Doctor Who 9×10 – Face The RavenTEMPO DI LETTURA 8 min

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“Run. Run you clever boy. And remember.”
 
Un episodio che rimane nella storia della serie, per forza di cose. Un episodio che liquida (il termine è questo, non c’è niente da fare) una questione di cui si era parlato tanto, troppo. Il colpo di scena, nelle serie inglesi, è caso raro: la spettacolarizzazione di ciò che viene messo in scena è più importante di qualsiasi altra cosa inerente la narrazione. Lo dimostrano i lunghissimi promo di molte serie targate BBC e E4.
“Face The Raven” è insulso nel suo plot ma pone un pilastro monolitico nella continuity della serie. Ci lascia storditi, offesi con gli scrittori, immediatamente bisognosi di riguardare tutto quanto e di guardare i prossimi episodi.
Ci lascia confusi e radicalmente divisi nella nostra opinione.
 
Perché sì
 
Abbiamo parlato moltissimo di come il personaggio di Clara fosse radicalmente spaccato in tre parti: Impossibile Girl nella settima stagione (scanzonata, ingenua, dolce e curiosa); fidanzata complessata nell’ottava stagione (tormentata, nostalgica, diffidente, lunatica); spericolata companion in questa nona stagione (senza senso del pericolo, con fede cieca nei confronti della capacità del Dottore, forse portatrice ancora del lutto verso Danny).
Nello scorso season finale, la buona Clara pronunciava una importante frase: “I’m the Doctor”. Il suo era senz’altro un tentativo di ingannare i Cybermen ma, nell’immediato, creava un suo effetto “troll”. Non sapevamo che c’era della profezia dietro ciò.
Clara, in “Face The Raven”, arriva, per l’ennesima volta, a volersi sostituire al Dottore con un sacrificio sciocco e frettoloso (in “Let’s Kill Hitler” avveniva qualcosa del genere, da parte del Dottore). Poteva avvenire in un epico doppio finale, come poteva avvenire in un semplice episodio singolo. Ed è quello che poi è avvenuto. Va quindi riconosciuta una coerenza nel seminare continuamente un senso di pericolo nella persona di Clara, guardata con malinconia dal Dottore sin dall’inizio di questa nona stagione.
Altro punto a favore del crudo finale è quello che porta la novità di un’esplicita morte di una companion. Che Clara sarebbe morta si poteva prevedere/intuire dalla storia della Impossible Girl, nata per salvare il Dottore, sparsa nel tempo e nello spazio in infiniti echi. È vero, lei è l’originale, ma era dovuto: souffle-girl had to die.
Parlando del Dottore di Peter Davison, nel clima sicuramente meno impegnativo della serie classica, il Time Lord si trovò a veder morire un compagno di viaggio, in maniera cruda e drammatica, lasciando senza sonoro il finale di episodio. Se escludiamo la “morte implicita” di Amy e Rory, quindi, la rotazione dei companion arriva ad un punto specifico con il ritorno, dopo più di trent’anni, di un decesso on screen.
Dopo l’episodio minimale e trascurabile della scorsa settimana, l’impatto estetico torna a giocare un ruolo importante, schierandosi così tra le caratteristiche che giocano a favore di questo episodio. L’ambientazione gotica aiuta alla perfezione il clima improvvisamente tragico di questa 9×10. L’idea degli alieni nascosti in stile Men In Black è tanto originale quanto facilmente accettabile per quello che è il background whovian. A questo, aggiungiamo la recitazione di Jenna Coleman che, con il suo addio non regalerà le lacrime che in un recente passato hanno regalato Billie Piper, Catherine Tate o Karen Gillan, però riesce a mettere insieme e richiamare elementi che hanno costituito il suo repertorio. Tra tutti, ricordiamo quel “be a Doctor” che aveva contribuito nel salvare Gallifrey.
L’interpretazione di Capaldi è ciò che veramente meriterebbe un capitolo a parte. Niente lacrime: uno sguardo freddo e intenso, tipico di chi ne ha viste e sopportate troppe. Tipico di chi vorrebbe scatenare la sua furia, ma che ha promesso di non farlo. Chi ha quel pizzico di cattiveria in più, alimentata dalla mancanza (forse per la prima volta) di senso di colpa.
In conclusione, non occorre dimenticarsi che “Face The Raven”, portatore di una svolta tanto importante quanto drammatica, altro non è che un episodio preparatorio al doppio finale, in stile “Utopia” della terza stagione.
 
Perché no
 
Si era parlato di una morte tanto annunciata con nonchalance da attori, stampa, produttori, eccetera, quanto di una scelta inusuale per i precedenti standard. Tutto questo non toglie che l’anticlimax sia estremo. Un episodio preparatorio al finale dovrebbe essere un filler (e il plot di “Face The Raven” non fa niente per non esserlo) e aggiungerci una svolta così drammatica, come fosse appiccicata con la colla, non fa che rendere il tutto più inaspettato, ma anche meno sentito. Lo sapevamo che Clara sarebbe andata via, veniva annunciato dallo scorso anno, ma il risultato sembra prodotto dal bisogno di togliersi un peso e non di chiudere in maniera degna la storia di un personaggio.
Molto altro si sarebbe potuto fare, pure chiudere il suo personaggio con qualche scelta estremamente beffarda, come poteva essere l’incontro con un’anziana Clara nel sogno di “Last Christmas“, oppure ciò che rischiava di avvenire per colpa di Missy in “The Witch’s Familiar” (che avrebbe dato una fantastica chiusura al cerchio aperto in “Asylum Of The Daleks”). Tanto realismo, quindi, nel far morire Clara in un vicolo, portata a tale sorte da un’imprudenza sempre maggiore, ma in Doctor Who il realismo ce lo si aspetta fino ad un certo punto. In una scala di valori, dovrebbe essere l’epicità a precedere. Ed epicità ci volevano regalare, con lo straziante monologo di Clara, ma, come già detto, non vi era una sufficiente struttura dietro per reggerne l’impatto. Sarebbe bastato un episodio doppio a regalare quel grado di pathos sufficiente nel suo finale. La scelta narrativamente molto conveniente del tatuaggio con il conto alla rovescia affretta ulteriormente una trama ridotta all’ossicino, al servizio di un finale di stagione e dell’eliminazione di un personaggio importante. Aggiungiamo lo “spreco” di due ritorni come quelli di Rigsy e Ashildr detta “Me” e si capirà che la struttura dell’episodio non potrà essere così armoniosa.
Ovviamente abbiamo ancora due episodi per raddrizzare il tiro, per donare al personaggio di Clara un omaggio sentito, perso dalla necessaria fretta con cui si è chiuso questo. Avremo delle risposte ulteriori o verrà “realisticamente” tutto fatto finire così? Allo stato attuale non possiamo che piangere una morte tanto vera e struggente nel suo essere improvvisa, quanto fuori luogo dalla continua mancanza di interesse che i media inglesi hanno per i progressi narrativi e per la sorpresa degli spettatori. D’altro canto tutti conoscono il finale delle opere di Shakespeare e non è certo quello che importa a chi continua a mettere in scena rappresentazioni e, soprattutto, a chi continua ad andarle a seguire.
 
La mattina dopo
 
Un fan di Doctor Who può essere rimasto emotivamente deluso da questo episodio, ad una prima visione (molto meno ad una seconda che, per chi scrive, sta avvenendo in contemporanea con la stesura di questa difficile recensione). La prima visione di “Face The Raven” non ha fatto altro che farci dire: “ma a ‘sto punto se ne poteva andare tra due episodi, senza tutto sto anticlimax?”. Quando poi ci si sveglia la mattina dopo, pensando a cosa scrivere, un particolare rimane fisso nel nostro cervello: Clara è morta. Una presenza costante di questi 12 sabato sera non sarà più con noi, così come uno dei personaggi più importanti nello stravolgimento di mitologia di questi ultimi anni. The Impossible Girl alla fine ha capito di non essere The Doctor il quale, quando sta per morire, allarga le braccia e si rigenera. All’allargare le braccia, Clara, con sofferenza, sente solo dolore e vede uscire fumo nero.
Non sappiamo se il suo percorso abbia avuto una coerenza (forse mal realizzata), magari individuando nella figura di Danny Pink e della sua improvvisa morte una autodistruttiva mancanza di freni. Sicuramente non si potrà non piangere un simile personaggio, non senza perdere la curiosità sugli eventi futuri del Dottore.
 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Estetica generale dell’episodio
  • Ultime battute di un furioso Capaldi
  • Recitazione di Jenna Coleman
  • Battute sulla figlia di Rigsy
  • “Finalmente” quell’addio che sentivamo sulle spalle da troppo tempo
  • Episodio costruito in maniera conveniente, solo per giungere ad un certo punto
  • Utilizzo quasi inutile di alcuni personaggi prestigiosi, come Ashildr
  • Anticlimax (si sapeva da metà episodio che Clara aveva il tatuaggio)
  • Episodio breve per una scena d’addio troppo lunga: in favore di un maggiore “realismo”, si sarebbe potuto rendere il tutto più improvviso (e doloroso)
  • Troppe voci extra-sceniche hanno rovinato una scena che aveva nella sua potenzialità una certa dose di epicità/tragicità

 

Un enorme binomio: scelta coerente e narrativamente poco usata contro una soluzione inserita a forza in un episodio potenzialmente come tanti altri.
Nella recensione numero 200, per chi scrive (permettete un po’ di auto-celebrazione), si ringrazia più che mai il nuovo sistema di votazione di RecenSerie. Pur continuando ad apprezzare l’andamento di questa nona stagione, con le sue scelte e la sua struttura, non si può, tuttavia, non tirare le orecchie per la gestione di una storia che iniziava già dallo scorso anno a rivelare alcune falle.
Per fortuna non esistono medie matematiche, semplicemente perché non sono voti quelli che esprimiamo. Non si veda la scelta come una bocciatura. Dovendo valutare il solo impatto estetico, non avremmo disdegnato un “Thank”.

 

Sleep No More 9×09 4.0 milioni – ND rating
Face The Raven 9×10 4.5 milioni – ND rating

 

 

 

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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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