Colony 1×02 – A Brave New WorldTEMPO DI LETTURA 4 min

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“Ma va tutto bene, no? Fin quando i tuoi figli hanno ancora un padre, no?”


Colony si è subito presentata come serie drama dalle forti connotazioni fantascientifiche ma un’altra tematica molto caratteristica del serial è il fondamentale spirito utopistico dell’opera.
L’Occupazione ha riportato alla divisione sociale nel mondo, scindendo quelli che sono i collaborazionisti dai semplici cittadini, tra i quali serpeggia la voglia di cambiamento e di un ritorno al passato (proprio per questo esistono Geronimo e la Resistenza). Questo riassemblamento della società è da mettere in relazione proprio al filone di carattere distopico/utopico (tra le fila di questo genere si conta The Man In The High Castle, l’ucronia per eccellenza) che la serie cerca di presentare, riuscendoci decisamente bene. Vengono per l’appunto mostrati i metodi duri attuati dalla polizia (i Berretti Rossi) per la ricerca di persone ritenute pericolose, ricerche che vengono supportate dal costante utilizzo delle sonde aliene che ogni tanto compaiono nell’episodio. Il regime di terrore instauratosi non ha nulla di meno rispetto a quello presentato da George Orwell in 1984.
Relativamente alla connotazione utopistica (meglio definirla disutopistica) dell’opera, c’è da presentare un ulteriore riferimento: il titolo dell’episodio di questa puntata è “A Brave New World” che altro non può che essere un vivo riferimento al romanzo di Aldous Huxley, Il Mondo Nuovo (Brave New World in inglese, per l’appunto).
Un ulteriore dato emerso riguardo al genere della distopia è per lo più un semplice easter egg: il regista dell’episodio (come lo è stato dello scorso) è Juan José Campanella ed il fatto ilare sta proprio nel cognome del regista, dal momento che Tommaso Campanella è stato uno dei primissimi a scrivere del genere utopistico (prima di lui solo Thomas More che aveva coniato per primo il termine stesso utopia, e Platone, che ne aveva scritto ante litteram).

O brave new world that has such people in it. Let’s start at once.”

L’elemento forse più caratterizzante dell’episodio è la “comparsa” della Fabbrica che tanto spesso si è sentita nominare in questi primi due episodi: come è giusto che sia gli sceneggiatori hanno preferito non scoprire tutta le loro carte riservandosi, molto probabilmente, una buona mano per i turni successivi. La Fabbrica ci viene mostrata e, seppur presentando elementi simili a strumenti utilizzati nel mondo reale nei lager (la doccia comune come metodo d’eliminazione di massa, per esempio), non appare esclusivamente destinata alla banale eliminazione delle persone. Cosa sia di preciso la Fabbrica e cosa comporti per le persone che vi giungono è ancora un mistero a cui andrà data una risposta ma, nonostante ciò, la conclusione d’episodio con questo suo piccolo abbozzo è stata ben costruita e presentata allo spettatore, racchiudendo quel mix di vedo-non vedo (e non comprendo) che aumenta solo il desiderio di svelare cosa effettivamente si celi all’interno di quella struttura.
L’elemento della diatriba silenziosa all’interno della famiglia Bowman, inserito sul finire dello scorso episodio, permette agli sceneggiatori di lavorare sulla trama in due direzioni opposte: la prima riguarda Will ed il suo impegno lavorativo per poter tenere in salvo la propria famiglia; la seconda vede la moglie dello stesso Will, Katie, adoperarsi per carpire informazioni che poi cercherà di girare ai suoi contatti nella Resistenza. Al riguardo è da sottolineare il lato decisamente ambiguo svolto proprio dalla Resistenza: la cellula che aveva causato lo scoppio avvenuto nella scorsa puntata, viene rintracciata dai Berretti Rossi che vengono però preceduti, sul luogo del nascondiglio, dal momento che Katie aveva prontamente informato la Resistenza.
La cellula, invece che essere stata salvata o aiutata a scappare, è stata completamente annientata ed uccisa. Ciò, come detto prima, denota un senso di forte ambiguità e controsenso nella stessa Resistenza pronta ad eliminare un gruppo dei suoi pur di non esporsi per salvarli. Certo, “in guerra tutto è concesso” ma la crudeltà con cui si è risolto tale problema è stata forse eccessiva.
Il finale e l’amara scoperta di Will (“Abbiamo una talpa“) creano delle solide basi per aspettarci diversi contraccolpi sia familiari, sia lavorativi nel caso in cui la vicenda venisse indagata fino in fondo.
Rimangono ancora solamente in bozza le sottotrame riguardanti gli altri personaggi secondari, tra cui il figlio di Will e Katie, Bram. Siamo solo al secondo episodio e momentaneamente la cosa può ancora essere considerata come statica, ma è bene che si inizi a dare una scossa anche a questa porzione di trama per non rischiare di intorpidire l’intera storia. Come il freddo pungente dell’ipotermia che parte delle estremità del corpo per poi colpire l’intero organismo.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Josh Holloway
  • Incontro Carlos e Will sull’autobus
  • La Fabbrica
  • Geronimo e la cellula della Resistenza giustiziata
  • “Abbiamo una talpa”
  • Sottotrame personaggi secondari
  • Sarah Wayne Callies
Colony non è partito con la stessa potenza e decisione di Mr. Robot, ma sembra potersi ritagliare tranquillamente la sua dose di attenzioni. E sembra anche meritarseli.

Behind The Wall 1×01 1.36 milioni – 0.4 rating
A Brave New World 1×02 1.26 milioni – 0.4 rating

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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