The Leftovers 2×01 – Axis MundiTEMPO DI LETTURA 5 min

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È per serie plebee un semplice e schematico riassunto su ciò che è avvenuto nella precedente stagione, utile a risvegliare i ricordi dello spettatore. Diciamo tranquillamente che non è un qualcosa di così usuale nel canali via cavo, il vecchio caro “previously on“. E The Leftovers è la serie in cui forse ce lo potremmo aspettare di meno. La spiazzante sequenza iniziale, nell’infinità di letture che gli si potranno attribuire, ne ha anche una strettamente televisiva.
Un rappresentante del genere umano (la donna preistorica), per puro caso, esce dalla propria caverna e in quel momento assiste ad un fenomeno per lei senza nessun tipo di spiegazione razionale (il terremoto), ma non ne prende parte, al contrario dei suoi cari. La donna affronta quindi il dolore della separazione portando avanti comunque la sua vita, all’inizio in maniera assolutamente dolorosa (il parto). A quel punto si allontana dal luogo del misfatto portando avanti la sua vita, senza nessun tipo di supporto e con un fardello da portare (il bambino). La morte sopraggiungerà nell’atto di difendere la sua famiglia, il fardello passerà e continuerà ad essere mantenuto da un altro componente del genere umano (ricordate la bambina adottata da Nora alla fine della scorsa stagione?). Tutto ciò non appare lontano dalla lente di ingrandimento posta sulla sofferenza dell’umanità dopo il 14 ottobre. Soprattutto sul cammino verso l’ignoto delle vite che i “lasciati indietro” devono affrontare, ormai inevitabilmente segnati.
C’è chi potrebbe considerare questo incipit inutile e pretenzioso, chi individuerà ben altre chiavi di lettura maggiormente significative rispetto a questo gigantesco e simbolico previously on The Leftovers. Ci sarà, come al solito, anche chi vedrà l’ennesimo, ripetitivo, richiamo a “2001, Odissea Nello Spazio”.
In ogni caso il parallelismo con il tempo presente rende fluido persino questo audace prologo. Come annunciato nei mesi precedenti, l’ambientazione di The Leftovers è cambiata: ci troviamo a Miracle, unica cittadina in cui non vi sono stati departed in quel fatidico 14 di ottobre. La lente d’ingrandimento si sposta rapidamente su una nuova famiglia, questa volta unita e felice. Kevin si era presentato, la scorsa stagione, come una persona sull’orlo di una crisi, moralmente quasi-ineccepibile, costantemente tormentato da uno dei pochi errori della sua vita, destinato a perseguitarlo per sempre. Tutti gli sforzi compiuti dal poliziotto, per mantenere un equilibrio interno ed esterno, si incastravano in un mondo distopico, estremamente sotto shock per ciò che era capitato. Sette misteriose, individui che sparavano ai cani, cani impazziti: un mondo così estraneo ai nostri occhi racchiudeva una famiglia estremamente umana, nella sua imperfezione.
Diverso è il discorso per ciò che ci presenta questa seconda stagione. Un villaggio immacolato dal fenomeno del 14 ottobre; una comunità felice, sommersa sì da superstizioni, ma da abbondante spiritualità; una famiglia unita: al contrario dei Garvey, i quali esponevano i loro difetti in superficie, davanti ai nostri volti, la famiglia di John appare sempre pronta a rivelare un nuovo segreto. Dall’epilessia di Evie, ai trascorsi carcerari di John stesso, un velo di inquietudine e di incertezza si dispiega nel profilarsi di questa nuova famiglia (la profezia di Isaac e la consapevolezza di questa non hanno di certo aiutato).
Di fronte alla possibilità di una narrazione a stampo antologico (quanto sarebbe stato facile – ma autodistruttivo – presentare in ogni stagione un diverso gruppo di personaggi tormentati?), la linearità si presenta imponente. La lentezza tipica della serie ci accompagna in un insieme di situazioni apparentemente inutili (l’uccellino nella scatola, Evie che corre nuda, Evie che si allena con John…), quando ecco che avviene il contatto. Il volto rassicurante e familiare di Christopher Eccleston fa capolino in chiesa, inaugurando definitivamente la seconda stagione di The Leftovers, per come noi lo avevamo conosciuto. Aperta una porta, si apre un portone: è un attimo prima che avvenga la sfilata dei regulars. Ed è a quel punto che ci rendiamo conto che se la narrativa non sarà mai estremamente lineare, sicuramente l’incedere degli eventi ci regala sempre molti più punti di riferimento di quanti si possa pensare.
Per strutturare The Leftovers bisogna immaginarsi un elicottero che sorvola un’area. Si alza e si abbassa più volte, dando modo ai passeggeri di scorgere dei dettagli per un certo lasso di tempo, di perderli, di ritrovarli in un secondo momento. Si ha una casuale e frammentata panoramica del totale, non quanto la si avrebbe con un aereo, non particolareggiata come la si avrebbe se ci si trovasse al livello del suolo.
Con questa seconda stagione, il nostro elicottero ha effettuato un piccolo spostamento che, fortunatamente, pur cambiando zona, ci lascia ancora la visuale su ciò che vedevamo prima, permettendoci così di non perdere definitivamente l’orientamento, ma facendoci pur sempre smarrire un po’.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La nuova sigla
  • L’incipit, in quanto a realizzazione scenica
  • Il finale che chiude un cerchio (terremoto e perdita)
  • Ricollocamento dei protagonisti della prima stagione
  • Caratterizzazione della nuova famiglia
  • Parallelismi e contrasti con la prima stagione
  • Atmosfera costantemente inquietante e misteriosa
  • La lentezza – scelta stilistica coerente e, in quanto tale, inattaccabile – spesso spinge lo spettatore a non assorbire pienamente tutti i dettagli

 

C’è chi non ha affatto amato The Leftovers. C’è chi invece lo ha apprezzato molto. Una cosa è certa: i primi sanno perfettamente il perché della loro posizione; i secondi no. In un’altra sede (e in un’altra serie) si sarebbe parlato di scienza e fede.
Intanto, per non sbagliare, benediciamo “Axis Mundi”.

 

The Prodigal Son Returns 1×10 1.53 milioni – 0.7 rating
Axis Mundi 2×01 0.70 milioni – 0.3 rating

 

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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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