Better Call Saul 1×02 – MijoTEMPO DI LETTURA 4 min

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“I’m the best lawyer ever!”


“Mijo” è un’accezione che può essere tradotta in moltissimi modi. In America Latina, l’espressione è usata con fare affettuoso da parte soprattutto di una figura materna (madre, zia, nonna…). Il termine è una contrazione di “mi hijo” (figlio mio), non realmente esistente nel lessico ispanico. E quella era la vita di Tuco Salamanca un po’ di anni prima dei fatti che noi tutti conosciamo. Una dentatura ancora normale, una doppia vita, un aspetto meno spaventoso rispetto a quello che poi assumerà: queste ed altre caratteristiche porteranno i due gemelli scemi a compiere un tragico errore, sottovalutando quello che diventerà uno dei boss più spaventosi della zona. Il seme della follia è latente ed è già possibile osservare alcune micce pronte ad esplodere, soprattutto nella profetica minaccia al suo sgherro incapace di starsene zitto e al suo posto.
In Better Call Saul la traiettoria temporale non va di pari passo con quella stilistica. Se si presta la dovuta attenzione, è possibile confrontare il progredire della storia di BCS con quella del suo fratello seriale maggiore. Entrambi gli show parlano di un viaggio di (s)formazione da parte di una figura inetta e squattrinata. In entrambi i casi sarà un incontro particolare a cambiare la visione del mondo prima (dopo) di Walter White, dopo (ma prima) di Jimmy/Saul. Entrambi, inoltre, si trovano in una delicata condizione familiare (ancora misteriosa la condizione di Chuck). Quindi: a livello temporale BCS gira intorno a BrBa (flashforward – flashback), e abbiamo visto come la storia segua un binario parallelo. Nel caso di “Mijo” è possibile trovare anche una traiettoria “a specchio”. Tuco Salamanca aveva salutato lo show dopo un pranzo nella tenuta del suo vecchio e simpatico zio, con due ostaggi a carico. Come ci viene ripresentato in questo secondo episodio? A preparare un pranzo (lo stesso) in un’abitazione e con una compagnia più attinenti all’indole “meno” feroce che aveva nel 2001. Ma anche in questo caso prende degli ostaggi. Avanzando nella trama, gli ostaggi vengono portati nel deserto. Ci viene quindi regalata un’apertura ambientale e un primo assaggio della vera follia di Tuco. Esattamente come era avvenuto in BrBa prima di conoscere le sue doti culinarie, nello spaventoso finale della prima stagione con la discarica come suggestiva location. Ricapitolando: avevamo realmente conosciuto il trafficante di droga nel momento in cui avviene la prima transazione con Walt e Jesse (A), segue il suo ruolo da “cuoco-carceriere” (B), dopodiché Tuco esce di scena. Flashback in Better Call Saul: incontriamo un Tuco che cucina prendendosi cura di un anziano parente e invitando ostaggi (B), fino ad una manifestazione di follia in un ambiente esterno (A). E non è difficile ipotizzare tante altre strutture simili in questo ottimo spin-off.
Fermiamoci un attimo a riflettere sul termine “spin-off”. Nella storia della televisione, sono rari gli spin-off realmente ben riusciti, soprattutto che non campassero di rendita dal successo della serie madre. E’ vero che il successo di Breaking Bad potrebbe far campare di rendita centinaia di possibili derive narrative. Eppure sin dal primo episodio si capisce che Gilligan e Gould hanno tutte le intenzioni del mondo, tranne che marciarci su. E tutte queste “intenzioni del mondo” sono riscontrabili in Better Call Saul. Liberi dalle catene di una storia predefinita, senza il fardello di dover far conoscere e affezionare un personaggio al pubblico, con la possibilità di spaziare attraverso diverse regioni temporali, con tutte le idee stilistiche che una serie come Breaking Bad concede: la fonte creativa degli autori può sprizzare in allegria.
Non è un semplice spin-off. Non è il contentino per i fan orfani di una delle serie di cui più si è parlato negli ultimi anni. E’ la possibilità di raccontare un’intera nuova storia sfruttando un universo narrativo già collaudato. Come detto, lo spin-off viene inconsciamente catalogato come un’opera di serie B. le cui origini non sono “pure”. Se si pensa a Torchwood, a Angel, a The Originals, questa classificazione ci può anche stare. Ma esistono casi in cui si può anche pensare più in grande. Eliminando il concetto esclusivamente televisivo di spin-off, come classificare l’Odissea? Non è forse un enorme sequel dell’Iliade? Non è forse l’Eneide un ulteriore spin-off, quasi una fan-fiction?
Arrivando a pensare un qualcosa di così esagerato, la possibilità di comprendere l’enorme valore potenziale di Better Call Saul ci assale violenta.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Percorsi paralleli, trasversali e a specchio con Breaking Bad
  • Regia, fotografia e recitazione impeccabili
  • Libertà stilistiche che rendono “Mijo” un episodio dai diversi cambi di ritmo
  • Personaggi già radicati nell’immaginario dello spettatore
  • La sigla
  • In certi punti la caratterizzazione di Tuco diventa caricaturale ed eccessiva (soprattutto quando inizia ad ipotizzare diversi sistemi di “giustizia”)
“Mijo” prosegue “Uno“, si potrebbero considerare entrambi gli episodi come un unico grande episodio pilota. Una cosa è certa: si è iniziato da subito a volare alto.
Uno 1×01 6.9 milioni – 3.4 rating
Mijo 1×02 3.4 milioni – 1.6 rating

Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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