Marvel’s Daredevil 1×12 – The Ones We Leave BehindTEMPO DI LETTURA 9 min

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Se “Path of the Righteous” è stato un episodio denso di avvenimenti e ricco di pathos in innumerevoli scene, questo “The Ones We Leave Behind” rallenta invece decisamente i ritmi, fungendo, allo stesso tempo, da più lungo preambolo mai visto per un season finale. Ciò può esser letto secondo una duplice ottica: una “positiva” che lo inserisce nel film lungo 13 ore che ha caratterizzato fin qui il percorso, e la conseguente analisi, dello show di Netflix; l’altra, magari più critica e maliziosa, che lo vede “subire” l’esser costretti ad arrivare a quota 13 per chiudere la stagione, col risultato di  dover proporre un episodio di assestamento e di riepilogo della situazione in cui si trovano i personaggi e la trama stessa. Certo, non mancano eventi di rilievo, come l’uscita di scena, misteriosa e per questo prevedibilmente solo temporanea, di Madame Gao, e la scioccante morte di Ben Urich. Eppure, nel modo in cui arrivano (l’una, quasi naturalmente, l’altra nei minuti finali d’episodio, e senza particolari segni premonitori) possono dirsi abbastanza di secondo piano rispetto alla quantità massiccia di momenti intimisti e chiarificatori che coinvolgono i protagonisti. “The Ones We Leave Behind” diventa così, innanzitutto, un episodio “parlato”, dove i sentimenti e le emozioni la fanno da padrona e dove ogni personaggio affronta i propri fantasmi e le personali paure nella parabola discendente che li ha risucchiati, e che hanno tutte un’unica terrificante convergenza: la solitudine.
“Quelli che lasciamo indietro”, dice la traduzione letterale, ed è il tributo al loro ricordo che smuove gli animi e le azioni di Matt Murdock & co., perché a piangerli e a commemorarli dopotutto ci restano loro. E’ così per Wilson Fisk, che dopo aver quasi perso l’amata Vanessa, scopre il corpo senza vita del suo braccio destro Wesley, che per lui in realtà, come chiarito più volte da Kingpin stesso, è soprattutto un amico, nonché l’unico. All’apice del suo impero criminale e dell’acclamazione da parte dell’opinione pubblica, Fisk è costretto a guardarsi intorno, sospettando di tutti quei legami così faticosamente costruiti, completamente solo e senza potersi fidare di alcuno, mentre il proprio regno inizia a crollare inesorabilmente. Il dolore per la scomparsa di Wesley, poi, lo accomuna alla tragedia personale di Karen Page, in modo ovviamente differente, ma anche lei “abbandonata” dai suoi amici, a loro volta allontanatasi. Le visite ormai quasi saltuarie di Foggy e Matt non fanno che rendere oltremodo palpabile, addirittura accentuandola, la separazione che aleggia tra i tre ex “vecchi” compari, a cui Karen proprio non riesce a raccontare il dramma che l’affligge. Basta pensare allo scambio di battute che ha luogo con Matt per rendersi conto dell’oscurità che ormai circonda le loro vite: M.: Karen, did something happen? K.: Yes. The world feel apart. Didn’t you notice? Che lo spettatore desideri più azione o meno, non si può certo dire non sia stato tutto reso al meglio.
Matt e Karen sono anche i protagonisti forse della scena più intensa, almeno tra quelle che hanno coinvolto i due fino ad ora. Lo sfogo del nostro eroe protagonista, che incarna probabilmente più di tutti lo spirito “pessimistico” verso l’umanità che permea l’intero episodio, segna anche il punto più basso delle sue aspirazioni da vigilante e difensore di Hell’s Kitchen. Non tanto a livello pratico, visto che la sua incursione nella base dell’organizzazione di Madame Gao si rivela a conti fatti un successo, quanto sul piano emotivo, mostrandoci un Matt Murdock mai tanto fragile e provato. Eppure, al tempo stesso, nella sua commovente presa di coscienza (The kind where you think you’ve seen the bottom of humanity, and the pit just keeps getting deeper, you know? I can’t do this alone) si può leggere finalmente uno spiraglio di uscita dalla “solitudine” cronica raccontata in quest’ora di puntata. E il concetto s’irrobustisce se pensiamo a Foggy (anch’esso mosso dal cercare giustizia per la signora Cardenas), che, nella sua indagine al fianco dell’ex amante, inizia ad accettare perlomeno i buoni propositi dell’alter-ego dell’amico. Da qui ad accettare anche lo stesso alter-ego, il passo, come si suol dire, è breve.
A proposito della “visita” nel covo segreto di Madame Gao, storyline che riserva le uniche vere sequenze movimentate dell’episodio, si registra l’ennesima pregevole prova tecnica dietro la macchina da presa dello show. Già l’ingresso di Matt, cieco a causa di un incidente, in mezzo ad ignari tirapiedi non-vedenti, i quali invece si sono privati della vista per loro stessa scelta (fatto che evidentemente porta il protagonista al crollo sopra citato), fa il suo emozionante effetto; però, ad impressionare e a deliziare maggiormente i nostri occhi è la sequenza, a ritmo forsennato e coinvolgente, del suo inseguimento tra i tetti di New York City. Insomma, considerando anche gli undici episodi precedenti, è l’ennesima conferma che la “lentezza” dell’episodio sia una scelta completamente deliberata dagli autori.
E veniamo così a Ben Urich, croce e delizia dell’episodio. Intanto, nel caso dell’intrepido giornalista, che si ritrova a combattere, anche qui, da solo contro il giornale per cui lavora e la corruzione dei suoi colleghi, vale più la traduzione “Quelli che ci lasciamo alle spalle”, inserendoci così la sua intera carriera, la redazione del Bullettin, e, in particolar modo, la collaborazione e l’amicizia con il suo capo. La coraggiosa scelta di rischiare tutto, sull’incitamento di Karen prima e della moglie poi, d’altro canto, lo porta anche al tragico destino riservatogli nei minuti conclusivi, facendolo finire ironicamente proprio tra “quelli lasciati indietro”. Per quanto il ritratto del personaggio, così interpretato, non manchi di un certo fascino, è impossibile non riservarsi più di una remora. Se la morte di Wesley, infatti, aveva un suo particolare motivo, non solo per via della carente base fumettistica, ma specialmente per il percorso che vedrà protagonista Wilson Fisk diventare definitivamente Kingpin, davvero non comprendiamo l’utilità narrativa di quella di Urich, anzi. La precoce dipartita del rappresentante “mediatico” delle gesta del futuro Daredevil può rivelarsi più dannosa che altro (soprattutto adesso che i Marvel Studios i diritti per mettere in scena l’originale Daily Bugle ce l’hanno, ma questa almeno è una constatazione solo a posteriori). A questo punto, perciò, non possiamo esimerci dal leggere tale scelta come un tentativo gratuito di scioccare lo spettatore. Dopotutto, la “moda” delle morti eccellenti è ormai ben rodata all’interno dei serial di maggior successo commerciale come The Walking Dead o Game of Thrones, addirittura celebri solo per questo. Considerando che, nella maggior parte dei casi (vedi quello clamoroso che ha toccato Grey’s Anatomy) il fine ultimo di stupire il fandom ha provato più malcontento che altro, speriamo almeno non diventi un’abitudine per le stagioni a venire.

L’angolo del Nerd della fumetteria all’angolo

Poteva RecenSerie non sbattersi per voi a raccattare tutte le curiosità, e le ammiccate d’occhio per questa incarnazione live-action del difensore di Hell’s Kitchen? Maccerto che no! Doveva eccome! Per la gioia dei nostri carissimi lettori, di seguito, come fatto per Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D.Marvel’s Agent CarterThe Flash e Gotham eccovi la “guida” a tutti i vari easter eggs e trivia sulla puntata.
  1. Di nuovo, si può vedere il nome di Van Lunt dietro il foglio che sostituisce l’insegna sulla porta. Se ne era parlato meglio nella recensione di “Nelson V. Murdock“.
  2. Quando Karen scherza e dice che si dovrebbe dare alle droghe pesanti, sappiate che la sua frase non è una battuta, ma bensì una citazione al suo passato di tossicodipendente. Come vi abbiamo sempre detto in queste recensioni, la Karen Page del serial è stata abbastanza rivisitata in questi tredici episodi, mescolando il passato puro e casto dei comics con il suo futuro pieno di eccessi. Difatti, quando Karen scoprirà che Devil è Matt Murdock, quest’ultima se ne andrà da Hell’s Kitchen per tentare la carriera di attrice; sfortunatamente per lei non sarà così brava e finirà in un circolo vizioso di film pornografici, papponi ed eroina. Sarà sopratutto la sua dipendenza il fattore scatenante della leggendaria “Daredevil: Born Again”, dove in cambio di una dose, rivelerà l’identità segreta di Devil: rivelazione che arriverà fino a Kingpin, con catastrofiche conseguenze. 
  3. Sulla porta dell’ufficio davanti a quello di Nelson & Murdock, ce ne è uno con la scritta “Atlas” sul vetro della porta. È un riferimento alla Atlas Comics: casa editrice attiva dal 1950 al 1957 nata dalle ceneri della Timley Comics (1939-1950) e che poi diventerà la Marvel Comics. 
  4. Ricompare il logo di Steel Serpent, oltre a scoprire che questo nome viene utilizzato per riferirsi allo stupefacente prodotto da Madame Gao. Se ne era parlato meglio nella recensione di “Speak Of The Devil“.
  5. Dopo aver visto cosa ha fatto Madame Gao durante l’incursione di Devil nel suo magazzino e dopo averla sentita dire che vuol tornare a casa, molti fan hanno cominciato a speculare sulla sua vera identità. Infatti, molti sono convinti che possa essere Crane Mother, la regina di K’un-Zi, una delle Sette Città Leggendarie di natura mistica protette dalle Armi Immortali (i campioni protettori di queste città) che si trovano in Cina insieme a K’un-Lun: la patria dove Daniel Rand diventerà Iron Fist. Comparsa per la prima volta su Immortal Iron Fist #4 del 2007, Carne Mother è affiliata a Davos: il sopracitato Steel Serpent, di cui abbiamo visto il suo simbolo sulle bustine di droga. 
  6. Quando Ben e Doris Urich stanno parlando prima che suo marito venga ucciso, la moglie del giornalista gli consiglia di aprirsi una fonte d’informazione tutta sua dove poter lavorare per conto suo e pubblicare le notizie che vuole, senza che gli interessi degli editori lo fermino. È un riferimento ad una parte importante della vita del personaggio, quando abbandonerà temporaneamente la carta stampata per aprire un giornale totalmente online chiamato “Front Line”. Fondato insieme alla giornalista Sally Floyd, Front Line verrà creato dopo la conclusione della Guerra Civile dei supereroi per fornire una chiara visione d’insieme dei fatti non edulcorata e senza censure; quando il giornale stava andando in fallimento, gli sforzi congiunti di Marla Jameson (moglie di J. Jonah Jameson) e Robbie Robertson riconfigureranno Front Line nel nuovo Daily Bugle (quello precedente venne distrutto in uno scontro tra l’Uomo Ragno ed un superpotenziato Electro).
  7. Sul giornale di Casa Urich si può notare un’articolo che parla della “Battle of New York”. Si riferisce, ovviamente, all’invasione aliena dei Chitauri respinta dai Vendicatori.
  8. Sulla parete piena di ritagli di giornali, per chi ha l’occhio lunghissimo, può notare un cameo nascosto dell’Uomo Ragno.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’inseguimento di Matt sui tetti 
  • Home? China?“It is considerable distance farther. We shall not speak again” (ovvero, quanto spacca Madame Gao)
  • Lo sfogo finale di Matt  
  • Wilson Fisk che uccide Ben Urich 
  • Il complotto di Leland e di Madame Gao, ai danni di Vanessa, anche troppo intuibile 
  • Ben Urich ucciso da Wilson Fisk 
Marvel’s Daredevil si ferma un istante (più o meno) regalando un episodio che assesta gli equilibri, con il solo intento di sconvolgerli definitivamente in vista del gran finale. Il fulcro di “The Ones We Leave Behind” è la costruzione intima dei personaggi, dove sono giunti a questo punto e cosa li aspetta all’orizzonte, comunque senza far mancare inaspettate sorprese, forse stavolta anche fin troppo eccessive. 
The Path Of The Righteous 1×11 ND milioni – ND rating
The Ones We Leave Behind 1×12 ND milioni – ND rating

Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall’HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo…

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