostra della “cattiveria” semplicemente fuori contesto ed insensata.
Cosa effettivamente stia diventando questa stagione di The X-Files è difficile dirlo, dal momento che la narrazione sembra procedere senza una vera bussola e/o direzione precisa, andando a tentoni e provando diverse strade, verificando cosa effettivamente possa catturare lo spettatore e spingerlo di conseguenza a continuare la visione: in soli quattro episodi si è cercato di rimodellare la mitologia degli x-files, riprendere personaggi da tempo scomparsi per rinvigorire la narrazione, ritornare sui temi classici confezionando un buon episodio e, in questa puntata, si torna a puntare sull’estremo grottesco per smuovere il proprio pubblico. A che pro tutto ciò? Questa è la vera domanda che andrebbe posta a Chris Carter e la sua squadra: perché martoriare così pesantemente la salma di una delle serie che ha scritto e riscritto più volte la storia della televisione americana e mondiale? Non si tratta qui di fare semplice retorica ed appuntare come la ciclicità di una serie, nel momento in cui la stessa viene messa da parte e terminata, difficilmente verrà recuperata, quanto piuttosto un grande dispiacere nel vedere mettere in scena determinate puntate che in futuro vedranno il loro accomunarsi alle altre, facendo stilisticamente media alle precedenti nove/dieci stagioni per le quali era difficile trovare occasione di spendere parole negative o di aspra critica. D’altra parte, la puntata verrà sicuramente ricorda per aver portato in scena il pensiero collettivo di un nutrito gruppo di gente, occupata a vedere l’episodio settimanale:

 

“It’s time to face the facts, guys. This is the end of the X-Files.”

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Forse solo Dana Scully e Fox Mulder, come personaggi (e di conseguenza i loro rispettivi interpreti) riescono a salvarsi, ma non sempre nemmeno loro
  • Sigla della serie con Reggie in aggiunta
  • Episodi vecchi con l’inserimento di Reggie nelle scene più disparate
  • Puntata grottesca e nonsense
  • Frecciatine di stampo politico gettate alla rinfusa
  • Narrazione a singhiozzo
  • Puntata che con il sci-fi ha davvero poco a che vedere
  • Espedienti narrativi ridicoli o comunque discutibili
  • Fox Mulder riverso a terra mentre piange
  • La scena conclusiva relativamente l’arrivo dell’alieno
  • The X-Files sembra prediligere le riprese in casa Mulder piuttosto che le famose riprese esterne ed in giro per gli USA

 

Se questo quarto episodio non rappresenta il canto del cigno di The X-Files, sicuramente ci si avvicina in maniera mostruosa.

 

Plus One 11×03 3.95 milioni – 1.0 rating
The Lost Art of Forehead Sweat 11×04 3.87 milioni – 1.0 rating

 

 

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Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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