House Of Cards 3×04 – Chapter 30TEMPO DI LETTURA 3 min

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La prima scena apparsa all’inizio della presente stagione di House Of Cards vedeva il grande Frank Underwood umiliare in privato la memoria del proprio padre, urinando sulla sua lapide. E’ stato un momento sacrilego di forte empietà ed ha sottolineato ancor di più il forte credo del nuovo Presidente degli Stati Uniti: non esiste un Dio, non esistono fede, destino o predestinazione. Le persone agiscono per i loro propri interessi e plasmano con le loro stesse mani il proprio futuro. Il successo o l’onta della sconfitta non sono pertanto da attribuire a manipolazione o interventi divini: è l’uomo ad essere l’unico artefice della propria vita con le sue azioni e con i suoi soppesati comportamenti.
Ciò tuona nuovamente al termine del “Chapter 30” di questa serie tv basata su intrighi di palazzo e sete di potere: Frank, frustrato dalle nuove complicazioni apparse sul suo difficile cammino, sputa -letteralmente – in faccia al Cristo in croce. Una scena di un impatto indescrivibile, sia per il forte messaggio insito all’interno dell’azione (riassumibile con il discorso d’introduzione a questa recensione), sia per la successiva caduta della statua ai piedi del Presidente.
C’è una forte essenza di sacrilego in House Of Cards che in determinate scene – come quelle prese in esame prima – sembra prendere il sopravvento, appianando la sottile filosofia politica e di potere che contraddistingue la restante puntata presentando in questo modo agli spettatori un concentrato di spregiudicatezza abbagliante e coinvolgente.
La trama dell’episodio rispecchia e porta a termine diversi spunti presi in esame nelle passate puntate: la voglia di tornare al lavoro di Doug e la pretesa dei vertici del partito Democratico di scalzare Frank dalla posizione di leader, facendo candidare un nuovo rappresentante per il 2016 (il tutto in maniera preventiva visto il forte seguito che sta raccogliendo Mendoza). I due punti trovano un comune punto in cui sfociare: Heater Dunbar. La donna, che Frank tenta di circuire concedendole una poltrona alla Corte Suprema, prima accetta e poi dà le proprie dimissioni al Presidente per poter correre alla Casa Bianca. E’ una delle poche persone, in tutte queste stagioni, cui Underwood sembra faticare a mettere le briglie per poterla controllare. Come potrà Frank riuscire a candidarsi per il 2016 se il suo posto è già stato assegnato ad un’altra persona?
Proprio in questa presa di decisioni, viene allo scoperto Doug Stamper, il quale sembra esser lasciato in naftalina più per la poca fiducia del suo Presidente che per altro: decide quindi di presentarsi alla Dunbar, offrendole il proprio aiuto ed appoggio per la corsa alla Casa Bianca. Data l’esperienza di Doug, difficilmente la donna rifiuterà, consapevole anche che l’uomo essendo stato per diversi anni al fianco di Frank sarà a conoscenza di diversi scheletri nell’armadio (basti pensare a Peter Russo, Zoe Barnes e Rachel Posner).
Non siamo abituati a vedere un Frank Underwood indebolito o che rasenti l’insicurezza (come lo si era visto, nella scena di pianto, in Chapter 28), ma d’altra parte tutti i nodi creati con il passare del tempo stanno ora insieme venendo a galla. Ed è proprio questo ripresentarsi di situazioni sconvenienti e negative a far vacillare l’imponente figura del politico americano. La sua leadership sembra essere messa in dubbio e attaccata da diverse figure e posizioni: riuscirà il Presidente a riscattarsi o dovrà cedere il passo a nuovi personaggi politici?

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Frank in versione blasfema e sacrilega
  • Il colpo di scena della candidatura di Heater Dunbar alla presidenza
  • I discorsi di Frank con lo spettatore
  • Doug e la sua voglia di tornare al lavoro
  • Gli scatti (in questo caso blasfemi) di Frank, benché di forte impatto, spesso rovinano l’atmosfera di lento progredire, tipica di House Of Cards

La decisione di Doug avrà sicuramente un risvolto negativo quando la Casa Bianca verrà a conoscenza della sua presa di parte. Mordere la mano che tanto ti ha aiutato e servito non è certamente la mossa più saggia da fare.
Specialmente se la mano da mordere è quella di un personaggio pericoloso ed influente come Frank Underwood; Doug dovrà farne presto le spese.
Chapter 29 3×03 ND milioni – ND rating
Chapter 30 3×04 ND milioni – ND rating

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L’Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv, film e lettore appassionato di libri e manga. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell’umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di Recenserie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L’unico uomo con la licenza polemica.

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