The Big Bang Theory 8×15 – The Comic Book Store RegenerationTEMPO DI LETTURA 5 min

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Dopo la scomparsa, lo scorso novembre, dell’attrice Carol Ann Susi, colei che ha prestato per tutte queste otto stagioni la propria voce alla signora Wolowitz,  in pochi si sarebbero aspettati l’effettiva dipartita del personaggio anche nella serie, se non altro fino all’annuncio dell’emittente di un episodio a lei dedicato. Dopotutto, pensandola in termini cinici e più prettamente televisivi (e spesso le due cose combaciano), la sostituzione di un personaggio che aveva sempre agito fuori campo, senza mai apparire fisicamente agli spettatori, non sarebbe stata un’impresa tanto difficile. A tal proposito, erano anche circolate voci sulla possibilità di farla sostituire da Melissa Rauch, ovvero Bernadette, che più volte ha dimostrato di essere in grado di saperne offrire una credibile imitazione. Eventualità che non sembra esser mai stata presa davvero in considerazione dagli autori, i quali avevano ipotizzato, in alternativa, l’idea di far partire la madre di Howard per un lungo viaggio, di certo di più difficile gestione. Va quindi dato merito al team di Chuck Lorre di non aver scelto né la soluzione più ovvia, né quella più complicata, virando, semplicemente, su quella più rispettosa, per l’onorevole lavoro dell’attrice, per lo storico e amato personaggio e per lo stesso affezionato pubblico.
Presa la decisione e individuato il giusto tributo, non resta che una questione tecnica, ma non di minore importanza, ossia: quale tono usare? Per sit-com d’impostazione classica come The Big Bang Theory, la drammaticità, d’altronde, non può ritenersi certamente di casa. E’ pur vero, direte voi, che i precedenti nel genere sono oramai abbondanti, a partire da Friends (la nonna di Ross e Monica), passando per Scrubs (il memorabile episodio sul fratello di Jordan), fino al completo e più rivoluzionario sdoganamento di questo campo attuato da How I Met Your Mother (il padre di Marshall). La differenza è che, pur trattandosi di comedy “classicheggianti”, ambientate di base tra due o tre set al massimo, parliamo comunque di casi particolari che hanno fatto della simbiosi tragedia-commedia la loro caratteristica principale (gli ultimi due esempi soprattutto). Aspetto non ritrovabile, invece, nelle serie di successo targate Lorre, le quali godono di tutt’altri standard e prerogative. Basti pensare alla dipartita (stavolta solo nello show) del personaggio di Charlie Sheen in Due Uomini e Mezzo, ovviamente con circostanze piuttosto differenti, comunque trattata più in chiave ironica (il fratello che ne piange il ricordo, imitandolo) che patetica.
Nel caso di The Big Bang Theory però, siamo di fronte ad un lutto reale, per la produzione, la troupe e l’intero cast. La messa in scena, di conseguenza, rispecchia in pieno il dolore di tutti, come dimostra il brindisi finale, in una scena che traspira visibilmente del coinvolgimento e della commozione dei suoi attori. Per quanto riguarda l’omaggio degli addetti ai lavori, “parlano”, al contrario, i silenziosi titoli di coda, privi del caratteristico motivetto musicale per la prima volta nella storia dello show. Gli ultimi cinque minuti, così realizzati, entrano di fatto nella memoria di ogni spettatore, in maniera indelebile ed efficace.
Aspetto, a questo punto, ancor più apprezzabile e meritevole d’elogi, per gli autori, sta proprio nel limitare lo spazio del ricordo a quegli ultimi cinque minuti finali. Prima, infatti, quasi a far da contraltare al toccante ricordo, assistiamo ad un quarto d’ora dei più divertenti e riusciti di questa stagione. Dalla sottotrama che dà il titolo all’episodio forse ci si aspettava qualcosa di più, data l’importanza, più che altro, che il negozio di fumetti ha avuto nella fortuna dello show fin dai suoi primi anni di vita. Risulta decisamente più azzeccato, quindi, il ritorno di un’altro degli stilemi classici della serie, abbandonato da un po’ di tempo a questa parte, ovvero quello delle bizzarre e irresistibili iterazioni tra Penny e Sheldon. Quest’ultimo, soprattutto, si allontana dalla stanca figura di “macchietta” che gli abbiamo visto impersonare recentemente, per indossare nuovamente i panni dell’ “uomo colto e geniale ma paradossalmente ignorante sullo stare al mondo” alla Sherlock Holmes (o al cinematografico Alan Turing, per restare in campo Cumberbatch e Oscar). I risultati sono davvero esilaranti, soprattutto per la deriva che prendono nel coinvolgere prima Amy e poi Leonard, con le gag sugli esperimenti della ragazza in relazione alle scimmie, anch’essi finiti spesso nel dimenticatoio, finalmente sfruttati per bene.
A tal proposito, curioso il possibile parallelismo di questo episodio con “The Cohabitation Formulation”, il sedicesimo della quarta stagione (grazie, programmazione di Italia2). In questa puntata, infatti, non solo Amy propone a Penny di prender parte alla sperimentazione, ancora nel ruolo di confronto tra lei e i primati (e allora, va detto, la donna non sembrava tanto offesa dalla cosa), ma, in contemporanea, possiamo vedere Howard alle prese con una furiosa lite con la madre, che lo porta a decidere di trasferirsi da Bernadette (per poi fare mestamente ritorno dalla signora Wolowitz, dopo che la ragazza si rifiuta di sostituirla nel fargli da genitore).
Alla luce di “The Comic Book Store Regeneration”, considerando la storyline di Howard che vuole semplicemente che le cose con sua madre “ritornino normali”, difficile non pensare ad un altro delicato omaggio al personaggio, in forma di una raffinata e suggestiva auto-citazione.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • I commoventi minuti finali 
  • La storyline Penny-Sheldon
  • Gli esperimenti di Amy su Penny
  • Il rompicapo contenente la banana, risolto da Penny e non da Leonard
  • Simpatico cameo di Nathan Fillion a spezzare piacevolmente le due storyline principali, pur essendo fin troppo simile, nelle dinamiche, a quello di Summer Glau della seconda stagione 
  • Oggettivamente, la storyline di Stuart a casa della mamma di Howard non ha mai goduto di una particolare efficacia, e anche la stessa riapertura dello storico negozio, passa in secondo piano rispetto al resto. Ma, per una volta, possiamo passarci volentieri sopra
The Big Bang Theory rende omaggio alla scomparsa di una delle “voci” più riconoscibili e indimenticabili nell’ormai comune e popolare immaginario degli show televisivi. E lo fa prima a modo suo, con tante risate, ad anticipare, allo stesso tempo, la rottura dei propri schemi di solito immutati, per brevi, ma tanto significativi, minuti. Non resta, quindi, che unirci al brindisi dei nostri nerd preferiti: Mrs. Wolowitz, “we’ll miss you”.    
The Troll Manifestation 8×14 17.09 milioni – 4.6 rating
The Comic Book Store Regeneration 8×15  17.49 milioni – 4.5 rating

Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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