R.I.P. (Recenserie In Peace) – MerlinTEMPO DI LETTURA 5 min

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La
leggenda di Re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda fa
sicuramente parte della cultura collettiva e numerose sono le
rivisitazioni che compongono la letteratura, il cinema e la
televisione che ne trattano le gesta, senza ovviamente dimenticare la
versione della Disney con la quale tutti siamo cresciuti, con il
piccolo Semola protagonista de “La Spada Nella Roccia”. In queste
infinite versioni, si racconta dunque la storia di Re Artù e dei
suoi cavalieri, a cui si unisce anche la figura di un vecchio mago,
Merlino, braccio destro del re.
Nelle più note leggende su Camelot
abbiamo quasi sempre però, un Artù ormai uomo e ormai re, ed un
Merlino mago consapevole dei suoi poteri e provvisto di una lunga
barba bianca; ma le rivisitazioni, si sa, consistono proprio nel
poter stravolgere fatti e personaggi pur raccontando una stessa
storia, ed è così che nel 2008 sulla rete britannica BBC One va in
onda per la prima volta “Merlin” telefilm ambientato “in
una terra di miti e in un’era di magia”
dove i protagonisti in
una versione totalmente inedita, sono proprio Merlin e Arthur,
rispettivamente mago e principe, coetanei e giovanissimi, diversi ma
legati da un destino che li pone come facce della stessa medaglia.
Mandato a Camelot da sua madre per sfuggire dal suo villaggio troppo
piccolo per i suoi enormi poteri, Merlin troverà sostegno nella
figura di Gaius, medico di corte, mago praticante prima che Re Uther
Pendragon bandisse la magia dal suo regno, e nell’ultimo drago
sopravvissuto all’epurazione, che porterà il giovane mago a scoprire
il suo destino irrimediabilmente legato a quello di Arthur. Dopo aver
conosciuto il principe infatti, Merlin finalmente troverà uno scopo
per i suoi poteri, proteggere l’erede al trono di Camelot e aiutarlo
nella costruzione di Albion; tuttavia l’inizio del loro rapporto non
sarà dei migliori, sin dal primo momento i due si detesteranno a
vicenda, e solo in seguito, costretti dagli avvenimenti, dopo che
Merlin salverà la vita ad Arthur e verrà nominato servitore del
principe, i due inizieranno a conoscersi e con il tempo anche ad
apprezzarsi. 
Nelle cinque stagioni che compongono questo telefilm,
tanti sono i personaggi che si susseguono alla corte di Camelot,
tutti con nomi che si rifanno alle leggende arturiane, ma ognuno con
un ruolo diverso rispetto alla tradizione. Da Lady Morgana,
sorellastra di Arthur da parte di padre, a Ginevra (Gwen) semplice
serva, per continuare con Lancillotto, ragazzo dalle umili origini
con il sogno di diventare cavaliere, e ancora Gwaine, Percival, sir
Leon, Elyan, o anche Mordred. Tutti questi personaggi vengono
introdotti in momenti diversi nell’arco narrativo della serie, ma con
il proseguire della storia acquistano spessore, diventando
protagonisti essenziali che donano allo show un carattere più forte.
Così se inizialmente Morgana ci viene presentata come la protetta
del re, intenta soltanto a “punzecchiarsi” con il fratellastro,
ben presto con la scoperta dei suoi poteri andiamo incontro ad una
crescita esponenziale del suo personaggio, che nelle stagioni successive
diventerà l’antagonista assoluto della storia. Appassionante è
anche il percorso di Gwen, che da semplice serva diventa innamorata
del principe Arthur, sua sposa e infine del tutto consacrata nella
sua ultima apparizione, dove sale al trono come regina di Camelot. 
Non meno importanti sono i guerrieri che compongono il quadro dei
protagonisti di “Merlin”: sir Leon, Gwaine, Lancillotto, Percival, Elyan,
ognuno arrivato con la propria storia che successivamente, fatalmente
viene legata a quella di Merlin e Arthur, dando anche vita
nell’episodio “The
Coming Of Arthur” alla leggenda dei cavalieri della tavola rotonda. Ma questo
telefilm ruota sostanzialmente intorno al rapporto tra Merlin e
Arthur, alla loro indissolubile amicizia, ai loro screzi, alle loro
battute, alle loro avventure, sempre uno al fianco dell’altro.
“Questa è soprattutto la storia tra Merlin e Arthur” è così
che ci viene presentato l’ultimo episodio lasciando spazio a questi
due amici, che insieme percorrono il loro ultimo viaggio. Ed è
proprio negli ultimi 45 minuti che tutto accade. Un percorso che
volge al suo epilogo raggiungendo finalmente il momento culmine che
tutti avevamo aspettato sin dai primi episodi, che avremmo voluto
fosse approfondito ulteriormente, e che invece ci lascia con una
sensazione amara di rimpianto per ciò che è stato e poteva ancora
essere. “Merlin” è stato un telefilm arrivato sulla rete in
sordina, e nelle prime stagioni caratterizzato soprattutto da un vena
molto più comica, con vicende più leggere che a volte potevano
anche ripetersi, ma che con il tempo ha saputo crescere, acquistando
tinte più dark che hanno portato ad uno sviluppo sempre maggiore e
migliore della trama, fino a renderla sempre più avvincente stagione
dopo stagione. Importante è ovviamente anche il ruolo che hanno
avuto gli attori nel raccontarci questa saga, dai giovani e
promettenti Colin Morgan e Bradley
James nei panni dei due protagonisti, Katie McGrath e Angel
Coulby, fino ai più consacrati Anthony Head (che i fan di Buffy
ricorderanno come Rupert Giles) nella parte di Uther Pendragon, e
John Hurt che questa volta presta la sua voce al drago Kilgharrah.
Dunque,
se siete appassionati delle leggende arturiane, o anche se non lo
siete ma amate le storie ambientate in tempi indefiniti e in luoghi
dove tutto assume contorni magici, dovreste recuperare questo
telefilm; iniziate a seguirlo con scioltezza, appassionatevi ai
personaggi e alla trama, e man mano che andate avanti preparatevi
anche a lasciarlo andare con una punta di nostalgia, perché alla
fine potreste magari non trovarvi d’accordo con alcune scelte degli
autori sullo sviluppo finale della storia, ma quel che è certo è
che vi ritroverete a condividere gli stessi sentimenti di Merlin
nella sua ultimissima scena.

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Sulla soglia della trentina, laureata in Comunicazione, tra le sue passioni spiccano telefilm e libri. Ha un carattere allegro e socievole, ma nei momenti opportuni sa trasformarsi; questa sua versione di dottor Jekyll e mister Hyde tuttavia, non le impedisce di avere un’estrema sensibilità che la porta quasi sempre a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”. Tra le sue prospettive future compare il tentativo di risoluzione di un dubbio alquanto amletico: recuperare o no Lost? Si accettano consigli.

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