House Of Cards 4×12 – Chapter 51TEMPO DI LETTURA 4 min

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“For those of us climbing to the top of the food chain, there can be no mercy. There is but one rule: hunt or be hunted. Welcome back.”


Se c’è una frase che meglio sintetizza questa stagione di House Of Cards è “welcome back“, ma contrariamente a come viene posta nella citazione sopra riportata (ossia il bentornato di Frank allo spettatore), in questo specifico caso è da leggere come un ritorno proprio del Presidente degli Stati Uniti. Ed è un ritorno al passato: viene saltata completamente la ridondante e avulsa, in quanto a contenuti, terza stagione, riportandoci dinanzi alla vera essenza di House Of Cards con una trama per niente noiosa e praticamente impossibile da prevedere.
E così è stata anche questa dodicesima puntata.
Ciò che sorprende maggiormente è come il personaggio di Claire sia stato fatto evolvere lungo questa stagione: da una sua posizione dominante della situazione e libera dalle ingerenze del marito (“Chapter 43“), ad una suo successivo ridimensionamento con la ricomparsa di Frank, per poi concludere con il suo ritorno alla veste iniziale di spalla onnipresente, la famosa donna dietro il grande uomo: nello scorso episodio, Claire, è riuscita a calamitare la benevolenza del congresso democratico ed ottenere la carica di vicepresidente. E’ una svolta che ora la colloca come elemento ancora più determinante e fondamentale per l’attuazione delle politiche che Frank ha in mente.

“You might very well think that. I couldn’t possibly comment.”

Frank, ottenuta l’approvazione dell’incarico di vicepresidente per la moglie, si ritrova a far fronte a problemi che sembrano ledere la sua autorità su più punti: OCI (rappresentato dalla cellula di attentatori estremisti che sequestrano la famiglia), dalla figura sempre più imponente del governatore di New York, Will Conway, e dal giornalista Hammerschmidt, che sta ormai raccogliendo le ultime informazioni per sferrare un poderoso colpo diretto verso il Presidente degli Stati Uniti. Molte cose rimangono però, giustamente, nebulose. Ciò che contraddistingue maggiormente questa stagione rispetto alle passate è sicuramente l’umanizzazione in corso del personaggio di Frank Underwoood: vittima prima di un attentato, ora si cerca di tagliarlo fuori dalla corsa politica su diversi piani.
Ma l’axis mundi, il vero fulcro imprescindibile, è la connotazione sfacciata e spregiudicata che il Presidente assume per ogni situazione: è proprio per tale motivo che spodesta mediaticamente la figura del Governatore Conway, sfruttando proprio il sequestro della famiglia Miller. Per quanto concerne Hammerschmidt, ancora un contatto diretto non si è verificato. Ma c’è da stare certi che questo avverrà ben presto, a meno che il giornalista non decida di diffondere il suo articolo senza prima avere un incontro con il Presidente stesso (o con almeno il suo entourage).

“It means you just stepped onto an entirely new playing field. And for your sake, I hope you know the rules of the game.”

Un personaggio con il quale lo spettatore è riuscito ad empatizzare maggiormente, soprattutto nel corso della passata (e riabilitativa) stagione è sicuramente Doug. Il braccio destro del Presidente, da sempre sua spalla in ogni piano legale o illegale che fosse, ha altresì riscontrato una notevole umanizzazione via via che la trama di stagione si dipanava. Ciò che si presenta in questo episodio, il suo approcciarsi in modo simil romantico ad una donna è sintomatico di quanto accaduto nel “Chapter 49“, dove Doug ha ricevuto non un lieve scossone psicologico alla notizia che il padre di famiglia scavalcato nella lista per ottenere un fegato nuovo sia morto. Ma alcune crepe nella sua facciata fredda e distaccata si erano potute riscontrare già nella passata stagione (in special modo nell’episodio 3×13 “Chapter 39“).

“La politica è la scienza dell’opportunismo e l’arte del compromesso.”

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Frank e Claire, un’accoppiata fino ad ora vincente
  • L’introduzione di un nuovo fattore di shock effettivo: il sequestro
  • Il rafforzamento dello scontro mediatico e politico tra Underwood e Conway
  • Il piano di Underwood di affossare il rivale tramite i media
  • Hammerschmidt ed il suo riscatto: risorto come una fenice
  • Prese di tempo sceniche a volte eccessive che a lungo andare appesantiscono, anche se non eccessivamente trattandosi di dettagli e piccolezze
Ad una puntata dalla conclusione di questa maratona, si erge imperiosa la figura del Presidente degli Stati Uniti Frank Underwood. La sua stabilità politica dipenderà dal suo sapersi districare dalla duplice minaccia (terroristica e scandalistica) che lo vede come centro. 

Chapter 50 4×11 ND milioni – ND rating
Chapter 51 4×12 ND milioni – ND rating

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L’Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv, film e lettore appassionato di libri e manga. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell’umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di Recenserie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L’unico uomo con la licenza polemica.

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