Game Of Thrones 6×04 – Book Of The StrangerTEMPO DI LETTURA 6 min

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Dopo la visione di “Book Of The Stranger” ciò che immediatamente salta all’occhio è lo schiaffo che gli sceneggiatori danno in faccia allo spettatore per quanto riguarda il susseguirsi degli eventi.
Lo abbiamo già affermato nelle precedenti recensioni e in questa quarta puntata l’impressione è più che mai confermata; non c’è più tempo da perdere e si procede per arrivare al nocciolo delle questioni. Questo cambio di registro causa due effetti sull’andamento della serie: il primo è indubbiamente positivo, poiché spinge gli avvenimenti ad avere una marcia in più, importante a questo punto della storia; il secondo effetto invece rende alcune storyline fin troppo frettolose e impacciate, rischiando di lasciarsi sfuggire anche qualche buco di trama.
Insomma, se da un lato Benioff e Weiss stanno dimostrando, soprattutto nella scrittura dei dialoghi, di sapersela cavare egregiamente anche senza gli spunti degli scritti di Martin, dall’altro la volontà di non fermare la trama generale ma di svilupparla pienamente, senza ulteriori divagazioni, non sempre appare efficace.

The North remembers.

Protagonisti assoluti di ciò che accade a Nord sono gli Stark: vi ricordate la Sansa delle prime stagioni? Ecco, quella ragazzina viziata e debole non esiste più. La crescita personale della ragazza passa attraverso vicende terribili e crudeli, che non lasciavano presagire alcuna speranza per lei.
Invece Sansa non solo è sopravvissuta a tutto questo, ma è diventata più forte, caparbia e tenace. L’incontro con Jon è stato il momento più intenso di tutto l’episodio, carico di aspettative per la rivalsa di una famiglia, portatrice di determinati valori, dilaniata sotto tutti i punti di vista; in quell’abbraccio abbiamo rivisto Grande Inverno, l’onore di Ned, l’istinto di protezione di Catelyn, il sorriso di Robb.
E a fronte di un Jon inizialmente indeciso sul cosa fare nei confronti di Ramsay, abbiamo una Sansa più che mai determinata, con un ruolo cruciale nell’imminente guerra che si svolgerà nel freddo Nord. Probabilmente anche Rickon avrà un suo ruolo in tutto questo, mentre resta da capire se Bran e Arya si uniranno alla storyline. I flashback a cui abbiamo assistito in “Oathbreaker” presuppongono che Bran stia venendo a conoscenza di qualcosa di importante e il suo destino potrebbe essere legato sia alla guerra contro i Bolton ma anche a quella contro gli Estranei, che ancora non si sono visti ma che sappiamo benissimo essere la minaccia più importante sullo sfondo.
Era quindi inevitabile lo scontro tra  Ramsay e Jon e ai fini di questo, comprendiamo meglio la morte repentina di Roose e il veloce riavvicinamento tra Sansa e il fratellastro. Meno riuscita è la parte dedicata a Davos e Melisandre, soprattutto la reazione del Cavaliere delle Cipolle nel venire a conoscenza di quanto accaduto a Stannis. Ricordando i trascorsi tra l’uomo e la Donna Rossa, ci si aspettava qualcosa di più rispetto al confronto sbrigativo che hanno avuto, soprattutto quando e se salterà fuori il ruolo di Melisandre nella morte della piccola Shireen.

High Sparrow: “Everytime I fell in indulgence, I felt ascendig to something better.
Margaery: “And one day you’re stumbled upon a graveyard, you realized the futility of sin and you’ve decided to embark on the path of righteousness: Book of the Stranger, verse 25.

Ad Approdo del Re è il confronto tra l’Alto Passero e Margaery ad appassionare. Un Jonathan Pryce da brividi, racconta la sua conversione, il proprio cammino verso la redenzione e lo fa citando il Libro dello Straniero, il Dio che nella religione dei Sette rappresenta la morte, l’ignoto e che non viene pregato spesso, soprattutto dai nobili, poiché alla sua figura sono associati gli emarginati.
Il dialogo tra i due è l’anticamera dell’incontro tra la Regina e suo fratello Loras e anche qui, come alla Barriera, è una sorella a dare forza al proprio fratello per cercare di resistere e sopravvivere alla reclusione.
Il pericolo che porta il Credo Militante è più che mai reale, soprattutto in virtù di questo fanatismo imperante che non guarda in faccia a nessuno, come ci rammenta Cersei. Il personaggio dell’ Alto Passero è affascinante proprio per questo, per la sua fede cieca e inossidabile, capace di incutere timore in tutti.
Anche nella capitale dei Sette Regni si affaccia una guerra che vede i Lannister e i Tyrell contro questi seguaci delle fede. L’esito potrebbe non essere così scontato, abbiamo assistito ad un ritorno di una Cersei più decisa ma ancora lontana da quello che era prima della camminata della vergogna e ancora è sconosciuto il ruolo che Tommen avrà in tutto questo.

We make peace with our enemies, not our friends

Torna in grandissimo spolvero Tyrion: dopo tre episodi in cui non si sapeva bene cosa volesse fare, torna a dare dimostrazione delle sue doti migliori, ovvero, quelle politiche e diplomatiche. Sono ancora ben impressi nella memoria i tempi in cui era lui il Primo Cavaliere e finalmente in questo episodio prende in mano le redini della situazione in quel di Mereen.
Il suo approccio Occidentale a quello che è un regno e un modo di pensare totalmente opposto a ciò a cui il Folletto è abituato, potrebbe essere la soluzione all’annosa questione degli schiavi e allo stallo nella gestione della Baia degli Schiavisti. Come fa notare Verme Grigio, Tyrion non sa con chi ha a che fare, eppure il suo accordo con i ribelli, nonostante l’azzardo, potrebbe smuovere le cose soprattutto in vista del ritorno di Daenerys.
La Regina in ben quattro episodi non ha avuto alcuna evoluzione: purtroppo il personaggio si limita, continuamente, a ripetere tutti i suoi titoli altisonanti e in questa puntata si assiste ad una scena già vista ma che oltre alla spettacolarità della sequenza, non aggiunge niente alla psicologia della donna. Sicuramente si è voluti arrivare a risolvere in fretta la sua vicenda a Vaes Dothrak in vista di un risvolto futuro, resta il fatto che al momento oltre all’epicità visiva ci resta ben poco.
In “Book Of  The Stranger” abbiamo anche l’incursione di altri personaggi con risoluzioni che ormai non potevano più essere rimandate per non appiattire i prossimi episodi: così vediamo Theon a Pike e il graditissimo Littlefinger, che non ha mai smesso di muovere le pedine del suo personale Gioco del Trono. In definitiva una quarta puntata dove alcuni avvenimenti fanno da apripista a ciò che deve ancora arrivare, mostrando qualche difetto narrativo di troppo ma compensando con momenti e dialoghi puntuali e precisi. Questa sesta stagione vuole dare una sferzata agli eventi e non ha paura di farlo, le premesse ci sono tutte, bisogna capire fin dove Benioff e Weiss saranno in grado di spingersi senza sbagliare.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Diversi eventi si susseguono per una marcia in più rispetto al ritmo delle precedenti stagioni
  • La volontà di far convergere le diverse storyline
  • L’abbraccio tra Sansa e Jon
  • Il confronto tra l’Alto Passero e Margaery
  • Il ritorno di Tyrion
  • Littlefinger
  • Lo scambio di sguardi tra Tormund e Brienne
  • Alcune storyline troppo frettolose che rischiano di avere qualche buco narrativo di troppo
  • Daenerys ancora una volta risorge dalle ceneri senza aggiungere niente alla psiche del personaggio
Voglia di rivalsa, guerre in arrivo e scontri inevitabili: il momento delle parole è finito, ora si deve entrare in azione, dal Nord ghiacciato fino al fuoco di Essos.
Oathbreaker 6×03 7.29 milioni – 3.7 rating
Book Of The Stranger 6×04 7.8 milioni – 3.9 rating

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Filosofa a tempo perso ed educatrice in tempo utile, Rina gironzola con la sua bicicletta tra le viuzze di una cittadina nebbiosa; esperta conoscitrice del lato misterioso dell'animo seriale, non disdegna quello più trash: da Twin Peaks a Gilmore Girls, da Game of Thrones a True Blood, passando per Sherlock e il Dottore. Si mormora non possa fare a meno del cioccolato, della sua raccolta di cd, di tutti i romanzi di Jane Austen e di parecchi film. Ironica, pungente e romanticamente pignola, è inglese nell'animo.

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